C’eravamo tanto esodati

La storia è partita a dicembre 2011, con il decreto “Milleproroghe”, quando facemmo conoscenza con una specie di cui  Charles Darwin e Piero Angela ci avevano colpevolmente taciuto l’esistenza sino ad allora, gli esodati:

La riforma Fornero si è preoccupata di mantenere in vita le regole previgenti per quelle persone che, poco prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina, avevano accettato di lasciare il lavoro o erano stati licenziati. Per questi soggetti si è ritenuto opportuno garantire la pensione secondo i requisiti preesistenti, ma è stato stanziato un quantitativo predefinito di risorse, e quindi non tutti accederanno al beneficio.

Trattasi, in pratica, di organismi stanziali che dopo aver occupato per anni fabbriche, uffici, botteghe, scuole, etc. si preparavano a vivere il proprio personale autunno, ritirandosi al sicuro nelle loro tane con una serena pensione e un plaidino sulle ginocchia per l’inverno.

Ma il saggio governo dei tecnici e dei grilli contanti si era reso subito conto che il plaid era corto un poco per tutti. Che un certo tot li si poteva “salvaguardare”  ma mica tanti.

E allora? E allora ci pensò il ministro Fornero a chiarire il numero esatto: mi voglio rovinare, signora mia, 65.000 e non se ne parli più. Salvo continuare a parlarne, perché  i numeri tornavano solo a lei. E manco precisi, tanto  da dichiarare il 3 Aprile ripresa da il Sole 24 Ore:

Sembra facile ma non lo è affatto trovare i numeri degli esodati

Come si suol dire? Dai nemici mi salvaguardo io, dai Tecnici mi salvaguardi Dio.

Comunque, il 12 aprile, le nebbie sembrano finalmente diradarsi al Ministero del Lavoro che fa diramare la nota, ripresa dagli organi d’informazione, in cui la stima dei “salvaguardati” è confermata a quota 65.000 persone. L’Italia tira un sospiro di sollievo:

il lavoro dei tecnici è stato guidato dall’obiettivo di evitare che lavoratori in prossimità del pensionamento si trovino senza reddito e senza pensione, nonché ispirato dai criteri della trasparenza e dell’equità, al fine di evitare disparità di trattamento fra situazioni analoghe.

Non tutti però sembrano pensarla così. Il balletto di cifre è in realtà appena iniziato. Bonanni, Camusso, Mastropasqua… Ognuno si sente in diritto di dire la sua, in una babilonica confusione di numeri che, ad essere scaramantici, andava ampiamente sfruttata nelle giuste sedi di Lottomatica. Finché, il ministro Fornero torna a sbottare risentita: qui l’unica autorizzata a dare i numeri sono io.  

E infatti il  18 giugno il Corriere della Sera riporta la sua dichiarazione:

inizialmente una prima stima era di 50.000 unità, noi l’abbiamo portata a 65.000 per avere un margine di flessibilità. Ci siamo accorti dopo che c’erano altre persone ma per loro il problema non è immediato e richiede una ricognizione e un individuazione dei criteri…

Qui il respiro di sollievo diventa un enfisema polmonare. E solo poche ore dopo, veniamo informati sempre dal signor ministro, che sui numeri ci va cauta, ma quanto a dichiarazioni pubbliche non si risparmia, che:

i lavoratori da salvaguardare, oltre i 65.000 già previsti dal decreto del Governo, sono 55.000.

A riassumerla questa storia, ammesso che sia giunta alla fine davvero, mette a dura prova l’antico adagio: la matematica non è una  opinione. Nella grande fabula della politica tutto è discusso e discutibile. Ha ragione il signor ministro quando ci ricorda di non aver mai mentito in questi mesi.

E infatti, quello che manca in questa vicenda non tanto è il rispetto per la verità dei numeri, quanto quello per la dignità delle persone.

Un pensiero su “C’eravamo tanto esodati”

  1. se ci fermiamo a pensare che tra breve, per il ventilato ” progetto ” tagli alla spesa pubblica di esodati ce ne saranno ancora, viene la voglia di picchiare qualcuno/a e di santa ragione!

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