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Con quale coraggio

Leggo e rileggo la frase:

un autore che con un solo libro è riuscito a cambiare il destino di un genere letterario, il fumetto, togliendolo dalle paludi delle cosiddette pratiche basse e innalzandolo alla dignità di letteratura

Mi dico: non è possibile. Non è possibile che si scriva su un quotidiano a diffusione nazionale una simile castroneria, senza che nessuno venga a chiedertene conto.

Non perché Art Spiegelman, con il suo Maus, non meriti di essere celebrato per il grandissimo autore che è (anche da queste parti, nel nostro piccolo, lo si è fatto, più di una volta).

Ma il fumetto, pur senza entrare nelle  dotte disquisizioni dei filologi del medium, ha almeno cento anni di storie alle spalle. Prima di Spiegelman,  mi vengono in mente almeno venti nomi di cartoonist che hanno fatto la storia dei comics, regalando ai loro lettori emozioni colossali, avventure incommensurabili, interi mondi da sognare.

Si può liquidare tutto questo come “pratiche basse”?  E quale commentatore potrebbe permettersi di essere così categorico se stessimo prendendo in esame la storia della letteratura o quella della pittura, invece che (banali) fumetti?

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Le vie dell’ispirazione

Da dove nascono le idee? Vecchia domanda che riecheggia nella testa di qualsiasi autore alle prese con una tela/pagina/foglio bianco. Con la necessità/bisogno di raccontare una storia.

Prendete questo cartoonist americano J.H.Williams III.

Nel layout delle sue tavole/pagine, costruisce un raffinato gioco di ambiguità tra singola  vignetta e sequenza, tra primo piano e sfondo, tra confini materiali della pagina e confini grafici dell’inquadratura.

Da dove viene questo suo modo di raccontare?

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Gun in America

Il 21 Giugno 1968, Roy Lichtenstein raccontava l’America così dalla copertina di Time Magazine, con la pistola in pugno.

Nella sua simmetrica semplicità, la composizione inchioda l’occhio del lettore americano a guardare verso il centro, il nero della canna fumante, il fondo dell’abisso. E quando guardi nell’abisso, non puoi evitare che l’abisso guardi dentro di te.

La canna fumante è quella che, cinque anni prima, ha sparso il cervello di JFK sull’asfalto di Dallas. E’ quella che, tre mesi prima, ha strappato il reverendo King al sogno di un America più giusta.  E’ quella che, quindici giorni prima, ha ucciso Bob Kennedy a Los Angeles.

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Mi ritorni in mente

Ogni lettore di fumetti ne conterà a decine, di queste vignette straordinarie che abitò nella sua infanzia e in seno ai quali fece il suo nido (una vignetta è come una piccola casa), paralizzato dall’amore, dal terrore e dallo stupore.

E in seguito queste vignette saranno esse a ossessionarlo, a tornargli in mente, intatte, luminose e magiche.

Pierre Sterckx, Les cahiers de la bande dessinée

E’ la magia delle belle storie: restarci incollate addosso con un loro frammento, un loro singolo piccolo pezzetto che ci riporta al tutto, anche quando il tutto ci sembrava di averlo dimenticato.

Nelle poesie o nelle canzoni accade con i versi, nei linguaggi visivi accade con le immagini. E se nella fotografia o nella pittura, l’incanto appartiene all’opera nel suo complesso, è strano come nei linguaggi cosiddetti sequenziali (cinema, fumetto), una sola inquadratura, tra altre decine, crei la magia.

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Senza Pietà

E’ capitato a un  gourmet grafico sensibile come Gipi, con un‘illustrazione per Repubblica, di cucinare la Pietà di Michelangelo in salsa pop, rimpiazzando il Cristo con un più prosaico Uomo Ragno, salvo poi scoprire di aver citato, incosapevolmente un’opera altrui (Giuseppe Veneziano).

I dettagli li trovate in un bel post dello stesso Gipi, che approfitta dell’aneddoto per riflettere su creatività e originalità. La cosa curiosa è che questa dotta manipolazione ripercorre all’inverso la strada tracciata dagli stessi comics di supereroi, dove la Pietà michelangiolesca  già da tempo è diventata un cliche visivo e narrativo.

A memoria, la prima citazione la trovate in una saga del 1973 proprio di Spiderman. La morte della fidanzatina di Peter Parker, Gwen Stacy, segna il passaggio delle avventure dell’Arrampicamuri da solari a problematiche e termina (vignetta di fianco) con l’eroe che stringe la sua bella, ormai esanime, urlando tutto il suo dolore.

Ma se nella vicenda dell’Uomo Ragno, il rimando resta confinato a livello  plastico – forme, composizione, dinamiche –  nelle stagioni successive, abbiamo assistito a una autentica escalation figurativa: la Pietà è diventata l’effige monumentale della caduta di altrettanti superuomini. Continua a leggere Senza Pietà