I casellanti della notizia

Clark Reading the Daily PlanetAppena tornato in ufficio, ho dovuto per forza di cose smettere, ma per quasi venti giorni ha funzionato.
Niente giornali (nemmeno online), niente tg in tv o alla radio.
E sono stato bene, benissimo.

All’inizio mi sono detto che era per via della classica sindrome del pasticciere, per cui a forza di lavorare al forno della comunicazione, arriva il momento in cui anche solo l’odore dello zucchero ti provoca rabbiosi conati di vomito. E la disintossicazione mediatica diventa  necessaria, anzi salutare.

La realtà è che se uno spende tempo a leggere un giornale, nel 2013, non è certo per le notizie.

In quei venti giorni, mi è bastato spillucare i flussi di twitter o degli altri social cosi, per evitare l’effetto Robinson Crusoe. Che poi manco serve essere tanto “connect”. Persino il supermarket del paesino, adesso come adesso, ha gli schermi dove oltre alle offerte del giorno scorrono i lanci dell’Ansa.

Se i giornali e i tg hanno ancora un senso oggi, o dovrebbero avercelo, sta nel dare al pubblico quello che nella prosa telegrammatica di  un tweet o di un sms non potrà mai starci. Lo spazio dell’analisi, il tempo della riflessione, l’acume della sintesi.
Ovvero il mestiere del giornalista.

E manco pretenderei Montanelli o Woodward. Mi basterebbe uno straccio di narrazione documentata e meditata, che non si risolvesse nell’ennesimo virgolettato di padre incerto e madre titolista; nell’intervista dice/non dice/tanto poi al massimo smentisce/; nel patetico melò svenduto per dovere di cronaca, nell’inchiesta a comanda con sputtanamento a destra o sinistra come fosse antani; nella supercazzola editoriale.

Senza offendere nessuno, perché di cronisti bravi ce ne sono ed ho pure qualche amico vero che fa questo mestiere con passione e impegno. Ma questo è la fotografia in campo lungo.

Per dirla tutta, penso che a inquinare il fiume delle notizie, abbiano contribuito non poco anche i “portatori d’acqua” come me degli uffici stampa e comunicazione, gli irrigatori delle fonti editoriali e di quei tanti rivoli in cui il flusso di produzione delle news è straripato nel tempo.

Sta di fatto che ormai sulle acque della notiziabilità affiorano ogni giorno tanti di quei rifiuti maleodoranti che è difficile distinguere il necessario dall’accessorio, il reale dalla patacca, il fatto vivo dalla carcassa putrida. E chi chi passa le giornate a remare lungo quel fiume, sembra aver perso qualsiasi abilità nel governare la corrente.

Si sta nelle redazioni come i casellanti al casello, smistando resti e distribuendo ricevute senza nemmeno troppa convinzione. Come se si sapesse che, presto, sulle autostrade dell’informazione non ci sarà nemmeno più bisogno di rallentare per pagare il pedaggio. Che ognuno vi sfreccerà sopra sempre più veloce, fino a perdere i contorni del paesaggio, come se il paesaggio non contasse. Come se la storia non avesse bisogno di essere raccontata.

Con tutto il rispetto e l’amore per la tecnologia, si tratta di miraggi digitali. Forse possiamo mandare a casa questi casellanti svogliati, ma qualche parte – consapevoli o no – il pedaggio continueremo a pagarlo.

6 pensieri su “I casellanti della notizia”

      1. in effetti a guardare quel bell’elenco di mantellini il problema non è di poco conto. per niente. che gli ” affezionati ” lettori si siano un po’ rotti le scatole di leggere i soliti ” pettegolezzi “? ad ogni modo c’è una tale mole di notizie e informazioni, in rete, da sentirsene sgomenti.

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