Impiccalo più in alto

hang em him high - kamilgraphic

Dicono che sia colpevole e non vedo perché dovremmo pensare il contrario.

Se gli inquirenti l’hanno arrestato dopo indagini così lunghe, hanno sicuramente i loro buoni motivi.

E se il Ministro dell’Interno, ripeto il Ministro dell’Interno, dice: abbiamo arrestato l’assassino, io gli credo. Devo credergli. Perché – mi piaccia o no il personaggio, il ministro Angelino Alfano rappresenta lo Stato di cui sono cittadino.

Io quindi gli credo, come gli hanno creduto in tanti, per strada ma anche nei giornali e in  televisione.

I giornalisti, in particolare,  hanno cucinato la notizia da par loro in una manciata di minuti: prodotto espresso, fresco, fresco per essere consumato in prime time. Piatto “succulento” visto che si tratta dell’assassino di quella bambina, visto che possono insaporire il piatto con il nome del tizio , la sua faccia, il suo profilo Feisbuc. Questo tizio che sembra uno normale e invece è una bestia. L’ha uccisa, ma prima l’ha seviziata, l’ha… Che merda, che merda, che merda.

Anche se un dubbio, al ventesimo servizio televisivo dedicato alla vicenda, ti viene.

D’accordo il riscontro del DNA, d’accordo le parole del ministro e quelle del Presidente del Consiglio che si complimenta con le Forze dell’ordine e con il Ministro stesso per l’ottimo lavoro svolto… Ma quand’è di preciso che la bestia l’abbiamo portata davanti a un tribunale? Quand’è che un giudice ha stabilito che gli indizi – raccolti sicuramente con scrupolo e attenzione dagli inquirenti – sono tali da  comprovare il crimine?

Ecco, nelle cronache di queste ore, troppo spesso, mi è sembrato mancasse la parola “presunto”, anteposta a quella di “assassino”. Una parola desueta. Non orecchiabile come “selfie” o “italicum” magari, ma una di quelle parole che misura il grado di civiltà di uno Stato.

Perché non siamo nel vecchio Uest dove lo sceriffo Alfie, a volte, esercitava  anche la funzione di giuria e l’esecuzione della sentenza era affidata, per pubblica impiccagione, a una folla inferocita.

Perché in un paese civile,  in attesa che la bestia confessi, o che ci sia stato un processo, nessuno di noi può avere la certezza giudiziaria di saperlo colpevole.

E badate, nel ribadire questa cosa, non è che stiamo facendo un favore alla bestia – campione di disumanità – , stiamo solo ribadendo un diritto per chi – come noi – bestia non è, per chi come noi vuole salvaguardare la sua di umanità.

2 pensieri su “Impiccalo più in alto”

  1. Hai ragione. Spesso ci si scorda che non si deve provare la propria innocenza, ma sta alla legge provare la tua colpevolezza. Un “presunto” è un diritto in un paese civile

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