Uòlt Uitman o una cosa del genere

enrico_stai_serenoE’ così se ne va “Enrico Doc“, come l’abbiamo soprannominato da queste parti, il 1° Presidente del Consiglio dylandogofilo della storia repubblicana.

Malgrado la simpatia per l’uomo, per  intuire che le larghe intese sarebbero state un fumetto dell’orrore, non è che ci volessero Norbero Bobbio o Antonio Gramsci.

Chi ha sperato che una roba che metteva insieme Brunetta, Casini, Fassina e Monti potesse produrre qualcosa di buono per questo Paese, o era un illuso o era in malafede.

Curiosamente, in molti casi sono gli stessi che ora osannano il nuovo che avanza, a Palazzo Chigi, direttamente dalle Primarie, senza passare dal “Via” delle Elezioni. Tanto ormai ci siamo abituati.

Gli stessi che quando chiedi  educatamente, se potremo mai scegliere con un voto da chi farci governare, ti rispondono scuotendo la testa, come se fossero adulti alle prese con un bimbo di due anni:

Ma questa è una repubblica parlamentare!

Come se tra legittimità e opportunità ormai non esistesse differenza.

Come se la strada “poca battuta”  indicata da Matteo Renzi, qualche giorno fa, fosse un senso unico obbligato.

A proposito, Renzi l’ha detta, pensando di citare Walt Whitman, invece la citazione arriva da una poesia di Robert Frost.

Che differenza c’è? Sempre un poeta americano è, giusto?

Diranno loro, gli adulti, quelli che sanno, quelli che badano alla sostanza e non alla forma.

Perché ormai siamo arrivati a questo: poiché viviamo in emergenza perenne, l’obiezione di metodo è sempre secondaria, l’approssimazione legittima.

Non importa se hai vinto le Primarie a Dicembre, proclamando “Mai più larghe intese!” e poi,  a Febbraio, ti ritrovi a guidare un governo di intese ancora più larghe.

Non importa se solo venti giorni fa hai detto al buon Enrico Doc: stai sereno e ora gli sfili la poltrona da sotto il sedere, come ai tempi di Forlani e De Mita.

Non importa, se nessuno ci ha ancora spiegato – come scrive Massimo Mantellini – perché:

un governicchio di varie intese pieno di gente impresentabile dovrebbe, guidato da Matteo Renzi traghettarci altrove a differenza di uno uguale di 5 minuti prima.

Persino, l’appello alla ragionevolezza di Luca Sofri, certo non un “antirenziano” militante, passa inascoltato:

…comunque vada, il fine non giustificherà i mezzi: perché i mezzi sono il fine.

Niente. E’ così: un, due e tre. Dopo Monty ed Enrico Doc, gli adulti ci raccontano la favola di un altro leader eletto dal  Fato e pronto a sacrificarsi per il bene comune.

E dobbiamo crederci perché siamo pur sempre bambini di due anni.

2 pensieri su “Uòlt Uitman o una cosa del genere”

  1. Le larghe intese hanno fallito (come era prevedibilissimo), l’armata brancaleone fuori da ogni logica e coerenza è uno schiaffo alla democrazia che con la ‘staffetta’ è stata completamente annullata. Come accadeva in Francia dove al spvrano succedeva il delfino designato, qui assistiamo ad una scandalosa messa in scena fuori da ogni logica e consenso popolare. E per concludere vorrei ricordare che alle primarie del PD han partecipato solo tre milioni di persone (il 5% della popolazione italiana, forse meno del 10% degli elettori totali) e che Renzi pur ottenendo il massimo delle preferenze ha diviso quei voti con altri due sfidanti. Per cui, se chi vince le primarie con meno di due milioni di preferenze, debba rappresentare un’intera popolazione, allora è vero che la democrazia non c’è più.

    1. Esatto. Io penso, che Sofri l’abbia spiegato molto bene: mai come in questa occasione la forma è sostanza. La forma è sbagliata perché è sbagliata l’idea che c’è dietro di rappresentanza, di delega, di politica.

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