La scatola delle storie

Rughe_particolare_copertina_Paco_rocaPeruzzi; Torricelli, Ferrara, Vierchwod, Pessotto, Sousa , Conte, Deschamps, Vialli, Del Piero, Ravanelli…  Lo sapevate che questa era  la formazione iniziale della Juventus che vinse la Champions League nel 1996, battendo ai rigori l’Ajax?  Giustamente no, non ve ne frega nulla.

E sapete che esiste un mondo parallelo a quello di Eternia, dove vive il leggendario He-Man – quello dei Masters of the Universe –  che si chiama Eteria e lì vive sua sorella gemella She-ra? No, in effetti si campa bene anche senza saperlo.

Potrei anche dirvi che presso gli Inuit, il popolo degli uomini, esistono solo due radici espressive per la parola neve, ma i diversi suffissi permettono di arricchire la loro lingua di tanti significati diversi : “neve che cade”, “cumulo di neve”, etc … Potrei dirvelo, ma ve ne fregherebbe qualcosa?

Il punto è che queste informazioni, oggi come oggi, sono superflue tanto nella mia vita quanto nella vostra. Eppure sono lì, da qualche parte nella mia testa, senza che possa disfarmene. E tutto questo, mentre, magari, fatico a tenere a mente  cose importanti, mentre robe come il calendario di Outlook  e  Remember the milk sono diventati per me indispensabili strumenti di sopravvivenza.

Magari la nostra mente fosse la soffitta descritta dallo Sherlock Holmes  di Conan Doyle ne lo studio in rosso  dove uno razionalmente decide cosa stipare e cosa no, dove si fanno le fatidiche pulizie Pasquali per riorganizzare periodicamente lo spazio a disposizione.

So che tutto questo, se lo chiediamo ai neurologi  o agli psicanalisti, trova perfette spiegazioni scientifiche:  di fondo, se qualcosa sopravvive un motivo comunque c’è.

Per quel che mi riguarda, da collezionista e “studioso” di storie, mi piace pensare che, se  un frammento di racconto ci resta appiccicato addosso,  è perché  quello che oggi ci sembra inutile, un tempo invece ci è sembrato importante.

Forse è accaduto solo  per un secondo, forse non ce ne siamo accorti nemmeno allora, mentre accadeva, ma sta di fatto che – per qualche motivo – quella narrazione ci ha toccato.  L’abbiamo conservata in una scatola  interna che non saprei dirvi bene dove si trova ma sono convinto che sia lì, da qualche parte tra cuore e cervello. Una scatola come quella dove i bambini conservano gelosamente le cose più preziose.

A riaprila da adulti,  a volte quella scatola si rivela piena di  bottoni smangiucchiati, pezzetti di vetro colorati, polverose carcasse di macchinine e altre amene assurdità. Eppure,  se guardate bene, in mezzo a quelle cianfrusaglie, troverete anche l’emozione del primo bacio, il suono di una musica struggente che ti scioglie dentro, il sapore dolce di un piatto che solo tua nonna preparava così.

In fin dei conti in quella scatola, piccola o grande che sia,  c’è molto di quello che chiamiamo vita.

6 pensieri su “La scatola delle storie”

  1. Si, credo anche io che quella scatola sia molto della nostra vita. Ben lo sa chi accudisce persone che quella scatola la perdono nella malattia. Ma per restare “sul pezzo”: bello il tuo pezzo!

    1. Grazie.
      Il riferimento alla malattia di Alzheimer è dolorosamente importante. in effetti, ci ho pensato anc’io scrivendo il post e per questo l’immaginetta che vedi di fianco al testo è un particolare della copertina di Rughe, un fumetto struggente di Paco Roca (pubblicato in Italia da Tunué) che affronta in maniera misurata, ma anche lirica, questo difficile argomento. mi sa che ne riparlo in un prossimo post.

  2. siamo cuore e ricordi – ma forse sarebbe meglio chiamarla chimica. non conoscevo la formazione della champions e neppure il mondo parallelo di eternai, ma i nomi della neve quelli sì, grazie a smilla. anche se non conosco ho sempre voglia di sapere, e se i ricordi di qualcuno possono servire a questo, ben vengano. la carta riciclata delle vecchie circolari scolastiche mi aiuta nel quotidiano per gli elenchi della spesa, i ricordi fuggenti degli odori e di una luce particolare, più che il timbro di voce che aveva il mio primo fidanzato – svanito nel tempo – mi aiutano ad essere. chi soffre di una malattia come l’alzheimer è dolorosamente un “non essere” e va amato e protetto più di ogni altra persona.

  3. Hai toccato un tema che mi dà un po’ di apprensione.
    Trovo quasi disperante non riuscire più a fissare cose recenti nella memoria, dover ricorrere a appunti o agende elettroniche per fare promomoria per ogni singolo compito quotidiano.
    Ma più che il litro di latte e il chilo di pane, vorrei tanto ricordare il titolo del brano ascoltato per radio, o ancora di più ogni film visto, ogni libro letto e ogni luogo visto, invece non ci riesco. E in certi momenti mi sembra quasi uno spreco il poter acquisire informazioni se poi non riesco a trattenerle.

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