I tre moschettieri

Athos, Porthos e il PD

Molti di quei nomi li conosco fin da ragazzo.

Sono stati quasi sempre consiglieri comunali. Qualche volta regionali. Qualche volta presidenti di commissione. Qualche volta deputati. Qualche volta senatori.

Sono stati Radicali. Sono stati Verdi. Sono stati DS. Oggi sono (o si dicono) Democratici. Forse domani saranno nel Partito della Nazione.

Certo è che, con vari ruoli, hanno contribuito al governo della mia città per quasi vent’anni.

E’ accaduto anche con il mio voto. Sì, perché per tutto questo tempo, ho davvero pensato che questi politici locali che non comparivano negli show di “Porta a Porta” e nei dibattiti di “Ballarò”, rimanessero a occuparsi di Roma perché amavano questa sciagurata città come l’amano tanti di noi, con rabbia ma con passione.

Sì, lo ammetto, io sono di quei coglioni che quando qualcuno dice:

“Tanto sono tutti uguali”

…ancora si storce. Anzi, si storceva.

Rivendico, anzi rivendicavo l’ottusa, romantica, idea che, almeno quando si tratta del posto dove vivi, si possa aspirare a fare politica per passione.

Mi ripetevo: “sì d’accordo ci sono gli Scilipoti, ci sono i Razzi ma ci sono anche Athos e Porthos… ”

Vi giuro lo dicevo.

Prima che Athos, Porthos, Aramis e tanti altri consiglieri comunali del PD, si recassero da un notaio insieme ai consiglieri d’opposizione per far decadere la Giunta e l’Assemblea Capitolina, ma soprattutto per far decadere il sindaco Ignazio Marino.

“Spiegatemelo come a un bambino”

Ecco, se avessi davanti questi moschettieri democratici, è quello che gli chiederei.

Perché per me, oltre che tecnicamente, è politicamente legittimo che un partito politico possa togliere la fiducia a un sindaco, anche se è un suo esponente.

Anche se a sceglierlo sono state le persone con un mandato diretto e, nel caso di Ignazio Marino, con una doppia scelta: prima quella degli elettori del centrosinistra con le Primarie e poi quella di tutti i cittadini di Roma con le elezioni.

Ci sta, fa parte delle regole del gioco democratico.

Quello che risulta incomprensibile è perché, invece di farlo alla luce del Sole, alla fine di un pubblico dibattito nell’assemblea delegata con un voto, si debba farlo con una raccolta sparuta di firme, davanti a un notaio.

Come se si trattasse del passaggio di proprietà di un’auto usata, o di una cantina…Come se, di una cosa del genere, questi consiglieri eletti non dovessero rendere conto ai cittadini che li hanno eletti.

Come se “l’azzegarbugliata” tipicamente italica dell’atto notarile, facesse decadere insieme alle loro cariche anche i dubbi di questi mesi.

Come se fosse normale che una maggioranza politica, improvvisamente, trasformi il proprio sindaco in capro espiatorio di lustri di nefandezze politiche, sociali e perfino criminali.

Colpevole il sindaco che governa da due anni, ma innocenti loro che governano  la città da quasi vent’anni.

 Ma sapete cosa mi  nausea di più di questa storia?

Che, dal notaio, gli Athos, i Porthos e gli Aramis, ci siano andati con i Mazzarino e  i Richelieu: maggioranza e opposizione a braccetto, sinistra, centro e destra tutti insieme appassionatamente,

…Come nelle peggiori caricature della politica consociativa, disegnate dai qualunquisti padani o pentastelluti.

E così quella frase che, per tanto tempo ho odiato, che per tanto tempo da cittadino e elettore ho combattuto,  mentre scrivo  queste righe politicamente disperate, mi sembra l’unica conclusione razionale di qualsiasi ragionamento.

Sono… Anzi no.

Siete.

Siete tutti uguali.

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