yossel19aprile1943_banner[1]

La matita non dimentica

Il problema è Maus.

Dopo Spiegelman, è difficile per qualsiasi narratore  – non solo del fumetto, forse – avvicinarsi al racconto della Shoah senza apparire retorico, eccessivo o semplicemente inadeguato.

Ma questo è un discorso puramente accademico che prescinde dall’immenso peso, per tutta l’umanità, di quanto accaduto con l’Olocausto.

Le remore espressive sono sovrastate dall’imperativo etico, oltre che dall’urgenza personale, di ricordare e di raccontare ancora quella storia.

Yossel

Qualche anno fa ha scelto di farlo anche Joe Kubert, un maestro del fumetto, ma di quel fumetto “popolare”, di genere, che sembrerebbe così lontano da questo tipo di approccio alla memoria collettiva.

E invece no, a dimostrazione di quanto certi steccati appartengano più alle fisime di una critica imbecille, che non alla sostanza espressiva del medium, Kubert è riuscito con Yossel, a firmare un racconto toccante e intenso.

Si potrebbero dire molte cose su Yossel – vi consiglio in particolare un bell’articolo di Davide Occhicone su Lo Spazio bianco ma oggi, nella Giornata della Memoria, vorrei sottolineare soprattutto un aspetto.

Kubert sceglie di mettere al centro del racconto “un uomo che disegna”. Per certi versi, un alter ego ideale di qualsiasi autore di fumetti. E in questa scelta c’è la cifra stilistica dell’opera ma anche la sua straordinaria dignità poetica.

E’ la scelta che permette a Kubert di abbattere certe convenzioni espressive (vignette, balloon), senza compiacimenti intellettuali stucchevoli, con il solo onesto obiettivo di  mettersi al servizio della storia.

Allo stesso modo, i disegni non finiti, l’incompiutezza programmatica delle figure sulla tavola, non esibiscono un vezzo artistoide ma un’onestà drammaturgica che la storia si porta dentro dalla prima all’ultima pagina.

Su tutto prevale il segno del personaggio, più che dall’autore. Quella matita che filtra inevitabilmente la crudeltà del reale. Quel tratto umile che, nel determinare i suoi limiti materiali, rivendica al tempo stesso la sua potenza espressiva.

La matita di Yossel/Joe è la misura della nostra umanità, della nostra scelta di non arrenderci alla barbarie, ma di portarne il doloroso ricordo a chi vivrà dopo di noi.

yossel3

2 pensieri su “La matita non dimentica”

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...