Basta molto meno, o forse molto di più.

Sclavi_Casertano_Memorie_dall_invisibile

In questi giorni trovate in edicola (allegato a La Repubblica) la ristampa di una delle storie più belle della collana Dylan Dog: Memorie dall’invisibile.

Non è costume di questo piccolo blog fare promozione a questa o quell’altra iniziativa editoriale e, certo, la riedizione di una serie a fumetti cult come Dylan Dog non necessita di tanti salamelecchi. Tra l’altro, se devo dirla, nutro per questa ristampa a colori le stesse perplessità di cui ho parlato a proposito dell’operazione fatta per Tex.

Quel che però è innegabile è che, a colori o in bianconero, su carta patinata così come su carta da forno, la storia scritta da un Tiziano Sclavi ai massimi livelli – e disegnata da un altrettanto ispirato Giampiero Casertano – resta una delle più belle del fumetto italiano degli ultimi trent’anni.

Cosa ha di speciale questo racconto? Beh, per dirla con un paradosso proprio nulla. Nel senso che Memorie dall’invisibile c’è tutto quello che Sclavi è riuscito a condensare in Dylan Dog: una  serie che si nutre di citazioni, echi e risonanze di centinaia di altre serie, film, romanzi, canzoni, che l’hanno preceduta e che ne alimentano l’immaginario. Ma da tutto questo già detto, viene fuori incredibilmente qualcosa che non avevamo mai visto, mai ascoltato, mai percepito così.

Se ciò vale per diversi episodi riusciti della serie, nel caso particolare “il di più “- o se volete, l’originalità  – di questo episodio sta nel combinare gli elementi, dandogli  afflato poetico e potenza evocativa .

DD007E’ come se le memorie, le sedimentazioni, le ricorrenze seminate dagli autori, pagina dopo pagina, costituissero i gradini di una scala che il lettore sale smarrito, finché – giunto sul pianerottolo – non si ritrova con stupore sulla porta di casa.

Avrei la tentazione di farvi l’esegesi dell’albo vignetta per vignetta, ma rischierei di diventare noioso, come lo sono di solito i post entusiasti.

In fondo, come per la speciale condizione di visibilità/invisibilità  del personaggio protagonista della vicenda, i meriti del fumetto si risolvono in  due battute:

non servono formule nè vernici prodigiose, basta molto meno, o forse molto di più.

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