Gratta & Vinci

Anten_Man_ Alan FordQuando una storia inizia ci promette sempre qualcosa: avventura, mistero, sentimento… In una parola, emozioni.

E non importa se, alle volte, magnifici incipit promettano più di quanto poi le trame – o come quelli dicono quelli fighi,  il plot – mantengano. La promessa/premessa stessa del racconto è il primo elemento del fascino e di efficacia di una narrazione.

Capito questo, quello che è accaduto ieri, quello che accade da vent’anni, non dovrebbe più stupirci. E se, nelle prossime ore, vi capiterà di leggere qualche sondaggio a conferma di come, anche stavolta , la promessa da piazzista dell’agorà, per quanto folle, insulsa, vergognosa, abbia sortito i suoi effetti, beh non stupitevi.

A suo modo, B è uno straordinario artista della fuga mediatica: un Houdini del consenso, capace di sfuggire alle strettoie della realtà che lo circonda, proiettandosi con le sue promesse di storie sempre un poco più in là, avanti nel futuro. E la cosa meravigliosa (dal punto di vista dell’analisi) è vedere come agli altri, dopo che la fuga in avanti è cominciata, non resti che inseguire.

Non riescono a far altro che ansimargli dietro, sottolineando la follia della promesse, evidenziando l’inconsistenza del miraggio, denunciando il trucco. Che, se ci pensate, è la cosa più squallida che si possa fare di fronte a uno spettacolo di magia.

C’è il trucco e allora? “Chissenefrega” potrebbero rispondere molti spettatori  e molti elettori. Ci avete tolto anche le mutande, lasciateci almeno l’illusione del sogno.

E’ come con i Gratta & Vinci. La statistica, la realtà, il buon senso dovrebbero dare a tutti la misura dell’irragionevolezza del risultato. Ma il sogno resta lì a portata di mano, basta sfregare con la monetina o la chiave, la schedina. E se non va, si può sempre ritentare la fortuna, un’altra volta.

Come con le promesse di B.

Il Gratta & Vinci di un intero paese. E poco importa che, gratta, gratta il fondo l’abbiamo toccato da un pezzo.

5 pensieri su “Gratta & Vinci”

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