3 Novembre, San Toro martire

Non so se la prima serata di Servizio pubblico abbia avuto successo, ma sospetto che anche stavolta il Dio degli ascolti abbia premiato il suo sacerdote più ieratico e incazzoso.

Ho già scritto del linguaggio televisivo di San Michele, della sua capacità storica (ormai) di fabbricante di storie catodiche. Cosa aggiunge di nuovo Servizio pubblico?

I sermoni di Travaglio e Vauro sono quelli de sempre. Anche il maxischermo resiste, aperto sui servizi filmati, pieni di quell’umanità a volte dignitosa e schiumante, altre volte volgare e ottusa, che da sempre alita vita sugli studi televisivi di Mikele Ki.

Studi in cui lui continua a officiare le scalette come messe laiche di una religione civica, indignata e sinistrata.

Forse in più, rispetto al passato c’è un ostentata austerità di rappresentazione. Con i tempi che corrono, signora mia, meglio evitare sontuose scenografie alla Gaetano Castelli. Il distacco dall’opulenta Mamma Rai, si esibisce con i tubi innocenti delle impalcature ben in vista, con gli ospiti inchiodati su scomodissime sedie stile Italia anni 50.

A chi dice che l’esperimento di Santoro è interessante in termini di spazi catodici nuovi, di canali di diffusione, mi viene da rispondere, si vabbeh.  Faccio sommessamente notare che il sor Gianfraco Funari, ste’ cose le aveva già fatte. San Toro ci ha aggiunto la questua, l’elemosina civica che rientra perfettamente nel rito della religione laica.

Che poi fa sorridere che questa formula “falso clandestina”, satellite, più tv locali, più internet, ricordi incredibilmente come tutto era iniziato, tanti anni fa, con un imprenditore di Arcore che spediva la videocassetta del programma a tante televisioni locali in giro per l’Italia, messe in onda a distanza di pochi secondi, per sfuggire alla legge.

E mi fa anche tenerezza, che nella sua idea di aprirsi al nuovo, San Michele schiaffi la brava Giulia Innocenzi, (perché bbbloggger, perché ggggiovane) su una piccionaia telematica dove ella fa i sondaggi tramite feisbuc, per sentire l’effetto che fa alla gggggente dell’Internet.

La realtà, caro Michele, è che il tuo rito catodico, come quello cattolico d’osservanza, resta canonico anche senza il canone. Non ammette deroghe alla modernità, è quello e basta. Dai tempi di Samarcanda.

Tutto questo ha ancora un senso? Viene da domandarselo, mentre faccio zapping dal tuo faccione a quello di Ferrara su La7, ospite del tuo ex allievo Formigli (che prima che il gallo canti etc, etc.) che è bravo, spedito, senza remore. Ma poi, quando si tratta di dare la linea all’esterno dice:

Sentiamo ora il paese reale…

E allora, mi dico, d’accordo, meglio ancora l’originale del replicante. Il programma è finito, andate in rabbia fratelli. A giovedì prossimo.

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