Quel che so dell’affare “Dreifiuss”

Lo cantava il Poeta  anni fa

 una notizia un po’ originale/non ha bisogno di alcun giornale/

come una freccia dall’arco scocca/vola veloce di bocca in bocca.

La calunnia  è una storia  che nasce quasi sempre esile per poi crescere nel tempo, alimentandosi oltre che della balla, anche di ciò che la balla innesca. Mi viene in mente , in queste ore, leggendo il delirio mediatico scatenato dall’affaire Sallusti.

Non che abbia granché di originale da dire, ma una considerazione banalotta mi è mancata tra cumuli di articoli, editoriali, dichiarazioni, post, letti in queste ore. Una semplice domanda: ammesso che, per un reato di diffamazione, una norma  che preveda il carcere come sanzione massima sia spropositata , quale dovrebbe essere invece la corretta soluzione?

Tutti, in particolare i colleghi del direttore Sallusti, sembrano convinti che la sanzione pecuniaria dovrebbe bastare, magari aumentata. In pratica, io (giornalista)  sputtano Tizio sulla piazza mediatica, magari in buona fede perché la fonte della notizia era sbagliata, magari in cattiva fede già sapendo che sto dicendo una falsità. In entrambi i casi, Tizio per controbattere sarà costretto a smentirmi sulla pubblica piazza rivolgendosi ad altri giornalisti che siano disponibili ad ascoltare, verificare (magari) e poi riportare la sua versione dei fatti.

Se poi, oltre a ristabilire una verità mediatica, Tizio volesse anche pretendere un risarcimento per lo sputtanamento subito, sarà costretto a querelarmi, portarmi in tribunale, dimostrare in quella sede il mio errore e, comunque, aspettare diversi gradi di giudizio (per gli standard della nostra Giustizia, significa a volte aspettare anni) per ottenere soddisfazione. Soddisfazione che, secondo i giornalisti, dovrebbe appunto essere di tipo esclusivamente economico, per cui il deficit d’immagine che il calunniatore ha causato verrebbe colmato dagli sghei.

Per arrivare a quel risultato, però, Tizio di sghei ne dovrebbe aver tirato fuori già parecchi di tasca sua in avvocati, carte bollate,  tempo sacrificato a dimostrare la sua innocenza. Magari poi li riavrà, ma intanto doveva averli in tasca quando è stato diffamato. E non si ferma tutto ai denari: pensate a qualcuno che non possieda  i mezzi culturali e sociali per rivendicare la sua innocenza, come invece ha fatto, nell’affaire Sallusti, il diffamato. In quel caso, quante possibilità ha Tizio di  riavere quello che gli hanno tolto in termini pubblici e privati? E quanto tempo sarà passato?

Sono quesiti che il dibattito di queste ore non tocca. Semplicemente perché sono temi che non riguardano le persone che animano la narrazione collettiva, la storia mediatica della vicenda: giornalisti, avvocati, giudici, politici. Tutte persone che, qualunque cose accada, non fanno fatica a staccare assegni per dirimere le questioni o che, nella loro rubrica, non fanno fatica a trovare il numero di cellulare di altri giornalisti, politici, avvocati, giudici, etc per chiedere aiuto. Possono parlare di diritti, ben sapendo che per loro saranno sempre tutti a disposizione, qualunque sia la norma, qualunque sia il reato.

Soprattutto, sembrano far finta di non sapere, nel ribadire che il carcere è una pena spropositata, quanto sia spropositato, enorme, grave, il reato in questo caso. Perché, non nascondiamoci dietro un Dreifiuss, in una società in cui la vera ricchezza sono le informazioni, si può rovinare la vita degli altri anche così. Con una parola avvelenata.

p.s.

Mi suggeriscono dalla regia che forse  l’ironia della dicitura “Dreifiuss” nel post non sia chiara. Spieghiamo: Dreyfus si è firmato il garbato autore dell’articolo diffamatorio da cui origina la vicenda, citando  l’affaire Dreyfus… Un caso storico di persecuzione giudiziaria che però  ha poco a ben vedere con la vicenda recente. Per questo mi sembrava più corretto sporcare la dicitura originaria in una pronuncia maccheronica all’italiana, più consona al becerume dell’articolo in questione.  

6 pensieri su “Quel che so dell’affare “Dreifiuss””

  1. sei convinto che persone come sallusti – arroganti per amicizie e per indole – siano capaci di scuse? probabilmente, con tutta la sicumera che gli derivava dalle conoscenze ” altolocate ” del governo precedente non poteva immaginare una simile conclusione. e andare a smanettare su una faccenda così privata come quella dell’aborto di una tredicenne merita una condanna, anche due!

    1. Ti dico con sincerità Mizaar che di Sallusti mi interessa poco. Mi sorprende invece che tutta la classe dei pennivendoli si sia mobilitata come se fossero in gioco la libertà d’espressione o il sistema di diritto. Mi sembra che le cose stiano, con tutta evidenza, diversamente.

      1. purtroppo di sallusti abbiamo parlato oggi a tavola e devo dire che il coniuge era propenso a credere alla favoletta della libertà di espressione e/o opinione. tuttavia sono sempre dell’idea che pubblicare una notizia diffamante e pensare di avere il diritto di pubblicarla – per chissà quale grazia del dio della carta stampata – sia una faccenda da persone arroganti.

  2. Devo dire che in questa storia s’è visto di tutto, dalla squallida diffamazione e cinica strumentalizzazione passata per espressione di un’opinione, al solito “benaltrismo” all’italiana, all’infamia (per citare Mentana) del vero autore dell’articolo che si è guardato bene dall’autodenunciarsi, alla difesa corporativa a prescindere della categoria giornalistica… Un bel repertorio di vizi italiani, a ben vedere.

  3. …Adesso che rischia seriamente il carcere per aver calunniato qualcuno, i suoi amichetti (fatti della sua medesima pasta) invocano un repentino cambio di legge perché, dicono, non si può finire in galera per un reato di opinione… Meglio convertire il tutto con una pena pecuniaria…
    Ehh, ormai sono abituati bene… Ogni volta che qualcosa non gli va bene… cambio di legge, vero?! Ma stavolta si attaccano e tirano forte!
    A parte che in primisi quello di Sallusti non è un reato di opinione, ma proprio una calunnia bella e buona, fatta per demolire un suo avversario…
    E poi, se come vorrebbe il suo rivoltante amichetto Feltri, si convertisse il tutto a una pena pecuniaria, questo darebbe (ancora di più di quanto non sia adesso) la stura a una serie di attacchi infanganti a tutto spiano, basati sul falso (come certi presunti giornalisti sanno fare bene…), attacchi di cui si profitterebbe ovviamente la gente più facoltosa per foraggiare la penna a gente spietata che, in caso di condanna, avrebbe poi anche le spalle coperte da tali lestofanti…
    E invece no! Stavolta vai in carcere Sallusti, e il tuo comandante e proprietario e oliatore b non ti salverà il culo! Così ti impari, filibustiere!
    Comunque non ti angustiare che magari, dove andrai, ritroverai gente che conosci… Come Cuffaro…
    Ti verrò a portare le arance… ;-P

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