Occupy Batman o degli affetti speciali

Ventitré anni.

Ventitré anni fa uscivo da una sala cinematografica con gli occhi colmi di emozione per il Batman di Tim Burton.

Era la prima volta che trovavo, finalmente, un film tratto da un fumetto, capace di conquistarmi. Superman? Spiderman? L’Hulk della tivvù? Pfui! Fino ad allora nessun effetto speciale mi aveva restituito le emozioni disegnate delle vignette.

Burton invece c’era riuscito e, con il tempo, credo di aver capito perché.

Ci ho pensato l’altra sera, a ventitrè anni di distanza, uscendo da un’altra sala cinematografica, reduce da un altro Batman, quello intenso di Christopher Nolan, terzo e conclusivo capitolo della sua trilogia dedicata al paladino di Gotham.

Il confronto tra le due interpretazioni dell’Uomo Pipistrello è quasi impossibile. Diversissimi gli stili, la sensibilità gli obiettivi. Diversissimo il contesto. Eppure una somiglianza  la vedo: non ovviamente negli esiti espressivi, quanto invece nella capacità di interpretare nella “giusta” maniera i rapporti tra i medium.

Sia Burton sia Nolan, a mio avviso, non sono caduti nell’errore compiuto da tanti loro anche illustri colleghi, di voler portare il fumetto il cinema, cioè di restituire in celluloide mondi e personaggi nati dalla cellulosa, come fosse un’equazione esatta, risolvibile a botte di effetti digitali.

Burton e Nolan, da prospettive diverse, hanno invece portato il cinema al fumetto, ovvero narrato con la loro poetica visiva il personaggio di Batman. Non hanno preteso di tradurre un‘immagine, ma semmai d’interpretare un immaginario.

Che poi gli aficionados del paladino incappucciato, i filologi di Wayne Manor, gli esegeti di Bob Kane e Frank Miller, abbiano avuto ed abbiano comunque da ridire, questo fa parte delle cose. Tradurre è sempre tradire, anche se lo fai bene.

Il punto è che Burton, per un verso, e Nolan per l’altro sono comunque riusciti a darci racconti credibili dell’Uomo Pipistrello.

Burton, all’epoca, lavorò per addizione. Prese l’intera tradizione del personaggio e la contaminò con la sua visione personale. C’era dentro tutto. Il Batman affilato delle origini disegnato dal puntito Bob Kane; il Batcamp con pancetta catodica interpretato da Adam West; il Batcartoon  edulcorato e infantile di Hanna e Barbera;  il Batdark oscuro plasticamente scolpito da Neal Adams nella china. Tutto contaminato con l’Espressionismo tedesco, Walt Disney ed Alfred Hitchcock. Tutto e il contrario, compresa la colonna sonora di Prince (?!).

Ne venne fuori un Batman fiabesco, neogotico e pop, a tratti persino lirico (soprattutto nel secondo capitolo della saga).

Nolan ha compiuto l’operazione opposta: per sottrazione. Ha scavato dentro le incrostazioni mediatiche, dentro le centinaia di versioni a fumetti, a cartoon, televisive, ed è tornato ab origine, al mito nella sua essenzialità (in questo senso ho trovato anche centrata la lettura “simbolica” di Andrea Bramini su Lo Spazio Bianco). La storia di un crime fighter urbano e disperato, (s)perduto in una lotta tra bene e male.

Bene e male sono entità definite con molta precisione ideologica da Nolan. Ha ragione Roberto Recchioni quando dice che si tratta di una trilogia politica, anche se non sono così convinto di rintracciare in questa visione, una così  chiara matrice fascista, come invece fa il creatore di John Doe. Ma di questo si potrebbe discutere a lungo.

Certo è che questa versione di Batman/non Batman così dura, spietata, sporca, parla del nostro tempo e delle sue contraddizioni con grande efficacia. E’ un Batman documentaristico, geopolitico, apologetico. E’ l’unico Batman che ci meritiamo in tempi di crisi.

Anche se, personalmente, non posso che ripensare con nostalgia all’emozione di quel primo Batman di Burton, al senso favolistico di quel buio in sala, a quel logo dorato di ventitré anni fa.

Ventitré anni. Un tempo lungo che sembra passato in un secondo. Un battito d’ali di pipistrello.

6 pensieri su “Occupy Batman o degli affetti speciali”

  1. se potessi cliccare a raffica sul “mi piace” lo farei! analisi condivisibile in toto (anche se non ho visto il Batman di Burton al cinema, 23 anni fa, ma a quei tempi i miei si ostinavano ancora a credere di aver messo al mondo una figlia femmina, e non mi portavano a vedere certi film…)
    p.s. Però quest’ultimo episodio non mi ha convinto per niente: secondo me Nolan ha voluto metterci “troppo” di tutto, riprendere saghe diverse con finali diversi, e appiccicarli insieme lasciando aperte tutte le possibilità immaginabili e strizzando l’occhio a tutti i nerd in sala. Bane nel finale ridotto ad una parodia un po’ emo… e dire che i primi 2 episodi della saga mi avevano entusiasmato assai…

  2. … Pensa che ho trovato bimbi di sei anni all’ultimo nolan e mi sono chiesto come si fa a portare un bambino a vedere una cosa del genere.

    Grazie per i complimenti. Sul giudizio del film di nolan, non sei la prima che mi fa questi appunti. E in parte li condivido: nel senso che il film è pesante, a volte pedante per come la vedo io. Però penso anche che sia il più “nolano” della trilogia: quello in cui il regista ha riversato la sua visione del personaggio, in maniera autentica.
    Ripeto: non è la mia visione, ma rispetto la complessità e la ricchezza dell’interpretazione. E se ripenso a certe recenti ciofeche supereroistiche per cui sono stati sperperati miliardi di produzione cinematografica e che hanno fatto pure il botto al botteghino, beh mi dico: avercene di nolan. Magari.

    1. ho trovato anch’io un ragazzino con genitori in una sala semivuota all’ultimo batman. li ho visti tutti i batman. il primo per via di burton, gli altri per via dei figli. l’ultimo con consapevolezza, anche se, devo dire, meno godibile del primo al quale rimango affezionata. bellissimo post, marco!

  3. Bella analisi, Marco. E sono d’accordo sulla diversa visione dei due cineasti e sul fatto che quello di Nolan, in particolare, sià quello che rispecchia di più questi tempi di crisi. Il Batman di Nolan non mi è affatto dispiaciuto, ma quello di Burton mette in campo altri sapori. Per molti versi più giusti, più raffinati.

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