Come Caino

Come loro abitudine, Time Magazine e Life propongono le rispettive selezioni degli scatti fotografici più significativi dell’anno che sta per chiudersi.

Dentro ce ne sono di storie: dalla primavera araba agli orrori delle guerre, dai matrimoni dei vip agli accidenti del clima. Una selezione inevitabilmente frammentaria, in cui si alternano violenze visive clamorose  e silenzi struggenti, come quello raccontato nella foto qui di fianco.

Una notte, un cargo, un soldato che guarda e pensa alla figlia lontana. La qualità visiva del racconto è giocata sul contrasto cromatico tra la luminosità/nitidezza del ricordo (“unico”) e la cupezza/indefinizione del presente che appiattisce tutto e tutti nella miseria della guerra.

A pensarci, la cosa curiosa è che questa foto ne ricorda altre molto più vecchie, come quella qui di seguito, dei soldati italiani al fronte, durante la Prima Guerra Mondiale.

Cento anni fa,  il soldato aveva fra le mani le mani un dagherrotipo sbiadito color seppia, oggi può permettersi un tecnologico souvenir lcd. Eppure non è cambiato nulla.

La guerra è una storia sempre uguale a se stessa che continuiamo a raccontarci da qualche millennio, cambiando solo le tecnologie di contorno.

I missili sono diventati sempre intelligenti, gli esseri umani tutto sommato non sono cambiati di una virgola, dai tempi di Caino.

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