Salieri

Salieri non abita qui

Fin da ragazzino, tutti mi dicevano che scrivevo bene. Ed era vero. Sapevo e so scrivere.

Ma quando ho iniziato a frequentare le scuole di scrittura prima, e poi per qualche tempo a scrivere “professionalmente”, ho avuto la conferma che non ero l’unico.

Ho conosciuto tanta gente che scriveva bene come me. Meglio di me.

Alcuni oggi sono dei nomi. Altri lo diventeranno, ne sono convinto. Altri ancora, forse non faranno fortuna – perché purtroppo nella vita, a volte, essere bravi non basta – ma resteranno scrittori e scrittrici migliori di me.

Ecco, forse, il lascito più grande di quell’esperienza, oltre a qualche soldo in diritto d’autore e qualche piccola vanesia soddisfazione, è aver imparato a riconoscere e rispettare il talento degli altri, nella scrittura come in tutti i campi della vita.

Riconoscere il talento degli altri, non vuol dire svilire il proprio, tanto o poco che sia. Significa vivere con serenità i propri limiti, senza farli diventare “mancanze fatali” che avvelenano la vita.

Altrimenti si diventa come certe tristi figure che capita in certe occasioni d’incontrare, talmente incattivite e invidiose, da non riuscire nemmeno a godersi le qualità che hanno, presi come sono dal denigrare quelle degli altri.

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