E poi ti racconterò di lui

Sai, cucciolo, quando sarai più grande è possibile che ti chieda perché il papà ogni tanto, guardando la tivvù o ascoltando la radio, strabuzzi gli occhi,  cacci urlacci  di dolore o sfoggi sorrisi da miracolato.

Spiegarti cosa vuol dire tifare sarebbe complicato.

Preferirei che tu lo scoprissi da solo, come è accaduto a me  tanti anni fa, quando scelsi una squadra con la maglia a righe bianche e nere che giocava allostadioComunalediTorino.

All’epoca allostadioComunalediTorino era per  me un posto mitico, imprecisato nel cosmo, come la Stella di Vega.

Vivevo in una famiglia di atei del Dio Pallone. Fui folgorato da una parata di Dino Zoff e scelsi, semplicemente, la squadra per cui giocava il portierone della Nazionale.

Non so se avrai la stessa libertà. Non so se resisterò ancora per molto alla tentazione di regalarti  una magliettina bianconera numerodieci a misura di lillipuziano.

Numerodieci perché con quella maglia ho visto giocare tanti grandi campioni: Boniperti, Platini, Baggio e un ragazzo che entrò in campo, un giorno, diciannove anni fa.

Aveva la mia stessa età. E già questo mi suonava strano. Ero abituato a guardare i calciatori con il nasù all’insu, con la sensazione di veder volare Superman.

L’effetto Superboy  non era contemplato. Superboy è uno come te e, quando lo incontri, non puoi più far finta che il calcio sia un’altra dimensione. L’ho già scritto, quel ragazzo che ero io, che erano tanti come me, è diventato negli anni:

la nostra ombra di Peter Pan appesa sul prato verde

O come oggi ha scritto Giuseppe Civati

è durato una generazione intera. Che è la nostra. E non è questione di calcio. O, almeno, non solo di quello.

Ma per capire il senso di tutto questo, maglietta o non maglietta, non basterà quello che dirò o farò io. Dovrai scoprirlo da solo, perché  le passioni assolute nascono così.

E se rimarrai fedele all’ossimoro calcistico di quelle bande bianche e nere, sarà perché te ne sei innamorato a forza di numeridieci, come accaduto al tuo papà.

Forse quel giorno, avrai voglia di conoscere altre storie della Vecchia Signora. Forse mi chiederai di raccontarti chi è il campione che mi ha più emozionato.

Allora io farò un respiro profondo. Penserò a Platini, Baggio,  Zidane,  Scirea,  Trezeguet e poi ti racconterò di lui.

Alessandro Del Piero.

2 pensieri su “E poi ti racconterò di lui”

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