Il sogno di (Bepi)Colombo

Stamattina presto, quando molti di noi ancora dormivano, è partito un sogno. Si è sollevato tra le stelle  dallo spazioporto di Kourou nella Guyana francese.

E’ un sogno tecnologico chiamato BepiColombo, una  missione d’esplorazione spaziale che studierà da vicino il Pianeta Mercurio  con tecnologia e strumenti di ricerca europei e giapponesi, frutto del lavoro di tanti miei colleghi.

BepiColombo compirà un lungo viaggio nello Spazio, perché Mercurio – il pianeta più vicino al Sole – non è proprio dietro l’angolo.  Arrivarci significa  affrontare condizioni  siderali incredibili, con escursioni di temperatura quasi inimmaginabili in termini umani.

Insomma un viaggio impegnativo. E, per i miei colleghi di Roma, L’Aquila,  Torino , Milano, Madrid, Charleroi, Bristol, come per i tanti ingegneri e scienziati coinvolti nel progetto, il viaggio di Bepi è iniziato circa 11 anni fa.

E’ una delle caratteristiche speciali del lavoro in ambito spaziale, quasi incomprensibile in un mondo frenetico, in cui tutto – persino la produzione industriale – ormai si misura in tempi ridottissimi.

Arrivare su un altro pianeta invece è una roba un tantinello diversa , in cui prima ancora di realizzare le tecnologie necessarie alla missione, in molti casi  queste tecnologie le devi “inventare da zero” per raggiungere obiettivi mai raggiunti in precedenza.

Il lungo viaggio di BepiColombo

Nel caso di Mercurio, il viaggio è lungo, talmente lungo, che per compierlo serve anche tanta energia, per far funzionare gli strumenti e, soprattutto, per spingere i moduli della missione così lontano dalla Terra. E infatti il viaggio della missione non sarà lineare, da A a B, da Terra a Mercurio…

Dovete invece immaginare la sonda spaziale come una “pallina” che sarà fatta carambolare in vari “angoli” del sistema Solare e ogni volta il “rimbalzo” (diciamo così) la porterà più vicino alla destinazione finale. E’ una tecnica complessa, chiamata “fionda gravitazionale”, che è stata messa a punto anche grazie ai calcoli e alle intuizioni di uno scienziato italiano, Giuseppe Colombo, detto “Bepi”.

La leggenda vuole, che alla NASA negli anni Settanta quando avevano un problema per qualche viaggio interplanetario, chiamassero il professor Colombo da Padova. Lui fogli di carta e calcolatrice alla mano, tipo il Mister Wolf di Tarantino,  trovava sempre la soluzione giusta, o per lo meno la buona idea da cui ripartire.

Va bene, magari  l’abbiamo romanzata troppo, ma di fatto il professor Colombo  era un autentico genio, nonché uno dei più grandi studiosi del pianeta Mercurio. Per questo la missione porta il suo nome. Il sogno che si è sollevato tra le stelle stamattina nasce anche dal suo sogno.

E’ questa una delle cose belle delle missioni spaziali: rappresentano il meglio di quello che l’uomo riesce a produrre in termini tecnologici, di materiali, di soluzioni… Tutto è basato sul calcoli precisissimi, su test rigidissimi e procedure sofisticate. Ma senza la passione umanissima di chi queste cose, prima ancora di realizzarle, sogna di realizzarle, non saremmo mai arrivati sulla Luna o altrove. Senza la passione di uomini come Giuseppe Colombo, non avremmo la forza nemmeno di immaginarcelo Mercurio.

1 commento su “Il sogno di (Bepi)Colombo”

  1. Quando nasce un sogno si accendono tutti i motori ed è bello sentire che si proietta nel nostro futuro. E la sicurezza di avere Bepi accanto che risolve ogni guaio con fogli e calcolatrice….vabbèhhh…. impagabile. A por ello Bepi-Colombo, suerte!

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