Ich bin ein Scilipoten

Questa foto (pubblicata da Il Post) è stata scattata durante l’ultima seduta per la Fiducia in Parlamento, lo scorso 14 ottobre.

E’ una bella foto. No, davvero, non sghignazzate come quei perfidi della Merkel e Sarkozy. Dico sul serio.

Ha una capacità narrativa molto forte,  a partire dalla scelta efficace di incorniciare centralmente il personaggio tra una tenda e uno stipite. Una scelta ribadita grazie alle differenti tonalità  (quelle calde laterali, quella più fredda centrale) per far emergere il soggetto, come fosse il protagonista al centro di un palcoscenico.

Un attore consapevole della parte che recita, compiaciuto nel ruolo, tanto da sorriderne. E’ evidente che il fotografo gioca ironicamente con la competenza del pubblico, con la nostra capacità di riconoscere l’individuo ritratto e di cogliere in questa inquadratura il senso della sua storia.

Domenico Scilipoti, chi era costui?

I posteri se lo chiederanno e ce lo saremmo chiesti anche noi fino allo scorso Dicembre, quando questo signore emerse dalle nebbie dell’anonimato parlamentare e ci regalò una delle piece più sorprendenti mai scritte dal Vecchio burattinaio per il teatrino della politica.

Che il fotografo ci metta della malizia, ce ne accorgiamo se consideriamo la composizione in termini di volumi. E’ vero che la parte centrale è in evidenza, ma  quelle laterali finoscono per sovrastarla in termini di spazio inquadrato. Il protagonista è lì, infilato in quella fessura del sipario politico che un accidente del fato gli ha aperto.

Un giorno, molto presto, faticheremo a ricordare che, a un certo punto nel racconto della Repubblica, da questo signore sono sono dipesi il destino di un uomo di  Stato, quattro volte Presidente del Consiglio, e del Governo del paese.

La foto racconta questa storia nella Storia, quella di un Carneade di partito assurto agli onori della cronaca, da un giorno all’altro. Il “re dei peones” come lui stesso si è definito nell’auto istant book che si è prontamente dedicato.

Il finale è dietro l’angolo. Forse nella direzione in cui punta il dito. Fuori campo.  Perché la storia di Domenico, anzi “Mimmo” come lo chiama ora il Presidente con familiarità disinvolta, è quella dei quindici minuti di popolarità pronosticati da Andy Warhol applicati alla politica di oggi. Un destino arrangiato, arrangiandosi, perfettamente calato nel nostro tempo. In fondo, ammettiamolo,  ich bin ein Scilipoten.

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