Pane e cioccolata, senza biscotto grazie

Sarà che ho praticato due anni il mestiere d’emigrante oltralpe. E vabbeh, che la valigia di cartone non c’era, che non coltivavo i limoni nella vasca da bagno, ma lo devo ammettere.

Qualche volta, lontano da casa, ho sentito quella provinciale nostalgia per la pizza bianca “al taglio” del fornaro de Roma, per il conforto di un civile bidet nella sala da bagno, per un cucchiaio d’olio d’oliva che sia d’oliva e non “al gusto di”.

E sarà che le buffonate del porno-nano all’estero mi d’indignavano il doppio per via di quei sorrisi di sufficienza che  i mangiaformaggi mi ci addizionavano sopra.

Sarà come sarà, ma io quando gioca la Nazionale di calcio, mi sento sempre come Nino Manfredi in Pane e Cioccolata. Intendiamoci: è legittimo che a tanti concittadini non freghi una cippalippa di undici scemi in mutande (etc., etc.), ma non riesco a capire la controretorica stucchevole di chi nella vigilia della partita ci dipingeva come “la solita italietta”.

“Se ci stanno i Cassano e i Balotelli in nazionale”. Sono problemi nostri, certo. D’altronde mi inquieto di più quando certe sparate ignoranti e bigotte le fanno i politici che ci governano, invece che bulli mal cresciuti, capaci di pensare bene solo con i piedi.

Anche tecnicamente, questa squadra non è che finora abbia fatto vedere chissà che qualità.  Sicuramente, avrebbe avuto ragione  Luca Sofri se ieri sera ci avessero buttato fuori dall’Europeo:

La verità è che l’Italia ha due punti, e il suo valore a oggi è due punti, e ieri ha buttato via una partita che poteva vincere bene, con modalità di inettitudine e mediocrità che non sono nuove alla storia della Nazionale.

E che se non passerà il turno sarà solo per colpa di questa sua inettitudine, e non per presunti e vittimistici “biscotti” altrui (tutti da dimostrare, peraltro).

Ma se la retorica patriottarda del “al lupo, al lupo” o meglio al “biscotto, al biscotto”, era sbagliata, altrettanto eccessiva (e un tantinello snob) mi è sembrata la fiducia esterofila, dimostrata da Sofri e da tanti, nello spirito decoubertiano altrui. Come se oltre confine, abitassero solo anime candide. Come se non ci fossero stati in passato casi evidenti in cui siamo stati sportivamente fregati da “li artri popoli ciovili”, come avrebbe detto Trilussa.

Significa non sapere cosa è avvenuto per esempio in Cile nel 1962 o in Corea quarant’anni dopo. Significa far finta – non si sa perché – che gli altri siano puri come gigli di campo, sì come no. Non dico che dobbiamo denunciare tutto questo come se stessimo parlando di Sacco & Vanzetti ma, porca miseria, un poco di rispetto per noi stessi non guasterebbe.

La realtà è che non ce lo saremmo meritati il biscotto. Semplicemente, perché nessuno se lo merita. Perché non è sportivo.

Ho l’impressione che a forza di sguazzare nel fango del Paese “reale”, di cui c’è poco di cui andare fieri ovvio, alla fine perdiamo di vista che esiste anche un Paese ideale.

L’idea di Paese che ognuno di noi dovrebbe avere il dovere e il diritto di portarsi dietro, quando per ics motivi toglie le tende, cervello compreso, e va altrove. Il grande paese che potremmo essere, perché siamo migliori di così. E migliori, di sicuro, del modo in cui ci raccontiamo.

4 pensieri su “Pane e cioccolata, senza biscotto grazie”

  1. Però resta il fatto che il biscotto era possibile solo perché noi abbiamo pareggiato con la Croazia. Chi ha criticato la paura da biscotto non lo ha fatto per una snobistica fiducia nello spirito decubertainiano altrui, ma per stigmatizzare l’ennesimo caso in cui l’italiano si guarda bene dall’assumersi le proprie responsabilità

    1. Cioé vale stigmatizzare la nostra mancanza di senso di responsabilità ma non stigmatizzare (l’eventuale) mancanza di sportività degli altri? Mi sembra un controsenso.
      Semmai il discorso da fare era un altro: aspettiamo di vedere come va, e poi (eventualmente) ci lamenteremo.
      Ripeto a me la campagna “al biscotto, al biscotto” non è piaciuta, ma nemmeno quella “ricordati che sei una merda”, perché nell’occasione non ci siamo comportati diversamente da come si sarebbero comportati gli altri. A parti invertite, mezzo mondo avrebbe denunciato il rischio degli italiani intrallazzoni (immagino già la copertina di Der spiegel o del Sun inglese) che si aggiustano la partita finale. Se lo facciamo noi è mancanza di senso di responsabilità? Bah.

  2. Guardo rarissimamente… o quasi mai una partita di calcio.
    Vivo ormai da molti anni in Svizzera e ho vissuto o ben capito il tuo pensiero e il rapporto con “pane e cioccolata”, non solo, ma all’inizio, molti anni fa, la “nostalgia” era non male.
    Oggi soffro nel vedere una partita come quella di ieri. La mia sofferenza è per la speranza che la mia patria vinca, ma anche perché non riesco a capire come si possa essere patrioti solo quando gioca l’ITALIA.
    Perché non essere un po’ patrioti anche nel governare?

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