At Om for Crismas

norman-rockwell-a-christmas-homecoming-1948A questa data, di solito la mia casa è inzeppata di luminarie, babbini Natale, pastori e zampognari. Dallo stereo, incombono Bing e Elvis in salsa festiva come si rispetti nella casa di un christmas-maniac.

E poi ci sono i post “vischiosi” sul blog : le versioni a fumetti di Christmas Carol, le storie dei grandi illustratori delle festività, qualche foto sul tema…

Invece quest’ anno è andata diversamente. Purtroppo.

L’ultimo mese è trascorso in posti poco piacevoli, con angeli in camice bianco e flaconi di antibiotici, pilloline e ammenicoli derivati.

Non so se sia davvero finita. Lo spero ma non posso saperlo. Stamattina ho  spalancato le finestre di casa, per fare entrare aria fresca e cancellare l’odore di disinfettante nelle narici, il senso di  fragilità appicicato alla pelle.

Non ho voglia di scrivere di più a riguardo. Ora salirò in soffitta a prendere gli scatoloni, quando il cucciolo ancora dorme, perché voglio che trovi l’albero fatto al risveglio, splendente, con le lucine accese.

Che sia ancora una volta Natale. Comunque. Come ho sempre fatto, rispettando quella promessa dickensiana che, per me, dà il senso delle cose anche nei momenti meno allegri:

Onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di serbarlo dentro di me per tutto l’anno.