Ai poster l’ardua sentenza

Ieri sera, ascoltando Matteo Renzi dire di come a 16 anni avesse staccato tristemente il poster di Baggio dalla parete della cameretta, il giorno in cui il Divin codino passò alla Juve, non ho potuto fare a meno di pensare a come è strano il mondo. Mentre lui staccava, io e il Gaucho appendevamo felici il nostro con la nuova maglia.

E’ il calcio, è il campanile ma non dovrebbe essere, per esempio, la politica. Almeno per un progressista che va alla ricerca di quella felicità bella se condivisa di cui cantava Gaber

E invece il giorno dopo il confronto televisivo delle Primarie PD, in giro leggo solo commenti da fan:

“Quello è stato più bravo… Quell’altro non sa comunicare… Quell’altro ancora è troppo vecchio…”

Come se alla fine stessimo parlando ancora di poster da appendere nelle camerette e non della ricerca di un leader autentico per il più grande partito del centrosinistra italiano.

Il confronto – a mio avviso – non è stato granché, ma alla fine mi chiedo: è un limite solo dei tre davanti alla telecamera, o anche nostro come Generazione, come Comunità, come Paese?

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