La Parata

C’è chi si sente italiano a guardare la parata dei soldati e chi si riconosce italiano solo quando le parate le fa il portiere della Nazionale di calcio. Ma, a volte, ci sono micro-storie che ti ricordano che questa roba chiamata “paese” è anche altro.

Ecco , per esempio, ho nell’orecchio il racconto di un amico, originario di un paesino abruzzese,  XXX. Uno di quelli colpiti dal terremoto del 2009.

All’epoca, la gara della solidarietà portò a XXX persone di tutta Italia. E il lascito non fu solo derrate alimentari, denaro, braccia per scavare in mezzo alle macerie di una comunità ferita. Furono gesti disinteressati e parole di conforto che ti toccano il cuore. Quelle cose che fanno nascere amicizie capaci di resistere a qualsiasi grado della Scala Mercalli.

Alcuni degli uomini di buona volontà che nel 2009 arrivarono in Abruzzo venivano dall’Emilia, da quelle zone che, pochi giorni fa per uno di quegli scherzi del destino che non fanno ridere, si sono ritrovate il terremoto sotto i piedi.

Il mio amico mi racconta che, appena avuta la notizia, alcune persone di XXX siano partite in auto in autostrada per raggiungere l’Emilia.

E non so so quanti chilometri di strada separino XXX da Finale Emilia. Anche se fosse una sola auto, mi sembra che valga un grande corteo. Anzi una grande parata.

La più bella che si può permettere un paese civile.

Nota bene

Questo post è stato pubblicato il 1 giugno e modificato l’11. E’ accaduto che, all’inizio avessi citato il nome del paese in cui la storia si svolgeva e qualcuno mi ha scritto per smentirla (guardate i commenti qui di seguito). Pare che a XXX si sia scatenato addirittura un dibattito sulla vicenda.

A quel punto, sono stato tentato di rimuovere l’intero post per evitare ulteriori polemiche ma non mi sembrava corretto, perché in effetti pare che qualcuno sia partito dal paese in questione. Forse troppo pochi per definirli “parata”, ma abbastanza perché questa storia circolasse e arrivasse da queste parti.

Così credo tutto sommato di doverla lasciare qui senza nomi propri di paesi e cittadinanze risentite da gesti generosi che qualcuno ha fatto o forse no. Chi lo sa. Ognuno giudicherà come vuole.

5 pensieri su “La Parata”

  1. Buongiorno. Scrive una bella storia, che mi piacerebbe circostanziare. Ho profondi legami con questo piccolo paese dell’Abruzzo ed ho anche preso contatti solidali con la terra emiliana, con coloro che hanno aiutato nel 2009. Non ci risulta che da XXX sia partito nulla: non a livello amministrativo, non a livello di gruppo di volontari riconosciuti, non a livello di Proloco, sui liberi cittadini (è forse più difficile scoprirlo)…neanche…le notizie nel paese sono sempre sulla bocca di tutti e si sanno. Vorrei veramente saperne di più da parte del suo amico…potrei ricredermi e capire che non tutti i sentimenti sono morti.
    Lucia

    1. Come risposto in privato, ho dato i suoi riferimenti all’amico che mi ha raccontato la storia. Deciderà lui se contattarla o meno. E come risposto in privato, ripeto che anchese una sola persona di XXX fosse partita, sarebbe un bel gesto. Tutto qui, senza ulteriori giudizi o commenti.

  2. Ben fatto Marco.
    La storia ha dato i suoi frutti si è insinuata come un seme in una piccola comunità montana, dove tutto sembra silente ed immobile, eterno, ma dove qualche seme ancora germina tra i sassi. Il parlarne arricchisce. Alcuni di noi sono gli attori della “parata” di cui ha parlato.
    Quando abbiamo chiamato all’indomani del terremoto quegli stessi volontari emiliani che erano arrivati di notte nel piccolo paese dell’Abbruzzo, carichi di beni di prima necessità, si sono commossi dicendoci: “chi più di voi può capire”. Alcune persone tra noi sono in attesa di partire, hanno dato i loro nomi per lavorare nelle tendopoli, deve arrivare la chiamata. Si sono raccolti dei fondi, piccole somme, che escono dai sacrifici, ma che valgono tanto: rappresentano il senso della speranza delle “brave persone” che vogliono ancora credere di poter aiutare e soprattutto che la solidarietà non sia più una parola vuota in questa nostra Italia smarrita ed annichilita. Vogliamo soprattutto credere che il nostro denaro sia usato da altre “brave persone”.
    Grazie per le storie che ci regala.
    Lucia

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