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…Che tu sei qui

O me, o vita! domande come queste mi perseguitano:
degli infinti cortei d’infedeli, di città gremite di stolti,
di me stesso sempre a biasimare me stesso, (perché chi più stolto di me, chi di me più infedele?)
di occhi che invano anelano la luce, del significato delle cose, della lotta che sempre si rinnova,
degli infelici risultati di tutto, delle sordide folle ansimanti che vedo attorno a me,
degli anni inutili e vacui degli altri, e di me intrecciato con gli altri,
la domanda, ahimè! così triste, ricorrente – Cosa vi è di buono in tutto questo, o me, o vita?

Risposta:  
Che tu sei qui – che la vita esiste, e l’identità.

Che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un verso.

Walt Whitman, “O Me! O Vita!”

(E poi, se avete tempo e non l’avete ancora fatto, ascoltatevi il suo discorso finale da Presidente).

L’avidità ha avvelenato i nostri cuori

Mi dispiace. Ma io non voglio fare l’imperatore. No, non è il mio mestiere. Non voglio governare, né conquistare nessuno; vorrei aiutare tutti se è possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi, esseri umani, dovremmo aiutarci sempre; dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro.
In questo mondo c’è posto per tutti: la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica.
Ma noi lo abbiamo dimenticato.
L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotto a passo d’oca a far le cose più abiette.
Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi; la macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l’abilità ci ha resi duri e cattivi.
Pensiamo troppo e sentiamo poco.
Più che macchinari, ci serve umanità.
Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza.
Senza queste qualità, la vita è violenza, e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti. La natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne , bambini disperati.
Vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente.
A coloro che mi odono, io dico: non disperate, l’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero. L’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano, l’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. E il potere che hanno tolto al popolo, ritornerà al popolo.
E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.
Soldati! Non cedete a dei bruti! Uomini che vi sfruttano! Che vi dicono come vivere! Cosa fare! Cosa dire! Cosa pensare! Che vi irreggimentano! Vi condizionano! Vi trattano come bestie! Non vi consegnate a questa gente senza un’anima!
Uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore.
Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini!
Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate coloro che odiano solo quelli che non hanno l’amore altrui.
Soldati! Non difendete la schiavitù! Ma la libertà!
Ricordate,
Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere: mentivano, non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. I dittatori forse son liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere! Eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza! Combattiamo per un mondo ragionevole; un mondo in cui la scienza e il progresso, diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!

Charlie Chaplin, Il grande dittatore – Discorso all’umanità

Governo al cioccolato, dolce e un pò salato

"Gelato Italia" Mauro Biani - Il Manifesto

E’ trascorso qualche giorno e, ormai, per i tempi dell’informazione e della politichetta è roba già vecchia.

Qui il riassunto, via storify, per chi si fosse perso qualche puntata, tra copertina dell’Economist, show in risposta del Presidente del Consiglio – con tanto di sponsor – e ironie varie sui social media.

A botta calda (e a gelato freddo), ho cercato di mordermi lingua e tastiera: in fondo i problemi sono altri.

Sì, appunto, i problemi sono altri. Ma, a pensarci bene, se il “il primo cittadino” del paese trova il tempo di sperperare una conferenza stampa nel cortile di Palazzo Chigi, per rispondere ad una vignetta caricaturale, forse i problemi sono anche nostri.

Ed a me resta il dubbio che la forma – a volte – sia sostanza. Che la civiltà di un paese non la misurano solo i punti del PIL o gli indici di Borsa,  ma nemmeno i numeri dello “Scer” in prima serata televisiva, i “laik” su Feisbuc o la quantità di “follouérs”.

Per anni ci siamo indignati – e a volte vergognati – di un premier che ci rappresentava nel mondo a barzellette e puttanate. Se ci fosse ancora lui a Palazzo Chigi, che cosa avremmo detto di una pantomima del genere? E cosa avremmo detto di un responsabile della Comunicazione del partito del premier che,  in risposta alle critiche, posta una roba così?

Nicodemo gelato

Vale la pena rifletterci, giusto per comprendere la qualità della storia politica che ci stanno raccontando da qualche tempo e che, sembra, dovremo sorbirci per almeno tre anni. Ah no, scusate, sono solo #1000giorni.

Domani

better_with_pippo

Allora, che dice Civati?

E’ la domanda che tutti mi fanno di più in queste settimane.  Come  se  fra  me e il candidato alla segreteria del PD ci fosse chissà che conoscenza approfondita. Per la verità, io “di persona personalmente” – come direbbe il Catarella di Camilleri – ho incontrato Civati una sola volta in  tutto questo tempo a una Festa democratica, in cui lo straordinario confronto tra noi è stato un “ciao”.

Ma sì, lo ammetto, negli ultimi mesi ho rotto parecchio le scatole su questa  storia delle Primarie democratiche agli amici sui socialcosi, a quelli che incontro nella vita di tutti i giorni,  a qualche collega nelle pause pranzo. Ho anche regalato l’ultimo libro del “Ciwati” nazionale  a destra e manca, come facevano certi giocatori brasiliani religiosi con le Bibbie prima delle partite….

Ora ci siamo.  Domani  si vota. E, allora, perdonatemi, se ancora per qualche ora continuerò a rompere.

A ripetere che che abbiamo l’occasione unica e rara di votare per un candidato che fa quello che dice. Che in questi mesi ha dimostrato, con i comportamenti,  una coerenza e un coraggio politico impressionante  a costo di inimicarsi i potenti di quel partito, che vuole rinnovare sul serio, non con slogan da Mulino Bianco anni Ottanta, buoni per tutte le stagioni.

L’unico nel PD che non ha grandi sponsor e “signori delle tessere” che lo sostengono, ma “solo” tante persone comuni, come gli piace dire:

nessuno dietro e molti davanti

Davanti, soprattutto, tanti ragazzi e ragazze di vent’anni. E’ questa la cosa impressionante, in-credibile per i tempi che viviamo e che sembrano distruggere ogni passione.

Pippo è riuscito a coinvolgerli perché ha mostrato a tutti, in termini di linguaggio e di idee, quanto questa battaglia appartenga più a loro che  non a persone come me e lui che abbiamo quarant’anni e che solo in un paese gerontocratico come questo possiamo ancora passare (inspiegabilmente) per “giovani”.

Invece, il presente e il futuro sono di questi uomini e donne che sono democratici per anagrafe, ancor prima che per statuto. Che non sono incattiviti come tanti di noi, fratelli maggiori, zii, padri  da vent’anni di delusioni progressiste. Loro che possono dirsi davvero essere “per” qualcosa, perché non sono abbarbicati all’essere “ex” qualcosa.

Loro, soprattutto,  che non si vergognano di usare con orgoglio, quella parola nuova e al tempo stesso antica, comunque bellissima che è “Sinistra”. Parola che è valore per quello che si porta dentro, anche se molti di noi hanno finito per dimenticarlo, contagiati dall’idiozia del berlusconismo.

Ecco, domani,  #civado a votare insieme a questi ragazzi. Per il loro futuro, per quello della cucciola di Civati e del mio cucciolo.

Lo so che, dopo tante batoste e amarezze – comprese quelle che ci sta dando il governo Lettalfano – , la tentazione di arrendersi al “Tanto è tutto inutile. Tanto sono tutti uguali.” c’è ed è forte. Ma se stavolta fosse davvero diverso?

Se stavolta avessimo trovato, non solo la persona “giusta”, ma la generazione giusta e il modo giusto per cambiare?

Perché non provarci?

(l’immagine arriva da qui).

 

 

A poor lonesome cowboy

Lucky Luke - Goscinny e MorrisAvete  presente quella scena, tipica dei vecchi Western, alla Mezzogiorno di Fuoco per intenderci, in cui il protagonista, isolato da tutti, decide di andare incontro al pericolo?

Nei racconti di Hollywood, di solito, la scelta audace al limite dell’autolesionismo paga comunque e il nostro eroe – come lo Shane de Il cavaliere della valle solitaria  o il Lucky Luke dei fumetti – alla fine sconfigge il prepotente di turno.

Nella vita reale, lo sappiamo, le cose vanno diversamente. La maggior parte di noi, se obbligata a scegliere tra ciò che sente giusto e ciò che invece  la comunità  approva (lavoro, amicizie, famiglia etc.), quasi sempre finisce per optare per la seconda possibilità.

Non credo che si possa risolvere tutto (e solo) in termini di “mancanza di coraggio”. Aldilà delle convenienze, aldilà degli egoismi, dovremmo riconoscere che c’è, profondo e legittimo, il bisogno intimo di sentirsi accettati dai nostri simili.

Forse per questo, quando c’imbattiamo nella scelta particolarmente coraggiosa di qualcuno, fuori dagli schemi, finiamo per viverla e valutarla sul crinale incerto tra ammirazione e incredulità, sul confine contraddittorio che separa i giganti dai mulini a vento, i torti dalle ragioni, l’idealità dalla concretezza.

Tutto questo per dire, senza alcuna volontà di convincere i miei venticinque lettori di alcunché, che ho vissuto con una certa positiva incredulità la battaglia condotta da Pippo Civati in sostanziale solitudine nel Partito Democratico, per dire no al “Governissimo”.

Lungi da me, l’idea di definirlo un eroe, in un contesto da operetta come quello della politica italiana. Trovo solo che inseguire un’idea diversa, dalla melassa informe del “volemose bene” attuale, altrettanto insensata della lotta tra “Don Camilli e Pepponi” propinataci nell’ultimo ventennio, non fosse facile e forse nemmeno conveniente per la sua carriera.

Civati ha deciso di farlo comunque  e mi sembra una bella storia in un panorama fin troppo deprimente.

civa_stain

Io sono fedele solo al Sogno

Captain_America_Born_Again_MillerA quanti, in queste, ore, mi chiedono come mi sento da Democratico , di fronte allo sfacelo  in Parlamento, mi viene assurdamente da rispondere con le parole di un fumetto (tanto per cambiare).

Guardo i notabili del partito distruggere quel che di buono  l’Ulivo, e lo stesso Pd all’esordio, avevano fatto,  offrendo la speranza di un cambiamento possibile, il sogno di un domani migliore per questo sciagurato paese,  e penso che non ce lo meritiamo.

Parlo dei tanti che in questa storia hanno creduto e credono. Parlo dei tanti che non si vogliono arrendere all’egoismo sociale di questa destra becera, alla demagogia dilagante di vecchi e nuovi populisti.

Lo scrive benissimo oggi su La Stampa, Mario Calabresi:

Probabilmente questa mattina le persone che sorridono sotto i baffi per le disgrazie del Pd e di Bersani sono maggioranza nel Paese, ma se alzassero gli occhi vedrebbero un cumulo diffuso di macerie da cui è difficile immaginare come ricostruire. Se non passa di moda in fretta il gusto di sfasciare e non ci liberiamo dall’idea che sia necessario avere sempre un nemico da eliminare, o a cui dare la colpa, rassegniamoci a uno spettacolare declino.

E, ripeto, sembrerà assurdo ma le parole migliori per commentare tutto questo mi sembrano quelle di un personaggio dei fumetti.  E’  il Capitan America di Frank Miller  e David Mazzuchelli in Born Again, che al militare che gli chiede per amor  di patria di tacere sulle pratiche vergognose della CIA e del governo, risponde prendendo in mano un lembo di bandiera:

…Generale, io sono fedele solo al sogno.

Ecco, penso che , in giorni sfigati come questi, bisogna ripartire da lì, dal Sogno.