Domani

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Allora, che dice Civati?

E’ la domanda che tutti mi fanno di più in queste settimane.  Come  se  fra  me e il candidato alla segreteria del PD ci fosse chissà che conoscenza approfondita. Per la verità, io “di persona personalmente” – come direbbe il Catarella di Camilleri – ho incontrato Civati una sola volta in  tutto questo tempo a una Festa democratica, in cui lo straordinario confronto tra noi è stato un “ciao”.

Ma sì, lo ammetto, negli ultimi mesi ho rotto parecchio le scatole su questa  storia delle Primarie democratiche agli amici sui socialcosi, a quelli che incontro nella vita di tutti i giorni,  a qualche collega nelle pause pranzo. Ho anche regalato l’ultimo libro del “Ciwati” nazionale  a destra e manca, come facevano certi giocatori brasiliani religiosi con le Bibbie prima delle partite….

Ora ci siamo.  Domani  si vota. E, allora, perdonatemi, se ancora per qualche ora continuerò a rompere.

A ripetere che che abbiamo l’occasione unica e rara di votare per un candidato che fa quello che dice. Che in questi mesi ha dimostrato, con i comportamenti,  una coerenza e un coraggio politico impressionante  a costo di inimicarsi i potenti di quel partito, che vuole rinnovare sul serio, non con slogan da Mulino Bianco anni Ottanta, buoni per tutte le stagioni.

L’unico nel PD che non ha grandi sponsor e “signori delle tessere” che lo sostengono, ma “solo” tante persone comuni, come gli piace dire:

nessuno dietro e molti davanti

Davanti, soprattutto, tanti ragazzi e ragazze di vent’anni. E’ questa la cosa impressionante, in-credibile per i tempi che viviamo e che sembrano distruggere ogni passione.

Pippo è riuscito a coinvolgerli perché ha mostrato a tutti, in termini di linguaggio e di idee, quanto questa battaglia appartenga più a loro che  non a persone come me e lui che abbiamo quarant’anni e che solo in un paese gerontocratico come questo possiamo ancora passare (inspiegabilmente) per “giovani”.

Invece, il presente e il futuro sono di questi uomini e donne che sono democratici per anagrafe, ancor prima che per statuto. Che non sono incattiviti come tanti di noi, fratelli maggiori, zii, padri  da vent’anni di delusioni progressiste. Loro che possono dirsi davvero essere “per” qualcosa, perché non sono abbarbicati all’essere “ex” qualcosa.

Loro, soprattutto,  che non si vergognano di usare con orgoglio, quella parola nuova e al tempo stesso antica, comunque bellissima che è “Sinistra”. Parola che è valore per quello che si porta dentro, anche se molti di noi hanno finito per dimenticarlo, contagiati dall’idiozia del berlusconismo.

Ecco, domani,  #civado a votare insieme a questi ragazzi. Per il loro futuro, per quello della cucciola di Civati e del mio cucciolo.

Lo so che, dopo tante batoste e amarezze – comprese quelle che ci sta dando il governo Lettalfano – , la tentazione di arrendersi al “Tanto è tutto inutile. Tanto sono tutti uguali.” c’è ed è forte. Ma se stavolta fosse davvero diverso?

Se stavolta avessimo trovato, non solo la persona “giusta”, ma la generazione giusta e il modo giusto per cambiare?

Perché non provarci?

(l’immagine arriva da qui).

 

 

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