Il maggiordomo ha i baffi

10. I servitori non devono essere, in genere, scelti come colpevoli: si prestano a soluzioni troppo facili. Il colpevole deve essere decisamente una persona di fiducia, uno di cui non si dovrebbe mai sospettare.

S. S. Van Dine, Le venti regole dello scrittore giallo

Cui prodest?Lo scrittore Van Dine la mette al decimo posto del suo speciale breviario per giallisti, quasi che sia scontata la regola per cui, in un buon romanzo poliziesco, il maggiordomo non possa e non debba essere l’assassino.

D’altro canto, non tutti i pennivendoli su piazza sono Agatha Christie e Raymond Chandler e la realtà è piena di storie banali, in cui il principale indiziato si rivela essere il colpevole.

Prendete la storia del Quirinale di questi ultimi giorni e, in particolare, il suo punto (politicamente parlando) più drammatico: il venerdì nero di Romano Prodi.

Il PD lancia il professore come candidato ma dalla votazione che dovrebbe portarlo sul Colle,  il fondatore dell’Ulivo esce con cento voti in meno di quelli sui quali il suo partito dovrebbe contare.

Tutti in quelle ore ci siamo domandati come fosse possibile. Sì, il Partito Democratico sarà anche allo sbando, ma come si fa a perdere cento voti per strada? Cento persone non sono i  famigerati e sparuti “franchi tiratori” che nella Storia repubblicana hanno, di tanto in tanto, impallinato questo o quell’altro candidato.

Cento deputati è un plotone d’esecuzione. Una forza organizzata di cecchini d’assalto con licenza d’uccidere. E chi segue le cose democratiche, dopo i primi momenti di sbigottimento, non può non aver pensato – come è capitato a me – che dietro ci fosse qualcosa di più che dabbenagine.

Lo so, lo so, la storia del “Gomblotto” fa molto grillino, di sti’ tempi. Chi di noi può essere certo di non avere un microchip impiantato sotto la pelle, dalla CIA o dagli alieni, per controllarlo? Ma qui la parola “complotto” è di sicuro eccessiva. Stia sereno Roberto Giacobbo: non ci sono gli Uomini in Nero, i Templari e gli Illuminati dietro questa storia.

La realtà, in questo caso, potrebbe essere più semplice e banale, come appunto, accade in certi gialli dozzinali non troppo riusciti.

Basta, con un poco di memoria, riandare indietro. Riprendere le cronache del tempo e vedere, come in tutti questi anni, gli odi e le antipatie  (i moventi più banali e diffusi del mondo) che hanno abitato la  piccola bottega degli orrori/errori democratici , siano stati sempre gli stessi.

Nel frattempo, scopriamo che l’assassino ha lasciato qualche traccia. Come se non gli dispiacesse farsi scoprire, come se il gusto del crimine fosse anche – atteggiamento tipico di certi intelligentoni dall’ego smisurato – nel lasciare una firma riconoscibile.

Via, via che ci allontiamo dal venerdì tragico, i pezzi del puzzle vanno ricomponendosi e ti rendi conto che la verità era lì davanti ai nostri occhi da mesi, come la Lettera di Poe, senza che ci facessimo caso.

Certezze non ce ne sono, come è ovvio. Almeno fino a quando non vedremo all’opera il nuovo governo, perché da quello potrebbero arrivare nuovi indizi. Tanto per ricordarci che il delitto non paga, ma a volte, procura comode poltrone.

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