Nemmeno per fiction

Oggi fanno venti anni da Mani Pulite.

Vuol dire che ci sono giovani adulti di questo paese, che già votano, e che hanno forse poco chiaro cosa sia stato quel momento per questo paese. E anche se, nel migliore dei casi, se ne sono fatti un’idea, hanno potuto farlo solo grazie a racconti indiretti e frammentari: la politica, i media,  qualche saggio.

Intendiamoci vale per Mani Pulite e vale per tante altre storie vecchie di due lustri. Inevitabilmente, si tratta di  trame “bastarde”, racconti e metà che non fanno più parte dell’attualità, ma non hanno ancora guadagnato le stimmate della Storia con la “S” maiuscola.

Quand’è che avviene il passaggio? Chi lo stabilisce?

Nel caso di Mani pulite, credo che quel racconto sia a tutt’oggi impantanato in un guado tra “ricordo comune” e “memoria  condivisa”. A rievocare gli eventi, ancora si affonda nelle sabbie mobili dei torti e delle ragioni, nella palude degli interessi contrapposti. Le si potrebbero elencare le ambiguità di fondo mai chiarite: l’abuso confuso con il diritto ma anche il privilegio scambiato per garanzia, etc.

Il fatto è che finché non si scende dalla barricate, difficilmente si accetta di mettere a disposizione degli storici i dati per quello che sono. Purtroppo, ci siamo già passati con altre storie italiane: il Terrorismo e ancora prima la Resistenza, per esempio.

Dal punto di vista culturale, è una caratteristica peculiare di questo paese quella di non riuscire mai a fare i conti fino in fondo con il suo passato. Perché oltre che la capacità di raccontarsi, ci vogliono l’onestà e il coraggio di farlo anche a livello d’immaginario.

Leggevo un bell’articolo su Nazione indiana che racconta come, per esempio, la crisi finanziaria sia già diventata negli Stati Uniti spunto per fiction e film, mentre in Europa non è accaduto.

Ecco, pensateci, rispetto a Mani Pulite non c’è un solo film, romanzo, serial che abbia avuto ancora la forza di rielaborare in senso emozionale gli eventi e la loro portata collettiva.

Dico “forza” ma continuo a pensare alla parola “coraggio”, quella che avevano invece, tanti anni fa, autori come Pietro Germi o Francesco Rosi. Per paradosso l’espressione Mani pulite  l’ho ascoltata, molto prima di Mario Chiesa, nel suo film Le mani sulla città , dedicato al sacco edilizio della città di Napoli, alle incredibili convivenze tra potere politico, camorra e interessi economici.

Un film del 1963. 1963: chiaro?

 

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2 pensieri su “Nemmeno per fiction”

  1. Credo che uno dei problemi italiani sia il fatto che ancora non siamo fuori da “mani pulite”. Molti dei protagonisti di quelle vicende non sono semplicemente ancora in circolazione, ma hanno ancora troppa influenza nella vita del paese. Ci vuole coraggio per addentrarsi in una fiction che parli di vicende ancora così presenti nella nostra vita: molto più facile scrivere trame dal romanticismo spicciolo per personaggi di secoli passati, e se proprio si deve pensare ai giorni nostri, meglio che il grande pubblico si ripieghi su improbabili vicende familiari dove l’amore trionfa e non esiste un solo problema che una bella famiglia italiota non sappia risolvere…

    1. E’ un fatto tutto nostro. Tutto italiano.
      Non sono riuscito a mettere il link all’articolo di nazione indiana, lo trovi qui:

      http://www.nazioneindiana.com/2012/02/03/di-cosa-scriviamo-quando-scriviamo-di-crisi-breve-saggio/

      In effetti qualche opera che coglie lo spirito dei tempi (penso al Portaborse di Daniele Lucchetti) c’è stata ma, inevitabilmente, chi ha tentato quella strada si è visto piovere addosso le accuse di ideologia.
      Il punto è che, per forza di cose, un racconto è “una storia di parte”. E come dici, finché le parti sono ancora in gioco, è difficile narrarle.
      Però altrove accade. E allora, con serenità, dovremmo ammettere che è una delle nostre tante anomalie, di una certa cattiva coscienza che ci portiamo dentro.

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