Archivi tag: Autori

Se potessi cominciare a dire noi

Ci pensavo l’altro giorno, guardando quei ragazzi con le mani imbrattate di vernice e di speranza, protestare davanti alla sede del Partito Democratico a Roma.

Tra loro e la porta un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa.
Fuori dal PD per farsi ascoltare.

Fuori dal PD come insegnanti e precari in sciopero. Fuori dal PD come gli operai delle acciaierie che qualche mese fa si beccarono pure qualche manganellata. Fuori dal PD come tanti che fino a ieri il PD lo votavano pure e che ,  forse chissà hanno anche contribuito al mitico 40 % raccolto dai Democratici alle scorse Europee.E dentro al PD, chi resta?

Continua a leggere Se potessi cominciare a dire noi

La Befana Spaziale

Su quel pianeta la Befana
viaggia a cavallo di un razzo
a diciassette stadi,
e in ogni stadio

c’è un bell’armadio
zeppo di doni
e un robot elettronico
con gli indirizzi dei bambini buoni.
Anzi con gli indirizzi
di tutti i bambini, perché
ormai s’è capito
che di proprio cattivi non ce n’è.

Gianni Rodari

Gianni Rodari_la Befana Spaziale_ illustrazione di Lisa Ciccone

L’illustrazione di Lisa Ciccone fa parte di un progetto che trovate sul blog della disegnatrice.

Sono storie, lo sono sempre state.

…Pensa agli uomini delle caverne, che uscivano al mattino per andare a cacciare e poi tornavano dalla tribù e mettevano la carne sul fuoco, disegnavano sulle pareti, raccontavano una storia. E tutti quelli che erano attorno al fuoco si sedevano e ascoltavano la storia di come i cacciatori avevano ucciso il mammuth.

Sono storie, lo sono sempre state, che vengano da un televisore o da un vecchio seduto davanti al fuoco, che siano seriali o autoconclusive, che le inventi William Shakespeare o Stephen King.

Qualcuno disegnava sulle pareti, qualcuno scrive romanzi, noi due ci raccontiamo le nostre vite. Sono storie, e le persone le amano. E non cambierà mai.

Lo scrittore Don Winslow in una intervista davvero interessante

Michele, Nathan e i filosofi greci

…Arriva un punto, dopo un certo numero di anni, in cui il fumetto seriale è un moloch che rischia di divorarti.
Hai prodotto talmente tanto che ti sembra tutto uguale. Qualunque cosa ti ritrovi a scrivere, l’hai già scritta. Quindi, se tieni alla qualità del tuo lavoro, devi sorvegliarti.
Se invece pensi solo alla pagnotta, è un altro discorso. Nel nostro lavoro, più produci e più guadagni. Però, non nascondiamoci dietro un dito: se scrivi più di mille pagine all’anno, non stai scrivendo capolavori. C’è una bilancia che cerchi di tenere in equilibrio tra le tue esigenze economiche e la qualità del tuo lavoro.

Michele Medda, intervistato per Lo Spazio Bianco

Non capita tutti i giorni d’incontrare e intervistare uno dei propri autori preferiti, a me è accaduto qualche mese con Michele Medda, uno dei più bravi scrittori di fumetti italiani.

Mi dicono che ne sia venuta fuori una conversazione interessante sul fumetto e sul mestiere di sceneggiatore. Se così è, ovviamente, il merito è dell’intervistato.

L’intervista è online da qualche tempo su “Lo Spazio Bianco”: la prima parte la trovate qui. La seconda qui (ci trovate anche la spiegazione del curioso titolo di questo post).

La firma della storia

Storytelling by randis (devianart)Che ogni storia abbia un cantastorie alle spalle è ovvio, ma non è detto che la firma in calce al racconto o al quadro sia sempre leggibile.

Così, a millenni di distanza, continuiamo a  chiederci se sia davvero esistito un aedo cieco di nome Omero, o se il nobile bardo fosse un tale William Shakespeare.

Certo, l‘Iliade e Macbeth sono ancora qui con noi e tanto basta per l’umanità dei lettori.

Resta il fatto che, come avrebbe detto Trilussa, li “popoli ciovili” si danno delle regole e, per salvaguardare il credito di riconoscenza con i fabbricanti di storie, ci siamo inventati  il “diritto d’autore”. Che cambia di epoca in epoca, da paese a paese, con distinzioni non di poco conto.

Penso banalmente, alla grande scuola del fumetto disneyano in Italia.

Oggi ci sembra normale leggere i nomi di Tito Faraci, Giorgio Cavazzano e Silvia Ziche in calce alle storie. Eppure, solo trent’anni fa non era così, come hanno documentato in un bel saggio Fabio Gadducci e Mirko Tavosanis.

Oggi, la rivoluzione digitale offre tante opportunità  ed altrettante pericolose involuzioni. La vicenda che racconta il cartoonist Luca Giorgi in questo senso fa riflettere.

Immagino accada sempre più spesso, perché ormai nell’era dei socialcosi è fin troppo facile cedere alle lusinghe del “condividi”, senza indagare  troppo sulla provenienza dell’immagine. Non posso escludere di esserci cascato anch’io qualche volta.

Cosa vuoi che sia? Dirà qualcuno e, invece no: è importante. E non lo dico, in maniera egoistica, come autore iscritto alla SIAE, che ogni anno percepisce (sempre più sparuti) talleri per le storie scritte.

I talleri hanno un valore, ma ancora più valore ha il riconoscimento pubblico del proprio lavoro. E’ un fatto di dignità sociale, ancor prima che di civiltà legale.

Flettere i muscoli e poi inchinarsi al Ratto.

Tenevo corsi di Semiotica all’Istituto Europeo di Design da un paio d’anni, quando uno studente mi propose come testo d’analisi per la prova finale una tavola di Rat-Man.

Annuì e dissi: “d’accordo”. Anche se il mio giovane interlocutore colse da subito nel mio sguardo un ché di delusione. E c’era. Perché il ragazzo mi sembrava di quelli in gamba e io, all’epoca, devo essermi detto:

Ma come? Durante le lezioni parliamo di Umberto Eco, Caravaggio e Cartier-Bresson, certo anche Lorenzo Mattotti, e Frank Miller… Ma, insomma, Rat-Man, dai per cortesia.

A pensarci, è strano che uno cresciuto  considerando Frankestein Junior un capolavoro e rivendicando l’importanza culturale delle Parodie disneyane, poi storca la bocca di fronte all’antieroe di Leo Ortolani. Ma per me è stato così per molti anni.

Continua a leggere Flettere i muscoli e poi inchinarsi al Ratto.

Pikappa chi sei?

O chi eri, per la precisione.

Su Lo Spazio Bianco è già online, da qualche giorno, un lungo articolo dedicato a Paperinik, nella sua versione degli anni Novanta, quella in cui un manipolo di temerari (ma consapevoli) giovani autori Disney reinventò il personaggio, nato alla fine degli anni Sessanta come parodia del fumetto nero (Diabolik, Kriminal, etc.) in forma di autentico, e allo stesso tempo spassoso, supereroe contemporaneo.

Le serie dedicate a “Pikappa” rappresentano un riuscito tentativo di innovazione del fumetto italiano (e non solo disneyano). Per questo con Andrea Bramini ci è sembrato giusto riflettere sulle caratteristiche particolari di quel prodotto editoriale, approfittando della recente ristampa della Rizzoli/RCS.

E’ un articolo cui tengo parecchio, per vari motivi, e mi fa piacere che i primi riscontri siano tutti positivi.

La responsabilità dei cantastorie

Non so quanti abbiano letto la notizia a suo tempo. Personalmente, mi colpì mesi fa scoprire  che – a quanto riportato da illustri  quotidiani USA  – certi tizi in maschera e mantellina se andavano in giro nottetempo per le città americane, novelli Batman e Superman, a vigilare sull’incolumità dei loro concittadini.

Una storia surreale che, per paradosso, la vicenda del sedicente Joker stragista  riporta alla memoria.

Dal grottesco al tragico c’è un filo comune: nella testa di un idiota, un eroe e il suo antagonista non sono più personaggi di finzione ma modelli di vita per deliranti  fiabe esperienziali,  alimentate da chissà quali fantasmi privati.

Continua a leggere La responsabilità dei cantastorie