Nichi, la vecchina e il PD Factor

Maurizio Costanzo, per spiegare quale fosse il rapporto degli italiani con la tivvù, amava raccontare di quella sua affezionata telespettatrice, una vecchina di uno sperduto paesino, che quando si stancava di guardare il Maurizio Costanzo Show, aspettava la pubblicità per cambiare canale. La motivazione era che, così, Maurizio Costanzo non la vedeva imbracciare il telecomando e non si dispiaceva…

Un paradosso, certo, ma anche una surreale cartina di tornasole di cosa ha rappresentato, e cosa rappresenta, il tubo catodico per questo paese.  Ci pensavo ieri sera, mentre guardavo il confronto televisivo fra i candidati delle Primarie del Centro-Sinistra ed emergevano prepotenti le differenze tra come i vari Bersani, Vendola, Renzi, etc.  riuscivano a padroneggiare il mezzo.

Renzi spigliato, sicuro, persino strafottente come i divetti di Amici, per la disinvoltura con la quale puntava la lucina rossa della camera. Il gusto toscano per la battuta si salda in lui con l’idea che ogni intervento sia l’occasione per accendere un fuoco d’artificio lessicale: un gioco di parole, un accento ironico, una frase che  buchi lo schermo.

Compassati gli altri, quasi a disagio, come se l’obiettivo della camera fosse una macchina a raggi X, capace di metterli a nudo. Bersani, evidentemente ben consigliato, ha cercato comunque di limitare i danni con una prosa asciutta, pacata, semplice. Là dove Renzi lavorava per aggiungere, lui ha tentato di rispondere in levata, spogliando la cornice, puntando al merito “onesto” delle questioni.

A volte – si è sentito –  sembrava persino mordersi la lingua per non eccedere in quelle metafore “ardite”, che gli sono così congeniali,  e su cui Maurizio Crozza ironizza sempre. Non è stato il miglior Bersani, tutt’altro. Pareva che Diabolik l’avesse sottoposto al Pentothal prima di iniziare il programma ma forse, alla fine, è riuscito a non rivelare il numero della cassaforte.

Potrei dire anche di Tabacci o della Puppato, ma tra i “disagiati” quello che più mi ha sorpreso in negativo è stato Vendola. Che, di solito, ha un linguaggio straordinario, capace di trasmettere passione anche all’interlocutore più refrattario e distante dalle sue posizioni. Ma ieri si è capito quanto il tempo contingentato della tivvù sia nemico della sua grande “narrasione popolare”. I suoi grandi racconti hanno il ritmo delle fiabe antiche, pretendono una costruzione in climax che mal si adatta al battutismo del minuto, minuto e mezzo.

Così, domanda dopo domanda, l’abbiamo visto arrancare, fino a naufragare in discorsi  mal iniziati e mai finiti, una narratio interrumpta per dirla proprio alla Nichi, che ti fa venire il mal di testa e rivalutare la prosa da sveltina catodica di un Renzi. Vendola in fin dei conti sembrava avere la stessa padronanza del mezzo della vecchina di Maurizio Costanzo.

Però alla fine, bisognerebbe chiedersi se pure sopravvalutare il valore dell’abilità di Renzi  non sia anacronistico. La buona comunicazione serve (chi dice il contrario è un idiota) ma la buona comunicazione non prescinde dalla qualità delle cose che si dicono. E’ finito il tempo di piazzare la politica come se fosse una batteria di pentole, con in omaggio un nuovo miracolo italiano. Ormai cronometro o non cronometro, non bastano i tempi giusti per fabbricare storie credibili.  Si sente nell’aria che c’è bisogno di qualcosa di più.

Che non basterà vincere al televoto, mostrando il PD Factor, per convincere un intero paese disilluso. Che forse, con le Primarie (che comunque servono come scrive  Civati), non scoveremo i nuovi De Gasperi ma nemmeno ci possiamo accontentare di farle per mandare  Noemi a Palazzo Chigi.

9 pensieri su “Nichi, la vecchina e il PD Factor”

  1. Di questo passo ci faranno scegliere tra chi è più bravo a fare capriole o che ne so, a parlare al contrario. Non credo che dare risposte ammicanti in sessanta secondi stabilisca la misura di una qualche capacità poiltica.

  2. Eh, mamma mia… ma sembra che la televisione sia stata inventata ieri mattina! Si sa che c’è, si sa che conta (che questo sia un bene è un altro discorso)… ma cavolo, se un politico sa che in tivù si irrigidisce, che faccia i compiti a casa, faccia un corso di dizione, studi il discorso davanti allo specchio, che si prepari in qualche modo! Negli USA lo fanno da decenni… qui metti un microfono davanti a un politico (mi viene da dire: a un politico di sinistra) e sembra che gli si paralizzi la lingua… oddìo, cos’è questa cosa strana, mi stanno filmando, ciao, mamma, sono molto contento di essere arrivato uno, ringrazio il mister che mi ha dato fiducia… basta con questi spettacoli penosi… Ma dove siamo, alla recita della scuola materna? Se un uomo adulto non sa spiccicare due parole davanti a un microfono, se non sa elaborare una sintesi del suo pensiero, che si chiuda in un convento. E non pretenda di convincere telepaticamente gli elettori che lui sì, ha i contenuti, mica come quegli altri tutti chiacchiere e distintivo…

    1. Forse “non mi sono capito”, caro Michele.
      Certo che fa tristezza vedere bersani che bofonchia. Ma che volete da uno che, probabilmente, pensa ai fax come al massimo della tecnologia moderna? che l’ultima serie vista alla tivvù, forse, è “il mulino del Pò” di Bolchi. Che cita gruppi rock progressive degli anni settanta, sciolti da un ventennio (e sia chiaro io adoro i “Rovescio della medaglia” ma….)?
      Il punto è se a a questa tristezza anacronistica e antistorica in termini di linguaggio, l’unica alternativa possibile sia chi spara battute alla zelig, stando nei ritmi di una pseudo situation commedy politica. Renzi è bravo, ma nessuno mi toglie dalla testa che anche quel modello di utilizzo del mezzo sia superato. Già vecchio.
      Renzi ha alle sue spalle quel genio della tivvù che è Giorgio Gori, ma questo non lo salva dal parlare per sms smozzicati senza costrutto. Davvero: vi chiedo e mi chiedo, delle sue risposte perfettamente incasellate nel format del dibattito, ha detto qualcosa che valeva la pena ricordare il giorno dopo?
      Se questo è il nuovo, lasciatemi dire che rimpiango le tribune politiche con Enrico Berlinguer, i pensieri lunghi, persino i silenzi imbarazzati di uno che aveva pudore di parlare a milioni di persone. Perché, cazzo, ci vuole pudore a parlare a un intero paese. E noi da interlocutori dobbiamo pretenderlo. Non ci stando vendendo una batteria di pentole, stiamo parlando del nostro futuro.
      Ma non c’è da essere nostalgici. La realtà è che l’alternativa vera è un’altra. Basta guardare a Obama che è un uomo del suo tempo, che certo usa benissimo i mezzi che la tecnologia gli mette a disposizione. Ma li usa per dire qualcosa che vale la pena ascoltare. Che rispetta i ritmi nuovi ma li riempie di significato, di valore. Ecco, perché non sono disponibile ad accontentarmi del “nuovismo” al posto del vecchio. Io voglio il “nuovo”.

  3. ho avuto la tua stessa impressione e ho scritto anch’io qualcosa. possiamo trovar loro la scusante della prima volta, ma sono certa che allo stesso modo, in una situazione ripetuta, farebbero la stessa figura, trista.

      1. no, non possiamo aspettarcene. e d’altra parte anche loro sembrano increduli per quel minimo di consenso popolare che ancora raccolgono – almeno in quel contesto a livello di audience!

  4. Ma è un miracolo pretendere che un politico dedichi un po’ di tempo – forse basterebbero uno/due giorni di training – a prepararsi per un’apparizione televisiva? A me non sembra che questo equivalga a chiedere la luna… che poi si va in tivù proprio per parlare agli indecisi, a quelli che bisogna convincere, non ai già convinti…

    1. In assoluto non è un miracolo. E’ un miracolo per questa classe dirigente giurassica: a sessant’anni non si cambia linguaggio così con due giorni di full immersion con un guru della comunicazione.
      Da questo punto di vista, penso che sì il “fatto generazionale” conti: basta guardare Alfano (per non dire sempre Renzi) e noti che uno scarto c’è. Però c’è anche il vuoto pneumatico dei contenuti. Ecco è questo che mi fa paura: se per essere sintetici e chiari, a misura di tivvù e twitter, bisogna rinunciare a qualsiasi significato di valore…
      Ripeto mi sembra che, come al solito, sia un problema nostro. Altrove le cose funzionano meglio.

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