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The blogging dead

Qui una volta era tutta scrittura… Cinque anni fa, in alcuni momenti, arrivavo a postare anche una volta al giorno.

L’entusiasmo dei neofiti. Di sicuro era troppo, visto che il blog è sempre stato per me un semplice passatempo, ma certo fa impressione rispetto alla media attuale che ormai è diventata un post al mese se tutto va bene.

E questo la dice lunga su quanto sia cambiato il blog e quanto sia cambiata la mia vita in tutto questo tempo.

Un amico che di scrittura (e vita) se ne intende, mi aveva avvertito da subito alla nascita del pargolo:

vedrai… Altro che post-are, sarà già dura se riuscirai a tenere  gli occhi aperti dopo una certa ora.

Al resto, ci hanno pensato i ritmi lavorativi che, al rientro in Italia, sono cresciuti di pari passo alle responsabilità professionali.

La cosa sorprendente è che, mentre continuo a non scrivere ( o a scrivere altrove, come mi capita di fare per le cose fumettistiche su Lo Spazio Bianco), la stima per “SonoStorie” resiste grazie al già scritto.

Il ritmo delle visite e dei clic è, ovviamente, precipitato ma non quello degli attestati di stima che arrivano da persone che, in alcuni casi, non avrei potuto nemmeno immaginare potessero trovare interessanti le riflessioni fatte qui…

Non parliamo di platee oceaniche, d’altronde non ho mai avuto l’aspirazione (e mettiamoci pure il talento) per inseguirle. Ma lettori di qualità sì. Belle persone che ho avuto la fortuna “d’incontrare”  grazie a questo blog.

Ne faccio un piccolo vanto di questa modesta avventura di scrittura online. Ed è il motivo, perché a poco meno di un mese dal sesto giro di boa di “SonoStorie”, provo a ricominciare con una certa regolarità. Senza pretese perché parafrasando la saggia mamma di Forrest Gump:

Bloggare è uguale a una scatola di cioccolatini. Non sai mai quello che ti capita!

Quelli che aspettano Italia-Inghilterra

Il_secondo_tragico_Fantozzi_Italia-Inghilterra

Pelota.

Se non ne subite il fascino, saltate questo post.

Se invece siete appassionati, lo sapete che stasera faremo le due di notte.

Oh, Italia-Inghilterra, mica ciufoli.

C’è di mezzo la storia del calcio: le vittorie mitologiche a Uemblei per noi, l’incommensurabile spocchia di chi comunque ha inventato il gioco (i “bianchi maestri”) per loro.

Il resto lo dirà il campo come sempre e che siano gioie o amarezze alla fine, in questo momento prevale la gioia dell’aficionado. Quella sensazione di farfalle nello stomaco quando arrivano queste partite.

Roba che provano quelli che aspettano i Mondiali,  che è anche il titolo del mio primo post per il un blog collettivo (I mondiali come non li avete mai letti), con il quale seguiremo l’evento insieme ad altri amici di penna.

E per chi invece di fùtbol mastica poco, ricordo che ci sono anche due scene cult diversissime del nostro cinema, legate  a questo storico confronto.

L’attesa spasmodica del ragionier Ugo Fantozzi per il mitico confronto calcistico e l’amara passeggiata per Roma del del giudice Ugo Tognazzi  in In nome del popolo italiano, proprio mentre per le strade si festeggia una vittoria sulla perfida Albione.

Segnali di vita

Coff… Coff… Riapro la plancia di wordpress e  trovo polvere  ovunque.

Non c’è pagina di questo blog che non sia coperta dalle ragnatele e le bozze giacciono inermi nella soffitta delle storie incompiute.

Un assiduo lettore (bontà sua) mi ha addirittura inviato una mail preoccupata per avere notizie:

Tutto bene?

Sì, tutto bene. Ma va così al momento e non posso farci nulla.

Nel frattempo, qualche segnale di vita “sonostoriesca” arriva comunque:

– su Nuovoeutile.it questo piccolo blog si è conquistato una citazione di merito, ringrazio la redazione del magazine per l’attenzione ricevuta.

–  Su Lo Spazio Bianco è stata appena pubblicata la mia recensione del nuovo film di Capitan America e se, siete “steverogeriani” praticanti, magari può interessarvi.

A  presto  (spero).

Supertelebloggone (loffo) 2013

supertelebloggone copiaFine 2013, tempo di bilanci anche per questo piccolo blog.

Quest’anno c’è stata una grande moria di post.

Sintetizzerei in omaggio ai grandi Totò e Peppino: la sostanza è che è stato l’anno peggiore da quando ho iniziato a scrivere nel 2009, per quantità (e forse anche per qualità) del tempo dedicato a “sonostorie”.

I propositi periodici di rilancio ci sono stati ma, ogni volta, la vita è venuta a bussare sullo schermo del laptop per ricordarmi a chi dare la precedenza che si trattasse di gioie, doveri e, purtroppo, Dolore.

Vedremo nel 2014 cosa accadrà. Intanto ci si saluta così, con la tradizionale, vanagloriosa e superflua classifica ragionata dei 10 post più cliccati/”laikati”/”tuittati” e “socialcosati” di quest’annata loffa.

Buon’anno a chi passa da queste parti.

Le “mejo” storie 2013

New-Years-Baby-1937-Saturday-Evening-Post-J.C.-Leyendecker1)  Io sono qui Una modesta riflessione fatta a Luglio, tra cose della vita e aspirazioni politiche. Con il senno di poi, mi sento di dire comunque grazie a Pippo Civati e non solo per aver rilanciato questo post.

2) Fuori posto – Una splendida foto di Nina Leen per ragionare sulla tecnica narrativa del “pesce fuor d’acqua”.

3) Flettere i muscoli e poi inchinarsi al ratto – Di topi e mea culpa, perché Ortolani è grande e Ratman è il suo profeta.

4) Vieni avanti declino – Sui dot-cav-comm-prof-granmaestr… e sui  “lei non sa chi sono io…”  quando bisognerebbe rispondere “…No, non lo so e forse nemmeno tu…”

5) Paperino e il senso del lavoro – Il post del 1 maggio tra fumetto disneyano e dignità del lavoro, grazie a  quel grande studioso che è stato Omar Calabrese.

6) La mozzarella di bufala e la Stazione Spaziale – Per ricordarsi che non siamo solo spaghetti, mandolino e Armani.

7) Sense of wonder – Ovvero ciò che ci portiamo dietro da ogni esperienza autentica.

8) Lasciate ogni candeggina, o voi che entrateLa pubblicità regresso della vecchina emblema dell’immobilismo italiota

9) Nulla di semplice(come da sottotitolo del post…) di fumetti, letteratura e dintorni: perché anche gli chef  più scafati, a volte, sbagliano le dosi nelle ricette.

10) Storia della Mela Adolfa – Una illustrazione del bravissimo Emiliano Ponzi diventa l’occasione per riflettere su grafica, storie doppie  e dintorni.

Se una Domenica d’inverno un amico

ti segnala che Loredana Lipperini  – no dico, hai capito? Loredana Lipperini – nella sua rubrica “Internet Club”, sulle pagine culturali de La Repubblica,  ha parlato del tuo piccolo blog, all’inizio pensi a uno scherzo o qualcosa del genere.

Sono Storie su La Repubblica"Internet Club" di Loredana LipperiniPoi inizi a leggere e l’incredulità  si fa stupore. Diventa piacevole meraviglia e commozione quando leggi cose belle come questa:

 …non è così vero che la rete sia passata dalla grande conversazione alla grande promozione, o autopromozione se si preferisce. Basta avere la pazienza di cercare negli angoli nascosti, fra quei blog che non godono di risonanza e non si tuffano nelle polemiche, e magari non aggiornano neanche tutti i giorni.
Però, volendo pescare una buona lettura dalla calza della Befana, si possono trovare casi come quelli di sonostorie.wordpress.com: un piccolo blog, appunto, che si occupa molto di fumetti: «Ci sono storie di nessuno e, per questo, diventano di tutti», scrive il titolare nella filastrocca con cui illustra le proprie intenzioni…

E non sai più cosa dire, se non arrossire silenziosamente davanti allo schermo del tuo pc.

Come fai quando uno dei venticinque lettori di questo piccolo blog ti lascia un commento che migliora la giornata. Oppure quando il tuo scrittore preferito di fumetti, dopo aver letto un tuo pezzo, ti scrive una mail preziosa.  O quando il tuo studioso prediletto di comics, quello da cui hai cercato di imparare tutto e da cui non imparerai mai abbastanza, ti cita in un suo post.

Sono state  e sono tante le piccole, grandi,  gioie di blogger improvvisato, disordinato, fuori tempo massimo inevitabilmente. Ma se ti avessero detto che finivi sulle pagine culturali di Repubblica non ci avresti creduto. E pensi che “Sono Storie” sta diventando per te come la scatola di cioccolatini di Mamma Gump:

non sai mai quello che ti capita.

E’ questo il bello.

Libero hamburger in libero stato

Scusate, non è colpa mia. E’ un fatto anagrafico.

Sono cresciuto negli anni Ottanta. Avete presente?

Il Charro, i piumini della Moncler, gli Spandau Ballett, il Michael Jackson di Thriller, Dailan Dog, i fagioli della Carrà, il Ciao e il  della Piaggio, Pippo Baudo di sabato sera con Fantastico, Pippo Baudo di Domenica sera con Domenica In, Pippo Baudo tutti i cazzo di giorni della settimana a Febbraio con Sanremo, il ministro degli Esteri Gianni De Michelis che scrive la guida alle discoteche d’Italia, il Commodore 64, Taron e la pentola magica (della serie anche i geni della Disney a volte toppano), gli scudetti della Juve, le Coppe Italia della Roma, le storie a bivi di Topolino,  i Rayban di Tom Cruise in Top Gun, i Goonies, le mutande Lewis  di Michael J.Fox in Ritorno al futuro,  Madonna che a Torino dice “Sieeeti caldi?”

…E potrei continuare. Non so dire come sia sopravvissuto a tutto questo. Penso che sia stata fortuna. Però non è che fosse tutto da buttare e prima ancora che il vate intonasse Cosa resterà di questi anni Ottanta, io sapevo che una cosa buona quella stagione me l’aveva portata:  Hamburger  con le patatine.

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Il dovere del ricordo

…Mi sento in qualche modo obbligato a far conoscere alla gente cosa sia accaduto, ma non voglio andare oltre una descrizione lucida degli eventi e alcune brevi considerazioni. Ci sono molti dettagli che ho scelto di omettere.

Altri hanno scritto la loro esperienza di quanto hanno vissuto a Utøya. Anch’io ho voluto buttare giù la mia e “uscirne fuori”.
In parte, voglio scriverne perché non sono sicuro di ricordare in futuro tutti i dettagli, per quanto preferisca dimenticarli; in parte perché la gente me lo chiede ed è preferibile dare un link, piuttosto che ripetere e ripetere sempre lo stesso racconto.

Storia dei Giusti e degli Sbagliati

I Giusti fra le nazioni hanno parte nel mondo che viene.

Tosefta, Sanhedrin,13.

Com’è bella la storia  de I Giusti, raccontata nel Talmud di tradizione ebraica. Il mondo sussiste soltanto per merito delle loro azioni, uomini e donne che vivono tra noi, ignorandosi l’un l’altro come ricorda un celebre verso di Borges.

I Giusti sono il pilastro dell’universo e finché anche uno solo di loro calpesta questa Terra, praticando il bene, allora l’Umanità intera è salva.

Ho sempre trovato che questo racconto sappia infondere speranza, sia a chi crede profondamente in un qualche Dio, sia  a chi credelaicamente nella positività dell’esperienza umana. Continua a leggere Storia dei Giusti e degli Sbagliati