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fumetti, saggi

Qui (ri)comincia l’avventura

O meglio ricomincia qui.

Si chiama “Sono Fumetti” e dire che nasce da una costola di “Sono Storie” fa tanto Charlton Heston ne I dieci comandamenti  ma tant’è.

D’altronde i miei venticinque lettori (siete ancora lì?) lo sanno, che per me i fumetti non sono solo una costola, ma un bel pezzo di cuore.

E  anche se può sembrare un controsenso dar vita a un nuovo blog, quando su questo scrivo ormai con la stessa frequenza con cui la Roma vince gli scudetti nel calcio (tié), la voglia di dare una cornice organica ai discorsi fatti fin qui sul fumetto c’era da tanto.

Gli amici di “Lo Spazio Bianco” me ne danno l’occasione, all’interno di un nuovo progetto/  network in cui ben presto mi affiancheranno altri interessanti compagni di strada.

Comunque, ripeto niente esodi biblici. “Sono Storie”,  per quanto polverosa e quasi sempre vuota, resta la mia piccola casa online.

Mi ha fatto compagnia in due paesi, tre città e ben sette anni di vita . Non ci rinuncio. Continuerò a postarci su e, chissà, magari anche più spesso di quanto immagini al momento.

Con il fumetto si può fare tutto

…pensi che il fumetto possa avere una funzione sociale?

Direi di sì… anche perché usa toni e registri diversi. Si possono passare messaggi importanti con storie molto leggere o popolari, oppure fare invece dei fumetti più ostici, underground. Si possono raccontare storie o scrivere piccoli saggi… con il fumetto ci si può permettere di fare tutto.

C’è una  bella intervista, realizzata da 

Tuono Pettinato è uno dei più intelligenti – e almeno per me – spiazzanti cartoonist italiani contemporanei, perché è davvero difficile inquadrarlo in un profilo, che non suoni riduttivo della sua  capacità di sorprendere ad ogni  nuova storia.

E nelll’intervista di Maria Angela si capisce che dietro la semplicità del tratto scelto per raccontare, si nasconde il senso di una ricerca e di una passione profonda che spazia da Asterix a Borges  e che dopo Corpicino è destinata a stupirci ancora. Ne sono certo.

 

I figli del Capitano Walt

Il cartoonist Alexis Nesme cucina  “I figli del Capitano Grant” di Jules Verne in salsa antropomorfa “paradisneyana”, per rinarrare in maniera originale un classico della letteratura d’avventura ottocentesca.

Mi ero gustato questo curioso Verne a fumetti, quando vivevo in Francia nel 2010. Ora l’opera è stata tradotta e pubblicata in italiano da Tunué. In un pezzo a quattro mani con la brava Maya Quaianni, ne scriviamo e ragioniamo su Lo Spazio Bianco.

Linus in Fabula

“Rivoluzione” e “gioco” sembrano due termini distanti anni luce, eppure Paolo Interdonato riesce a tenerli fascinosamente insieme nel titolo del suo saggio, dedicato alla nascita e all’evoluzione di “Linus”, prima vera rivista sui fumetti, oltre che di fumetti, del nostro Paese.

Linus. Storia di una rivoluzione nata per gioco si fa apprezzare, fin dalle prime pagine, proprio perché, in  quel paradosso lessicale esibito in copertina, accanto alla ormai conosciuta figura del bambino filosofo disegnato da Charles Schulz, restituisce l’importanza della rivista ideata da Giovanni Gandini nella storia dell’industria culturale italiana.

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Zeropuffare

Che conosciate o no i fumetti di Michele “Zerocalcare” Rech, l’inedita storia La città del decoro, pubblicata domenica 10 maggio 2015 sul supplemento culturale de La Repubblica, rappresenta un ottimo compendio della sua tecnica fumettistica.

Perché, con buona pace della pletora di osannatori e detrattori che sembrano interessati solo a discutere del suo straordinario successo editoriale in termini di “caso”, di tirature, di riferimenti cross-mediali, di premi più o meno meritevoli, c’è un solo dato imprescindibile da cui partire: Zerocalcare fa fumetti. Ed è su questo che vorrei soffermarmi, provando a evidenziare alcune caratteristiche dello stile dell’autore per capire (spero) meglio come “funziona”  la macchina narrativa che avvince  un pubblico sempre più vasto.

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La matita non dimentica

Il problema è Maus.

Dopo Spiegelman, è difficile per qualsiasi narratore  – non solo del fumetto, forse – avvicinarsi al racconto della Shoah senza apparire retorico, eccessivo o semplicemente inadeguato.

Ma questo è un discorso puramente accademico che prescinde dall’immenso peso, per tutta l’umanità, di quanto accaduto con l’Olocausto.

Le remore espressive sono sovrastate dall’imperativo etico, oltre che dall’urgenza personale, di ricordare e di raccontare ancora quella storia.

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Che poi bastava aver letto Dick Tracy

Chester_Gould_Dick_Tracy

…Per non subire il (presunto) fascino ipertecnologico dell’Apple Watch.

Perché la storia dell’orologio futuribile “ricevideo” trasmittente la raccontava, già nel 1946, Chester Gould con il suo immarcescibile poliziotto.

E  quell’orologio “tuttologo” ce l’hanno pure Diabolik ed Eva Kant.

Diabolik_Eva

E ce l’hanno i Jetsons, i nostri pronipoti del futuro secondo Hanna & Barbera.

georgejetson_hanna&BArbera

Perché, per molto tempo, il fumetto, il cinema e la letteratura hanno avuto questa straordinaria capacità di prefigurare la tecnologia, di anticipare il nostro futuro.

E forse ce l’avrebbero ancora. Ma quello che è cambiato è il nostro rapporto con la tecnologia, sempre più consumistico, sempre più frettoloso, sempre più effimero.

Così oggi, mentre qualcuno impazzisce per l’I-watch, qualcun altro recita l’elogio funebre dell’Ipod, già pronto a finire nell’armadio delle meraviglie sorpassate, anche se a suo tempo anch’esso è stato una piccola rivoluzione.

Era il 2001 e sembra il 1946, in fondo.