Il privilegio

Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, servono alla musica, all’utopia, all’impegno politico: insomma all’uomo intero e non solo al fantasticatore. Servono proprio perché in apparenza non servono a niente: come la poesia e la musica, come il teatro o lo sport (se non diventano un affare). Servono all’uomo completo.

Gianni Rodari, La Grammatica della Fantasia

Ieri, per la prima volta, il cucciolo ha guardato un cartoon con interesse. Era un cartone animato cucito per la sua fascia d’età lillipuziana, pensato con gli opportuni ritmi visivi, narrativi e “psicologici”, fatto bene insomma.

Di base sono contrario all’idea di parcheggiare un bimbo così piccolo davanti alla tivvù e, per quanto ci riguarda, cercheremo di posticipare il più possibile l’inizio della sua carriera catodica di spettatore.

D’altro canto, dopo aver partecipato in passato alla realizzazione di cartoon per un pubblico pre-scolare, mi sembrerebbe ora un assurdo sostenere che siano tutti dannosi. Ma questo è un discorso complesso e non è quello che voglio fare in questo post.

Quello che mi ha colpito davvero l’altra sera è leggere l’emozione negli occhi del cucciolo, l’emozione nuova di una piccola storia. E ho ripensato, lo confesso con un poco di vergogna, alla “puzza sotto il naso”  con la quale, qualche anno fa, mi misi a scrivere le storie di quei cartoon.

Chiariamo: mi sono impegnato molto e divertito altrettanto a fabbricare quei racconti. E, con il senno di poi, devo dire che – per le loro caratteristiche di formato e stile – si sono rivelati una formidabile palestra creativa. Ma certo, se mi aveste chiesto, allora, se volevo continuare a scrivere a lungo quel tipo di prodotti “per poppanti”, vi avrei risposto no: aspiravo a fare altro.

Persino quando una “nostra” serie ha ottenuto ottimi ascolti su Raidue all’ora di colazione, la prima cosa che ho pensato è stata: “Wow, abbiamo fatto un grande share  per quella fascia!”

Capite? “fascia”, “share”, ero entrato in quel loop autoreferenziale che ti piglia se frequenti anche solo un paio di mesi il mondo delle produzioni televisive. Finisce che perdi di vista che dietro quei numeri ci sono spettatori in carne e ossa.

In particolare, nel caso dei cartoon,  ci sono dei cuccioli, con i dentini da latte, la vescichetta facile e il cuore tenero. Esserini che non hanno sul groppone tonnellate di Iliade, Promessi Sposi, Beautiful e Games of Thrones. Esserini per cui la tua storiella, anche se è una ciofeca pazzesca, anche se l’hai arrangiata magari scopiazzando  qua e là tra Disney, anime giapponesi e Looney Tunes, potrebbe sembrare una roba emozionante. Una delle prime, piccole o grandi, emozioni della loro vita.

Ecco, oggi mi rendo conto che nonostante non sia durata molto e nonostante quei raccontini animati siano già finiti nella cantina di Mamma Rai, sono stato davvero fortunato.

Perché fabbricare fiabe a misura di cucciolo resta una delle più grandi responsabilità ma anche privilegi che possa capitare a un cantastorie. O almeno, mi ritrovo a pensarla così ora che, nella stanza di fianco alla mia, dorme e sogna uno di quegli stupefacenti esserini.

2 pensieri su “Il privilegio”

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