Effetto Paperica

Da piccolino, quando “l’hannodettoallativvù” era ancora un valore per me, c’era un giornalista del   telegiornale di cui  non perdevo un solo servizio dedicato al fumetto e all’animazione.

Accadde un sabato  che gli sentii recensire Fuga dal mondo dei sogni di Ralph Bakshi in uscita in quei giorni sugli schermi italiani.

Il giornalista ne parlò benissimo e io, incantato, mi precipitai il pomeriggio stesso a vederlo, con i soldi della paghetta settimanale.

Diciamolo chiaro: la pellicola era/è una ciofeca mostruosa, nonostante l’avesse fabbricata un abile artigiano dell’animazione non disneyana. Ma quello che mi sorprese davvero, fu ritrovare  il giornalista del TG, seduto due file avanti a me nel cinema.

Fu la più grande delusione di quel pomeriggio, ancor di più che essermi svuotato le tasche per un pessimo film. Scoprire che si poteva parlare di qualcosa senza nemmeno conoscerla.

Ho raccontato questa bazzecola non per fare le pulci a un critico professionista. Non è mia abitudine dare giudizi sommari sulla professionalità altrui. So, per averlo provato io stesso nel mio lavoro, che la routine, il mestiere, i troppi impegni, a volte portano a fare le cose per quello che si può e non per quello che uno vuole.  

Ma in seguito a quell’esperienza ed altre maturate nel tempo, mi sono detto che, se mi fossi trovato a scrivere di opere altrui, per hobby oppure pagato, avrei cercato di farlo comunque con onestà.  Con tutti gli strumenti che la mia formazione, la mia esperienza, la mia sensibilità, mi offrono.

Senza alcuna ambizione di definire (in maniera assoluta) ciò che è “brutto” o “bello”,  semmai per cercare di capire cosa rende bella o interessante una cosa ai miei occhi. Lo faccio per un intimo bisogno, di “smontare il congegno” come ha scritto bene Umberto Eco. Di capire meglio quello che vedo, che leggo, che ascolto.

Ma se cerchi di fare tutto questo con onestà, inevitabilmente, a volte ti confronti con cose che non funzionano. E in quei casi che si fa? Il celebre giornalista in questione ha affermato che, se un’opera non lo convince preferisce non parlarne. Eccesso buonista? Chi lo sa. D’altronde, ripeto, lui il critico lo fa di mestiere. E il mestiere ha le sue logiche.

Personalmente penso che che ci sia del buono anche a parlare delle cose che non funzionano. Penso che serva comunque. Come mi è capitato di fare qui, parlando di Tex e di Claudio Nizzi.

4 pensieri su “Effetto Paperica”

  1. condivido in pieno la tua riflessione. analizzare, smontare, porsi dei perchè immagino faccia parte della dotazione mentale degli esseri umani – ha usato di proposito immagino perchè ritengo ci sia gente che non sappia neppure dove sta di casa il porsi in ” modalità pensare “, anche se il troppo riflettere, a volte, può essere controproducente. spesso mi capita di parlare tra me e me ad alta voce, farlo mi aiuta a capire meglio. se riesco a parlare della stessa cosa – in bene o in male – con qualcun altro o a scriverne, per quanto interesse può muovere in altri la mia riflessione, mi aiuta a capire meglio.
    sempre disponibile a leggere il ” marco pensiero “!🙂

  2. Sicuramente serve, e mi pare anche una cosa giusta, parlare di qualcosa che a noi personalmente non piace; chi legge può trovare una risposta ai suoi dubbi oppure può avere un aiuto di fronte ad un’indecisione. L’importante, a parer mio, è di fare sempre tutto con onestà ed in modo obiettivo, senza l’intenzione di offendere nessuno. Dopotutto il bello è soggettivo e non si può piacere a tutti.

    Un saluto

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