Con gli occhi di un cosplayer

L’altra sera guardavo scorrazzare per il piccolo borgo dove abito frotte di streghette e fantasmini che, all’insegna del “Dolcetto o scherzetto?” seminavano coriandoli a forma di pipistrelli e gridolini divertiti.

So che a molti questa ennesima colonizzazione anglosassone dell’immaginario, questa reinvenzione tutta italiana di Allouìn non piace. E anch’io, che sono cresciuto con il mito della mascherina di Zorro a Carnevale, fatico a comprendere il gusto importato di questo happening.

La stessa cosa mi è accaduta qualche settimana fa con le frotte di cosplayer  che affollavano Romics.

Guardate con che sguardo triste ci fissa per esempio il Joker  di questo ritratto, scattato da qualcuno durante l’ultima edizione del festival del fumetto di Roma.

Perfettamente calato nella parte della nemesi batmaniana per eccellenza, così come l’hanno reinventata Cristopher Nolan e il compianto Hith Ledger per Il cavaliere oscuro cinematografico. Il giullare triste, ossimoro narrativo di una follia che non ammette elogi, solo eccessi violenti.

L’infinita arte casalinga e privastica dei cosplayer, i nuovi padroni delle fiere del fumetto e dell’animazione. A passeggiare per i padiglioni della fiera ne incontravi a centinaia, forse migliaia.

Nel loro mondo rutilante e colorato, il fumetto non c’è. Non almeno come lo posso intendere io: un linguaggio che dà forma a una storia, una storia che dà corso a un’emozione, così come accade con il cinema, la letteratura, la televisione.

L’orizzonte narrativo del cosplayer è tutto diverso. Le storie s’indossano: gioco di ruolo, videogioco, carnevale. Il racconto esiste perché ognuno si assume la sua parte. La recita con cerone e maschera.

Ripeto:  fatico a comprendere questo tipo di divertimento, ma d’altronde nemmeno mio padre comprende il mio nell’indossare a 37 anni suonati una maglietta con Mickey Mouse  o Thor (ebbene sì,  ho la sindrome di Formigoni).

Come per l’alluìn de no artri, anche per i cosplayer credo si tratti di un fenomeno culturale da rispettare e studiare. Per capire come cambiano nel tempo le culture del divertimento. E anche quando ci sembrano lontane dal nostro vissuto, dal nostro gusto, chissà che non possiamo comunque scoprire qualcosa di nuovo.

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4 pensieri su “Con gli occhi di un cosplayer”

  1. stessa cosa a Lucca comics questo fine settimana, però, che dire?, devo essere di una generazione intermedia perchè la tentazione di gironzolare mascherata ce l’ho anch’io (e sono terribilmente attratta dallo stile steampunk!)

  2. Ciao, mi chiedevo se ti fossi fermato a parlare con qualche Cosplayer per capire meglio il motivo dei loro travestimenti … 🙂 anticipo una delle risposte che al 90% sento da loro e cioè che gli piace semplicemente interpretare il loro personaggio preferito di un fumetto, di un games, di un catone animato, anime o altro! Semplicemente per molti di loro è un modo per dire grazie ai loro personaggi preferiti! 🙂 Oooppss spero che la foto piaccia, è la mia. 🙂
    Ciao,
    Luciano

    1. Ciao Luciano (e benvenuto da queste parti)
      No, non ho fatto alcun sondaggio. Non v’è dubbio che nel travestimento ci sia anche una componente di omaggio, di partecipazione appassionata, di coinvolgimento emotivo tra fan e personaggio.
      Nondimeno, ricordo al penultimo Romics di aver vissuto momenti d’imbarazzo quando in una saletta ci siamo ritrovati a celebrare il Romics d’oro al Maestro Ivo “KenParker” Milazzo, intervistato da Luca Raffaelli, come soldati asserragliati in un fortino del West, circondato dagli indiani.
      Gli indiani in questione erano folle di goblin, fate, pirati, guerrieri jedi, che all’esterno – giustamente – celebravano rumorosamente il loro happening collettivo… Mentre noi lì dentro, per quello che doveva essere un appuntamento clou della mostra, faticavamo a sentire la voce di Milazzo e Raffaelli.

      Onestamente: credo che ci sia una divisione tra due mondi e due modi di vivere il medium fumetto/cartone. Ma dire questo non è una critica a chi ama il cosplay… Semplicemente è l’annotazione rispettosa di una distanza emotiva che, con tutta la simpatia, non riesco a colmare nei confronti di questi ragazzi o (in alcuni casi) coetanei.

      Però, io sono di quelli che ancora amano chiedersi con leggerezza se “è più forte Hulk o la Cosa”, per cui spero di imparare a conoscere anche questi mondi, se ce ne sarà l’occasione.

      Belle le foto, ma quindi se capisco bene, tratti il cosplay come soggetto fotografico. C’è un progetto preciso o semplice curiosità?

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