Ignazio Marino Papa Francesco

Storia di Ignazio Malaussène

A leggere le cronache dei giornali in questi giorni, sembra che a Roma ci siamo liberati di Al Capone.

Per gli illuminati pennivendoli de “La Repubblica” o de “Il Messaggero” le dimissioni del sindaco, Ignazio Marino, sono state accompagnate da un tale boato di gaudio che a Terni o a Napoli debbono aver pensato che lo scudetto del calcio fosse stato assegnato alla Roma con 32 giornate d’anticipo.

Già da tempo, in realtà, il professor Marino aveva lasciato il mestiere di primo cittadino per assumere, su acclamazione – non so se popolare ma certamente mediatica – , la professione di capro espiatorio.

La stangata

Come Benjamin Malaussène nei romanzi di Daniel Pennac, questo mite chirurgo con la passione per la politica era diventato in soli due anni, il ricettacolo di tutte le colpe ataviche di Roma, dalla “monnezza” alle “buche pe’ strade”.

Sospetto che se fosse arrivato alla fine del mandato naturale, i zelanti scribacchini che in questi giorni l’hanno massacrato, sarebbero riusciti ad appioppargli anche l’incendio di Roma del 64 D.C., il sacco della città del 1527 e (perché no?) il bombardamento di San Lorenzo nel 1943.

Ognuno, da cittadino può giudicare come crede l’operato dell’amministratore o la statura del politico, ma ciò che colpisce di tutta questa vicenda è l’imbarazzante qualità  della storia intessuta dai media tradizionali.

Gabriele Capasso su Polisblog ha ricostruito con precisione i termini della campagna in un documentato articolo dal titolo eloquente “Come ti defenestro un sindaco”.

Nun je da’ retta Roma che t’hanno cojonato

E vogliamo parlare della proba classe dirigente del PD locale e nazionale che, mentre difende governatori già condannati e deputati con mandati  di arresto pendenti, di fronte a (presunte) spese irregolari per una cena o per un viaggio, si scopre più giustizialista di Robespierre?

Senza fare dietrologia, è abbastanza evidente la firma in quarta di copertina al romanzo criminale di Ignazio Girolimoni, che paga più dei limiti da sindaco, quelli da pedina sullo scacchiere della politica del ceravamotantorottamati.

In fondo, non c’era nemmeno bisogno di impiegare giornaletti e giornalai, si sarebbe potuto liquidarlo su twitter. Che ne so…

#Ignaziostaisereno

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