Cantami o diva, di paperi e topi

hrVe lo dico da subito: questo è un post “ombelicale”, nostalgico e fin troppo fumettofilo, persino per gli standard di questo piccolo blog. Quindi se avete fretta, potete saltare direttamente a riga 43 e, più o meno, il succo del discorso lo ritrovate tutto lì.

Ma se, invece, avete voglia di annoiarvi ad ascoltarmi, allora sappiate che la nostra storia inizia nel 1982.

Avevo 8 anni.  Mancavano una decina di giorni a Natale e, come ogni settimana, andai in edicola a comprare la mia rivista adorata: “Topolino”. La copertina quella volta era davvero meravigliosa: tutta argentata, lucida, con disegnato sopra uno dei miei personaggi preferiti, Paperone.

paperino e il canto di natale003Nell’occasione, Zio Paperone  non indossava la classica palandrana… Sembrava un costume antico, invece, qualcosa di differente. Incuriosito, aprì il il fumetto e m’innamorai di una storia speciale: si intitolava “Canto di Natale”, il protagonista era tale Paperon Scrooge ed era ambientata nella Londra vittoriana, tra agrifogli, spiriti natalizi e fiocchi di neve.

Sempre in quegli anni lessi su “Topolino” altre storie  meravigliose come  “Paperino e il Vento del Sud” o “Il Milione”, in cui Topi e Paperi ri-vestivano i panni di personaggi famosi della letteratura o del cinema. Anche se non sempre coglievo i rimandi alle opere originali,  quel tipo di racconti a fumetti mi appassionava.

Era come viaggiare  nel tempo e nello spazio, e ritrovare i miei personaggi preferiti in contesti ogni volta diversi e con trame particolarmente appassionanti  (con il senno di poi, sfido io, c’erano dietro autorucoli tipo Omero, Manzoni, Shakespeare…).

Allora, non sapevo che “Le grandi parodie” fossero una consolidata tradizione della scuola italiana di autori Disney che, a partire da “L’inferno di Topolino” (1949) ne hanno fatto un marchio di stile, ironia e garbo del migliore fumetto popolare. Come ha scritto, un raffinato studioso del nostro immaginario quale Fausto Colombo, si tratta di un autentico genere di:

grandi storie, tratte esattamente da quei classici che la scuola italiana propone ai suoi studenti e in cui i personaggi disneyani vengono modificati e piegati in un nuovo universo ricco di contaminazioni e intuizioni formidabili.

Volume Parodie

Così, nel partecipare al bello speciale con il quale  Lo Spazio Bianco  celebra i 3000 numeri della rivista  “Topolino”, mi è sembrata una buona idea analizzare di questo patrimonio ormai lungo 60 anni di storie rinarrate in chiave comica. Beh… questo è il motivo critico.

Il motivo “affettivo” invece risale a poche settimane fa.

Ero nella sala d’aspetto di un aeroporto, aspettando di imbarcarmi, dopo una lunghissima giornata di lavoro. Mentre tamburellavo con le dita sullo zaino, mi sono ricordato che la mattina avevo acquistato “Topolino”. L’ho estratto dalla borsa e mi sono gustato la parodia di “Topalbano” Camilleri, firmata da Francesco Artibani e Giorgio Cavazzano.

Ridevo divertito, sfogliando le vignette, quando a un tratto ho alzato gli occhi e, stupito,  l’ho visto nello specchio. Che ci crediate o no, lì nella vetrata di fronte a me, c’era riflesso un bambino di otto anni, con “Topolino” in mano,  che mi sorrideva.

3 pensieri su “Cantami o diva, di paperi e topi”

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