Sense of Wonder

Bessie Pease Gutmann Illustrazione per Alice in Wonderland 1907Ho visto il Sole baciare le rocce della Monument Valley in un tramonto alla John Ford.

Mi sono bagnato nel cielo d’Irlanda, quando pioveva col sole e si rideva con la pioggia. 

Ho ascoltato il ruggito delle cascate di Iguazù al confine tra Brasile e Argentina, tra pappagalli in technicolor e scimmie dispettose.

Ho annusato il profumo primitivo dei geyser e ho guardato negli occhi gli elfi,  lassù tra le distese silenziose d’Islanda.

E mi sono lasciato rapire al  canto dei muezzin in una Istanbul irreale, coperta di neve…

Non mi posso definire un “V”iaggiatore in senso assoluto, ma cose meravigliose ce ne sono tante nel  mondo e,  a volte, ho  avuto l’opportunità e la fortuna di inciamparci sopra.

Eppure,  se ripenso allo stupore provato dal cucciolo ieri, la prima volta nella sua vita che  ha visto da vicino il mare… Ecco è  difficile descrivere quel senso di meraviglia assoluta.

E,  mentre accarezzava delicatamente l’acqua salata come se avesse paura di sciupare l’incanto,  mentre sorrideva incredulo e un poco spaventato di fronte al l’immensità di quella distesa in-finita, ho pensato che è tutto lì. In quel senso di meraviglia.

Quella sensazione che si prova autenticamente solo una volta nell’esistenza, quando incontri la vastità del creato e ti senti parte di qualcosa di unico.

Romanzi,  film,  canzoni… Storie. Sono il nostro modo finito, e imperfetto, per rendere conto di quell’emozione. Che si tratti di storie di mezzi uomini e giganti o del primo amore fra una ragazza e un ragazzo, cambia poco.

Al fondo, il “sense of wonder” è ciò che ci portiamo dietro da ogni esperienza. E, forse -, dico forse con l’umiltà speranzosa di chi vorrebbe provarci –  sta in questa capacità di continuare a “meravigliarsi” la possibilità di vivere bene.

7 pensieri su “Sense of Wonder”

  1. La mia bisnonna vide il mare per la prima volta a Genova, quando accompagnò mio nonno a militare. Lei, religiosa, ma pratica donna di montagna, bestemmio in dialetto e chiese “ma l’é tota acua quala lé?!”. Si potesse guardare tutto così…

    1. Stupendo!

      Proprio la settimana scorsa raccontavo alle mie figlie, incredule, che “ai miei tempi” (quarant’anni fa?) e dove ho vissuto la mia infanzia (un paesino del salernitano), c’erano degli uomini e donne anziane che avevano vissuto l’intera vita (e anche le sofferenze della guerra) ma non avevano mai visto il mare (sebbene questo fosse a non più di trenta chilometri dal paese).
      E quando i nipoti compassionevoli e neo-motorizzati li portavano a vederlo, tornavano con gli occhi commossi e carichi di stupore di un bambino.

      1. Diamo per scontate davvero molte cose, noi “giovani”. Il mare, questa enorme meraviglia, è tra questa. Purtroppo non ricordo la mia prima volta, ma quella di mia figlia sì e credo che quello stesso stupore negli occhi di un adulto, anziano o quasi vecchio, sia ancora più profondo

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