Se il cuore di Scrooge diventasse morbido come un pastello

… Avreste fra le mani la versione a fumetti, anzi per essere precisi bande dessinée, scritta da Rodolphe e illustrata da Estelle Meyrand, del classico racconto natalizio di Charles Dickens.

Forse la narrazione per antonomasia del Natale nella tradizione letteraria.

Ed anche, per la verità, una piccola tradizione  di questo blog, quella di ricordare il giorno della vigilia questa storia di redenzione vischiosa e buon(ist)anelle diverse versioni fumettistiche , cinematografiche, etc.  che continuano a perpetrarne le fortune mediatiche ancora oggi.

A conferma che la forza del plot sta proprio nell’universalità che soggiace alla vicenda, pure tipicamente dickensiana e vittoriana. Universalità di maschere umane, su tutte quella del vecchio, avarissimo, Ebenezer, prototipo di tutti gli arpagoni moderni, compreso l’Uncle Scrooge disneyano.

Soprattutto in questa trasposizione (Scrooge, une chant de Noel), convince l’intuizione di Estelle Meyrand di far specchiare il lettore nell’universalità della narrazione, spogliando la messa in scena da ogni manierismo. Aiutata dai dialoghi sobri dell’adattamento, l’illustratrice di Lione costruisce, pagina dopo pagina, un’architettura plastica di volumi regolari, di forme semplici, di segni minimali.

Le sfumature e le emozioni passano per i pastelli e il colore. Prendete il rosso: la Meyrand lo usa con “pudore” grafico riuscendo al tempo stesso a restituirci il calore dei volti e quello degli sfondi. La Londra dickensiana che l’autrice reiventa è più povera di guarnizioni vittoriane di quanto siamo abituati a (ri)conoscerla sulla pagina o sul grande schermo.

Meno sontuosa di tante altre che l’hanno preceduta, eppure autentica nel restituire l’afflato favolistico del’originale letterario, nel farci percepire, vignetta dopo vignetta, quel senso di speranza che la redenzione di Scrooge continua a trasmetterci, da oltre un secolo.


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2 pensieri su “Se il cuore di Scrooge diventasse morbido come un pastello”

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