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Solo per una partita

In questi giorni qualche amico – sapendo della mia passione bianconera, in vista della finale di Cardiff, mi ricorda a mò di sfottò le tante finali perse dalla Juventus. E va bene così, ci sto.

Ma vi devo dire la verità?  Tra le tante finali perse, l’unico rimpianto che ho è per quella vinta con dolore esattamente 32 anni fa.

Quel dolore che non passa mai e che meriterebbe magari qualche pensiero in più anche da chi ha una “fede” calcistica diversa dalla nostra.

Perché quei 39 dello stadio Heysel prima che essere juventini, erano semplicemente appassionati di calcio. Partiti al mondo come tifosi e mai più tornati. Solo per una partita.

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2 Giugno

LLA-F-00N776-0000L’oblio si può vincere, secondo me, solo se il ricordo è legato non solo al fatto che viene richiamato, e che si ritiene di dover richiamare, ma a qualcos’altro, alla ragione, cioè, che ci spinge a ricordare, che non può non aver a che fare con problemi nuovi che oggi vengono avanti.

Bisogna pensare che ci sono delle domande di oggi. La memoria non è soltanto la ripetizione delle domande di ieri. La memoria è soprattutto il proporre delle domande nuove.

Vittorio Foa

Ogni passo che fai non è vano

Non è detto che fossimo santi,
L’eroismo non è sovrumano,
Corri, abbassati, dài, balza avanti,
Ogni passo che fai non è vano.
Vedevamo a portata di mano,
Dietro il tronco, il cespuglio, il canneto,
L’avvenire d’un mondo più umano
E più giusto, più libero e lieto.

Italo Calvino, Oltre il ponte

Buon 25 aprile a chi passa da queste parti.

Il nostro affezionato UR di quartiere

Cinquant’anni di storie non sono pochi per un personaggio di finzione.

In un mondo che consuma ormai storie con insaziabile fame mediale, che brucia i suoi miti nello spazio di poche stagioni, resistere al tempo che passa è un privilegio che l’immaginario contemporaneo riserva a pochissimi eletti.

Quest’anno, tra coloro (Diabolik, James Bond…) che celebrano le “nozze d’oro” con il pubblico c’è un eroe  a fumetti che ha appassionato diverse generazioni e continua, ancora oggi,  a incontrare la simpatia di tanti lettori: Spiderman.

Gli amici de Lo Spazio Bianco celebrano, con un corposo speciale, il nostro “affezionato Uomo Ragno di quartiere”.  Oltre agli articoli di approfondimento sui diversi aspetti dell’universo narrativo di Spiderman & Co – compreso un modesto contributo del sottoscritto – lo speciale si avvale di un omaggio “in vignette” che, sono certo, divertirà tutti gli appassionati.

So quanta cura e passione ci ha messo Davide Occhicone a preparare il tutto e quindi consiglio a chi ama il mondo dei fumetti di fare un salto sul magazine.

Ne riparleremo, ma intanto si parte da qui. Buona lettura.

Il cielo non è mai stato il limite

Diario di bordo. Data astrale, 8 settembre  2012.

Esattamente 46 anni la prima Enteprise salpava dagli Spazioporti catodici americani. Da noi, in Italia, sarebbe arrivata più tardi, ma avrebbe comunque marcato l’immaginario di quanti come me sono cresciuti con un vulcaniano come baby sitter.

Non bisogna essere necessariamente appassionati di fantascienza per amare Star Trek e l’infinita galassia di personaggi, di razze, di mondi, che Gene Roddenberry, autentico Omero del ventesimo secolo, ha costruito nel tempo.

I devoti del franchise, i cosiddetti Trekkies, segnano addirittura uno spartiacque culturale tra le serie, direttamente curate dal “creatore”, e quelle scritte dai suoi eredi/aedi, come se si trattasse di Vecchio e Nuovo Testamento. La filosofia della Federazione interplanetaria è divenuta addirittura un modello culturale e civico per alcuni, anche illustri, contemporanei.

Come che sia, non bisogna essere necessariamente trekkies per apprezzare la logica di Spock, l’umanità di Bones, l’eroismo (diciamolo) “old style” di Kirk, la ricerca di felicità del Pinocchio cibernetico Data, l’eleganza di Picard e così via.

E se non siete mai stati logici come un vulcaniano, perfidi come un romulano, rozzi come un klingon, inumani come un borg, non sapete cosa vi siete persi in questi 46 anni.

In fin dei conti, Star Trek ci ha regalato con le sue storie la speranza che il cielo non sia il limite ultimo dell’uomo, ma solo l’orizzonte verso cui puntare, per arrivare là dove nessuno sognatore è mai giunto prima.

La Fiamma ha smesso di ardere

La Fiamma ha smesso di ardere. Johnny Storm, la Torcia umana, ha dovuto sacrificarsi per salvare l’amico Ben Grimm, la Cosa, ed i nipoti, figli della sorella Sue, la donna invisibile.

E’ accaduto lo scorso Gennaio sulle pagine di Fantastic Four 587 quando, per la prima volta dal novembre 1961, dopo cinquant’anni, testata e protagonisti del fantastico quartetto si sino ridotti a “3” (Three)…

Il mio articolo per lo speciale celebrativo dei cinquant’anni dei Fantastici 4 de Lo Spazio Bianco  racconta quella che ho definito “l’industria superoistica del caro estinto” perché chi prima, chi dopo, ci sono (tra)passati tutti da Superman a l’Uomo Ragno

Il resto lo trovate qui.

Per tutti i diavoli, che mi siano ancora alle costole?

Sì, Tex, da63 anni.

Anche se questo è l’anniversario più triste, Aquila della Notte, perché tuo fratello Sergio se ne è andato e ci ha lasciato con l’amaro in bocca, orfani di troppi sogni.

Stefano Casini che lo conosceva bene, sostiene che a lui i commiati smielati di questi giorni non sarebbero piaciuti.

Da lettore, posso confermarlo a Manaus gli unici coccodrilli contemplati erano quelli nel Rio Negro.

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