“Reale” e “reale”

Waiting-for-the-royal-baby_ChappatteCoraggio. Ormai Si tratta solo di resistere fino a che non ci diranno sto’ cavolo di nome.

Che poi, a bene vedere, tutto prosegue sulla falsariga del “matrimonio del secolo”: la fiaba del bel principe che sposò la bella ragazza, capitolo due, etc. etc.

Vogliamo credere che la principessa, a un giorno dal parto, possa uscire dall’ospedale, fresca come una rosa, con trucco perfetto e capelli magnifici? Sì,certo.

Vogliamo credere che il principe agganci l’ovetto con il “Royal Baby” sul sedile posteriore, con disinvolta semplicità, come se non avesse fatto altro nella vita? Sì, ovvio.

Vogliamo credere che la royal family scompaia tutta sola nel traffico, come fosse una famigliola londinese qualunque? Sì, senza dubbio.

E pazienza se, nella nostra realtà, le mamme il giorno dopo aver messo al mondo un figlio, hanno i cappelli scarmigliati, gli occhi gonfi e il sorriso semi-paretico di chi ha  visto cose, in quelle ore di travaglio, che “voi uomini, ottusi, maledetti, spacciatori di spermatozoi, non potreste nemmeno immaginare”.

E pazienza, se nel nostro mondo, i papà la prima volta che depositano il piccolo in macchina, restano impiccati alle cinture di sicurezza, hanno scompensi cardiaci al primo singulto del bebé e maledicono i progettisti di carrozzine, dopo aver lottato vanamente con il portabagagli.

La distanza tra “Reale” e “reale” fa parte del potere affabulatorio della storia: del bisogno comune di sognare la perfezione attraverso la vita fantasmagorica dei principi e delle principesse.

E, d’altronde se ci sei passato,  viene spontaneo augurare sul serio a William e Kate  che il loro primo viaggio in auto verso casa, con Real Pargolo al seguito, sia stato emozionante, come quello che ricordano tutte le mamme e i papà.

Quella volta che procedevi circospetto con il cocchio motorizzato a una velocità media di 2 km ora, perché ti sembrava di trasportare sul sedile di dietro una bomba al plutonio già innescata.

Quella volta che e tu e lei siete rimasti in silenzio per tutto il tempo del viaggio, ad ascoltare gli impercettibili respiri dell’esserino, come se da ogni suo singolo battito di ciglia derivasse il destino dell’intero Sistema Solare.

Quella volta, insomma, che sei uscito dall’ospedale e, anche se non c’era una folla oceanica ad attenderti, ti sei sentito,  per qualche attimo, il re del mondo.

3 pensieri su ““Reale” e “reale””

  1. proprio quella volta lì, la prima di tante altre volte durante le quali, poi, l’hai scarrozzato nottetempo per farlo addormentare perché era l’unico modo possibile. william ti aspettiamo al varco!😀

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