E l’occhio divenne musica

SANREMO_MattottiDomani inizia Sanremo e anche  se saranno solo canzonette, per lo meno avranno il merito, per qualche giorno, di sovrastare mediaticamente il frastuono elettorale di politici e politicanti .

Come che sia, anche se del Festival ve ne infischiate, vi consiglio di dare un’occhiata alla locandina che Lorenzo Mattotti, illustratore e fumettista tra i più poetici, ha realizzato per l’edizione 2013.

Scrive  Aristotele nella Poetica che ogni racconto è come un organismo vivente che per “funzionare” ha bisogno di proporzioni: la testa, il busto, le gambe, così come l’inizio, lo sviluppo, la conclusione.

Se il principio si applica anche alle storie visive,  Mattotti sembra in grado di realizzarlo con straordinario fascino.

E’ chiaro che un’immagine, al contrario di un testo in prosa, lascia libero il  fruitore di scegliere lui come percorrere il racconto. Come se, in letteratura, si potesse iniziare a leggere  I Promessi Sposi dal rapimento di Lucia, oppure cominciare del pentimento dell’Innominato per poi tornare a ritroso a Don Abbondio che incontra i Bravi…

Lorenzo Mattotti, come tutti gli autori di immagine (fotografi, illustratori, pittori), conosce bene questa particolare condizione del testo visivo. Anzi, potremmo dire che la sua abilità sta nell’imbrigliare comunque lo sguardo “selvaggio” dello spettatore dentro certe traiettorie.

Per esempio, nel nostro caso, è quasi ininfluente, ai fini della comprensione della storia, se decidiamo di partire dall’alto o dal basso.  Le figure (la nota, la donna, i fiori, il mare)  sono tutte contigue le une alle altre e, per seguire il racconto,  bisogna per forza percorrere l’intera linea.

A “radiografare” plasticamente la composizione, ci accorgiamo che tutte le forme sono infilate in sequenza sull’asse verticale che divide a metà il quadro e che l’effetto di continuità è dato, soprattutto,  dal gioco sapiente delle sfumature di colore.

Perché se il ritorno visivo di tinte e toni, dal punto di vista cromatico, serve semplicemente a equilibrare gli elementi rappresentati, a un livello più profondo suggerisce al nostro occhio anche un forte legame tematico tra gli stessi.

I fiori rossi stanno stanno alla chioma vivida della donna come questa alla bocca sorridente, così come la bocca sta alla nota ardente che la protagonista ha in palmo di mano.  Gli steli verdi richiamano il busto fasciante. Così come l’incarnato tenue, diafano, della donna rinvia alle candide coste e alle nuvole rarefatte. Così come il cielo bacia il mare.

Nessun elemento avrebbe senso senza gli altri. E’ questa serie di elaborate, intrecciate, equazioni visive  illustra il senso della storia: Sanremo è l’incontro indissolubile fra un certo luogo, una certo evento e una certa atmosfera.

Insisto sull’atmosfera. Mattotti sceglie un tono sognante e la sua sirena floreale sembra provenire da una tradizione grafica di inzio secolo, piacevolmente retrò. E’ il racconto di una certezza effimera quanto efficace, laddove la scritta che sovrasta il tutto, suona quasi pleonastica rispetto all’armonia visiva dell’immagine.

L’illustrazione basta da sola per raccontarsi e raccontarci: il festival di Sanremo è un  evento talmente radicato che non ha bisogno di parole, almeno che non ci sia uno spartito su cui suonarle.

E Mattotti il suo spartito ha scelto di crearlo a livello visivo, ritmando gli elementi all’interno di una sinuosa linea di continuità. Una mordidezza di linee e tinte, in cui la nota rossa può essere letta come l’unico estremo in fuga dall’equilibrio grafico.

Leggermente defilata, così leggera, sembra sul punto di sollevarsi, sospinta  dalla bella signora, dai fiori, dal mare, dalle canzoni, da tutti i luoghi comuni di cui si nutre il Festival della canzone, esso stesso luogo comune del nostro immaginario tricolore.

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