Gene il realista

Cap_soffre_ColanCi sono post che – l’ho già detto –  rimangono tra la testa e le tastiera per tanto, troppo, tempo.

Quello che segue è stato scritto di getto per la scomparsa di Gene Colan, un grande artigiano dei fumetti. A caldo, spesso si finisce per scrivere con spirito buonista, per cui sono sempre i migliori che se ne vanno, se hai voglia di farci sopra un coccodrillo di trenta righe.

Ma, a distanza di mesi, l’ho riletto. E continuo a pensarla così su Colan. Purtroppo,  a volte sono davvero i migliori a lasciarci.

Gene il realista

Il mio stile si è sviluppato attraverso la mia percezione dei film.  Davvero, non sono stato influenzato dall’arte grafica. Sono stato influenzato dalle pellicole, scena dopo scena, composizione, luci e ombre.

Mi piace descrivere il mio stile come realistico, il realismo come posso realizzarlo io. Direi attraverso un percorso interpretativo.

Gene Colan, cartoonist

Gene Colan è stato uno dei più grandi autori americani di fumetto degli ultimi trent’anni.

Il suo modo di rappresentare il mondo pretenzioso dei supereroi ha fatto scuola. Un universo altro, dove le leggi della fisica vengono sovvertite: si vola, ci si arrampica sui palazzi, ci si trasforma in pipistrelli, si divorano mondi, si muore e si rinasce a una velocità spaventosa.

Accostato a un mondo narrativo tanto  bislacco, il termine “realismo” sembrerebbe fuori luogo, eppure Colan amava etichettare così il suo lavoro. E per quanto suoni paradossale, il realismo è la cifra corretta per misurare la sua lezione espressiva.

Colan Capitan America

In termini generali, qualunque autore deve fare i conti con il problema della verosomiglianza.  Puoi decidere di fregartene, di sovvertire ogni  regola di rappresentazione precedente e , persino, se hai talento, d’inventare un modo nuovo di raccontare le cose.

Ma anche  in questo caso, radicale, la realtà resterà sempre un riferimento. Anche fingere che la realtà non esista è un modo, in fondo, di farci i conti.
In questo contesto, quando Colan parla di realismo, è evidente che si riferisce non a una messa in scena mimetica del mondo come ci sembra di conoscerlo con i nostri sensi, bensì a una rappresentazione grafica  che restituisca la complessità della sua percezione.

Il tratto di Colan, il taglio delle inquadrature e la composizione delle tavole rispondono a questa sola – fondamentale – legge espressiva e “patafisica”.

Il resto sono maestria tecnica, sensibilità d’artista, talento visionario, che ogni volta si traducono in stilemi ricorrenti (il gioco delle luci e delle ombre, il montaggio all’interno della vignetta per piani di profondità, lo sbilanciamento dei layout per sorprendere l’occhio del lettore…) ma anche in variazioni continue.

E’ un realismo costruito quello di Colan, segno dopo segno, contrasto dietro contrasto.

E anche il richiamo al cinema,  cioè ad un altro linguaggio, testimonia in fondo un’idea del fumetto come continua reinvenzione della realtà, come faticoso e appassionante viaggio verso un altrove fantastico.

Gen Colan è un cantore della realtà. Ma di una realtà così diversa dalla nostra che ci fa sognare.

todracula54

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