A poor lonesome cowboy

Lucky Luke - Goscinny e MorrisAvete  presente quella scena, tipica dei vecchi Western, alla Mezzogiorno di Fuoco per intenderci, in cui il protagonista, isolato da tutti, decide di andare incontro al pericolo?

Nei racconti di Hollywood, di solito, la scelta audace al limite dell’autolesionismo paga comunque e il nostro eroe – come lo Shane de Il cavaliere della valle solitaria  o il Lucky Luke dei fumetti – alla fine sconfigge il prepotente di turno.

Nella vita reale, lo sappiamo, le cose vanno diversamente. La maggior parte di noi, se obbligata a scegliere tra ciò che sente giusto e ciò che invece  la comunità  approva (lavoro, amicizie, famiglia etc.), quasi sempre finisce per optare per la seconda possibilità.

Non credo che si possa risolvere tutto (e solo) in termini di “mancanza di coraggio”. Aldilà delle convenienze, aldilà degli egoismi, dovremmo riconoscere che c’è, profondo e legittimo, il bisogno intimo di sentirsi accettati dai nostri simili.

Forse per questo, quando c’imbattiamo nella scelta particolarmente coraggiosa di qualcuno, fuori dagli schemi, finiamo per viverla e valutarla sul crinale incerto tra ammirazione e incredulità, sul confine contraddittorio che separa i giganti dai mulini a vento, i torti dalle ragioni, l’idealità dalla concretezza.

Tutto questo per dire, senza alcuna volontà di convincere i miei venticinque lettori di alcunché, che ho vissuto con una certa positiva incredulità la battaglia condotta da Pippo Civati in sostanziale solitudine nel Partito Democratico, per dire no al “Governissimo”.

Lungi da me, l’idea di definirlo un eroe, in un contesto da operetta come quello della politica italiana. Trovo solo che inseguire un’idea diversa, dalla melassa informe del “volemose bene” attuale, altrettanto insensata della lotta tra “Don Camilli e Pepponi” propinataci nell’ultimo ventennio, non fosse facile e forse nemmeno conveniente per la sua carriera.

Civati ha deciso di farlo comunque  e mi sembra una bella storia in un panorama fin troppo deprimente.

civa_stain

6 pensieri su “A poor lonesome cowboy”

  1. Concordo pienamente, il gesto di Pippo Civati si chiama Coerenza! È proprio come dici, anche se da solo, ha perseguito con convinzione in una scelta che mette in gioco anche gli ideali e le convinzioni. Ho seguito per un po’ Civati, è una persona in gamba, un giovane, una nuova leva, una di quelle che potrebbe insegnare molto a questo partito mai-nato e lontano dalla quotidianità comune!
    È proprio come dici, in questo teatrino politico, un gesto come il suo, anche isolato, ci aiuta a non far morire la speranza!

  2. Sono contento che qui e su facebook il post stia ricevendo attestati di stima per Pippo. Perché a sentire i Soloni democratici, invece, il gesto di Civati è la manifestazione di una minoranza rumorosa quanto insignificante numericamente. Io non so dire quanti siamo, sento però in tanti la stessa frustrazione e indignazione che provo io, che prova Pippo e che lui dice, per fortuna, è una posizione meno isolata di quanto la si voglia far apparire.

    http://www.ciwati.it/2013/04/30/io-lo-so-che-non-sono-solo-anche-quando-sono-solo/

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