Gli occhi non sono tutti uguali

Gli occhi non sono tutti uguali. Due uomini che guardano lo stesso evento, lo vedono e lo vivono in modo differente. Questo accade a causa della nostra esperienza che ci fa leggere le cose della vita alla luce di quello che ci è successo e delle emozioni che si sono sedimentate nella nostra memoria.

Pietro Mennea, Inseguendo Bolt: lungo un percorso che conosco

Sono cresciuto nel mito di Pietro Mennea, anche se all’epoca della leggendaria impresa di Mosca, avevo solo sei anni. Ma ricordo l’emozione forte di quei giorni, insolita per un paese in cui di solito l’unico sinonimo di sport è “calcio”.  E quel primato di Città del Messico, da da 19″72, che ha resistito quasi vent’anni – un tempo lunghissimo, incredibile per i ritmi forsennati dello sport contemporaneo –  è stato uno squarcio aperto nel futuro.

Correva forte Pietro Mennea , ma gli piaceva far correre la testa oltre le gambe per questo, lasciato l’agonismo, ha scelto altri blocchi di partenza, altre sfide. Per continuare a correre, per non fermarsi mai, consapevole che il traguardo non è alla fine della pista, ma sempre da qualche parte laggiù, oltre l’orizzonte conosciuto.

2 pensieri su “Gli occhi non sono tutti uguali”

  1. Mi dispiace! L’atletica mondiale, dopo Berruti, aveva avuto un campione fantastico.
    Conobbi, dei velocisti italiani, Franco Galbiati. Staffetta 4×100 a Melbourne.
    Se qualcuno sa dove si trova, me lo comunichi. Era un amico (colla A maiuscola) d’infanzia.
    Ciao.
    Quarc

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