Renzi e il Grande Cocomero

Ogni Halloween, Linus van Pelt aspetta l’avvento del Grande Cocomero, ovvero  the Great Pumpkin che arrivi a portare regali ai bambini buoni durante la notte.

Ogni 31 ottobre,  l’attesa si rivela inutile e Linus, che nelle sue veglie coinvolge Charlie Brown & co, si ritrova deriso e solo, a sperare nell’halloween successivo.

E’ una delle sottotrame cicliche, irresistibili,  dei Peanuts, le cui vicende seguono il flusso periodico, feste comprese, delle stagioni. Forse proprio per questo andamento calendaristico, le loro strip   riescono in maniera così poetica a rendere il senso del tempo che scorre.

Nell’attesa infinita del Grande cocomero, c’è tutto: da Il deserto dei Tartari ad Aspettando Godot. C’è soprattutto la messa in scena del sentimento struggente dell’aspettare qualcosa che anima il significato di qualsiasi felicità umana, dall’infanzia in poi.

Magari, lo troverete incongruo, ma l’altra sera ascoltando Matteo Renzi narrare la sua “sfida politica” al Centro-sinistra ed al paese, mi è sembrato aleggiare sulla convention di Firenze, lo spirito del Grande Cocomero.

Sono anni che una parte consistente degli elettori di centro-sinistra, orfani di quel piccolo grande sogno che è stato all’origine il Partito Democratico di Walter Veltroni, aspettano una leadership, capace di raccontare una storia diversa.

Renzi lo sa e ha scelto di scommettere  sull’invenzione del nuovo. Come ha scritto giustamente Riccardo Spezia, presi uno per uno, sono pochi gli aspetti della convention  di Firenze davvero originali. Renzi si è cucito addosso un patchwork di soluzioni già proposte, di linguaggi già sperimentati, che però nell’insieme potessero essere percepiti dai non “addetti ai lavori democratici” come una novità.

A Renzi non t’interessa essere riconosciuto come politico di destra, sinistra o centro – non a caso ha ribadito più volte che trova le formule superate -.  Renzi vuole essere percepito come “nuovo”,  perché in quella dimensione sa di poter giocare a tutto campo, di poter sfuggire alle strettoie della realtà (crisi economica in primis),  raccontandoci che innovare, vuol dir voltare le spalle al passato sempre.

Poco importa se nel merito si dice poco – lo rileva la semiologa Giovanna Cosenza – è la “novità” che viene elevata a valore. In fondo, quando l’attesa si fa spasmodica qualsiasi zucca all’orizzonte può essere scambiata per il Grande Cocomero.

Se Renzi vincerà la sua scommessa ancora non lo sappiamo, ma è un fatto che – per potergli  credere – come Linus  biosgna fare atto di fede. E a Charlie Brown che gli chiede se l’attesa sarà lunga, lui risponde serafico:

non importa. Qui è tranquillo

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2 pensieri su “Renzi e il Grande Cocomero”

  1. su di lui si legge tutto e il contrario di tutto. però quanto mi garba quando dice che ci vogliono facce nuove in politica e che gli stessi politici devono cambiare aria dove aver fatto la loro parte per un certo periodo! i fiorentini ne dicono molto male… staremo a vedere!

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