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O’, appi daIS!

Il problema non è Renzi in quanto Renzi. Ma la generazione di cui Renzi fa parte e che, ormai da qualche anno, si è prima candidata e, poi, ha assunto la guida del paese con esiti disastrosi. Mi dispiace ammetterlo, perché è la mia generazione. Ma se riusciamo a farci rappresentare solo da Renzi, Salvini, Meloni & co. un motivo deve esserci.

Nanni Moretti additando i limiti della generazione precedente ( la sua, quella di D’Alema, Veltroni, etc.) diceva che era tutta colpa di “Happy Days” che li aveva segnati in negativo, assuefatti a una visione del mondo posticcia e inconsistente. Noi forse ce la dovremmo prendere con “Top Gun”, “Rocky IV” e i fratelli Vanzina. Con Miwa che lanciava i componenti, con la vecchietta che sbagliava sempre candeggio, con Goldrake e Lupin III…

Non lo so ma è un fatto, che chiunque di quella generazione oggi si trovi in posti di comando, piccoli o grandi che siano, quasi sempre si dimostra inadeguato. E l’unica cosa dignitosa, forse, sarebbe farsi da parte: accettare di aver già fallito e passare la mano. Ma dubito che qualcuno di loro, qualcuno di noi, troverà mai questo coraggio. Per cui continueranno, anzi continueremo, a far danni per almeno un altro decennio, temo, finché qualcuno non sentirà il bisogno di rottamarci.

Enrico Berlinguer: per Ieri, ovvero per Domani

Il problema che dobbiamo porre a noi stessi e a tutti è come si possono affrontare contraddizioni che rasentano ormai l’assurdità – tra abissi di miseria e culmini di ricchezza, tra spreco degli armamenti e bisogni elementari insoddisfatti, tra potenzialità del sapere e meschinità della conduzione politica senza porsi l’obiettivo di una trasformazione degli attuali sistemi di rapporti tra gli uomini e di una guida più razionale e più democratica dei processi economici e sociali sul piano nazionale, europeo e mondiale.

Enrico Berlinguer che ci lasciava l’11 giugno di molti anni fa ma le cui parole sembrano scritte Ieri, anzi Domani.

 

(Il discorso completo qui)

 

10 anni in 6 minuti

“Ci sono voluti 7 mesi per arrivare su Marte, ci sono voluti 10 anni di lavoro e tutto accadrà in 6 minuti…”

Quasi un anno fa quando lo intervistammo uno dei miei colleghi che ha progettato la missione usò più o meno queste parole per descrivere ExoMars.

Ormai ci siamo. Fra poche ore, arriveranno i fatidici minuti della fase “Entry, Descent and Landing” e sapremo se, per la 1° volta nella Storia, una sonda europea toccherà il suolo del “Pianeta Rosso”

Non posso fare a meno di pensare che dietro questa grande sfida spaziale c’è il lavoro decennale di tante persone che conosco, che so quanta passione ci hanno messo, ci mettono ogni giorno. E, curioso a dirsi, i 10 anni della missione corrispondono ai miei 10 anni in quest’azienda, modesto scriba chiamato a raccontare il lavoro di chi progetta e realizza macchine tanto meravigliose, di chi affronta sfide così incredibili.

Qualche giorno fa, quando il Presidente del Consiglio è venuto a trovarci ha detto di sentirsi orgoglioso di quanto visto nei nostri laboratori. Era stato con noi circa un’ora e si era sentito così. E noi che in quest’azienda ci trascorriamo giorni, mesi, anni, come facciamo a non sentirci almeno un poco orgogliosi in queste ore?

Aspettando quei 6  minuti che sono decisivi certo, fondamentali per la Storia. Ma intanto ci sono le storie fondamentali per noi di questi 10 anni di lavoro, 10 anni spesi per arrivare su Marte. Dieci anni per sentirsi orgogliosi di esserci lassù.

Governo al cioccolato, dolce e un pò salato

"Gelato Italia" Mauro Biani - Il Manifesto

E’ trascorso qualche giorno e, ormai, per i tempi dell’informazione e della politichetta è roba già vecchia.

Qui il riassunto, via storify, per chi si fosse perso qualche puntata, tra copertina dell’Economist, show in risposta del Presidente del Consiglio – con tanto di sponsor – e ironie varie sui social media.

A botta calda (e a gelato freddo), ho cercato di mordermi lingua e tastiera: in fondo i problemi sono altri.

Sì, appunto, i problemi sono altri. Ma, a pensarci bene, se il “il primo cittadino” del paese trova il tempo di sperperare una conferenza stampa nel cortile di Palazzo Chigi, per rispondere ad una vignetta caricaturale, forse i problemi sono anche nostri.

Ed a me resta il dubbio che la forma – a volte – sia sostanza. Che la civiltà di un paese non la misurano solo i punti del PIL o gli indici di Borsa,  ma nemmeno i numeri dello “Scer” in prima serata televisiva, i “laik” su Feisbuc o la quantità di “follouérs”.

Per anni ci siamo indignati – e a volte vergognati – di un premier che ci rappresentava nel mondo a barzellette e puttanate. Se ci fosse ancora lui a Palazzo Chigi, che cosa avremmo detto di una pantomima del genere? E cosa avremmo detto di un responsabile della Comunicazione del partito del premier che,  in risposta alle critiche, posta una roba così?

Nicodemo gelato

Vale la pena rifletterci, giusto per comprendere la qualità della storia politica che ci stanno raccontando da qualche tempo e che, sembra, dovremo sorbirci per almeno tre anni. Ah no, scusate, sono solo #1000giorni.

Pretendere la Luna

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45 anni fa, il primo uomo sulla Luna.
La Luna: un sogno a occhi aperti che, ogni sera, ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte all’universo…
La Luna: sinonimo di traguardo superiore… Irraggiungibile.

cosa vuoi la Luna?

Vecchio adagio di chi ama ricordarci i nostri limiti.
Eppure, per fortuna, c’è anche chi ci ricorda – di tanto in tanto – che i sogni sono lì per essere realizzati.  Che la Luna, per quanto i professionisti della mediocrità sociale e civica di questo  Paese vogliano convincerci del contrario, possiamo volerla, addirittura pretenderla con il talento e la passione.
Vale per Neil Armstrong, primo uomo a toccare il suolo lunare. E vale per ciascuno di noi in fondo.

Ci pensavo ieri, rivedendo il corto della Pixar candidato all’Oscar nel 2012. L’ha scritto e diretto un italiano, Enrico Casarosa, emigrato allamerica a vent’anni (qui la storia) per fare uno di quei mestieri “impossibili” in un paese come il nostro.
E che parla, forse non a caso, di un viaggio sulla Luna.
il corto “La luna”

Quelli che aspettano Italia-Inghilterra

Il_secondo_tragico_Fantozzi_Italia-Inghilterra

Pelota.

Se non ne subite il fascino, saltate questo post.

Se invece siete appassionati, lo sapete che stasera faremo le due di notte.

Oh, Italia-Inghilterra, mica ciufoli.

C’è di mezzo la storia del calcio: le vittorie mitologiche a Uemblei per noi, l’incommensurabile spocchia di chi comunque ha inventato il gioco (i “bianchi maestri”) per loro.

Il resto lo dirà il campo come sempre e che siano gioie o amarezze alla fine, in questo momento prevale la gioia dell’aficionado. Quella sensazione di farfalle nello stomaco quando arrivano queste partite.

Roba che provano quelli che aspettano i Mondiali,  che è anche il titolo del mio primo post per il un blog collettivo (I mondiali come non li avete mai letti), con il quale seguiremo l’evento insieme ad altri amici di penna.

E per chi invece di fùtbol mastica poco, ricordo che ci sono anche due scene cult diversissime del nostro cinema, legate  a questo storico confronto.

L’attesa spasmodica del ragionier Ugo Fantozzi per il mitico confronto calcistico e l’amara passeggiata per Roma del del giudice Ugo Tognazzi  in In nome del popolo italiano, proprio mentre per le strade si festeggia una vittoria sulla perfida Albione.

Ci basterebbe un sorriso per un abbraccio di un’ora

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Ricordo poco di quel giorno di trent’anni fa, a parte la commozione di mio nonno davanti al televisore.

Berlinguer l’ho scoperto con il tempo:  la biografia, il percorso, le idee.

Anzi più il tempo passa, più la sua visione delle cose mi sembra importante.

So di far parte di una minoranza . Per i più è roba da libri di storia: un poco prima dei Dinosauri e poco dopo i Sumeri, non di tanto però.

C’è quest’ansia di nuovismo perpetuo che ha contagiato tutti, da destra a sinistra, dalla politica alla cultura.

Questo miraggio del “fare” – anche se si capisce mai il “cosa” – che divora qualsiasi necessità di riflessione. Come se la nostra convivenza civile potesse essere ridotta ad una memoria RAM da ripulire ogni 5 minuti.

Ma poi scorri i titoli di un quotidiano online in queste ore: dalla vicenda della Guardia di Finanza,  agli appalti dell’Expo di Milano, alle mazzette di Venezia, agli affari delle banche…  E ti rendi conto che la “questione morale”, che denunciava lui, brucia ancora sulla nostra pelle.

Guardi come viene gestito il paese, in qualsiasi campo, a qualsiasi livello,  sempre sul crinale dell’emergenza, sempre sul twitt del last minute… E capisci quanto avremmo bisogno, invece, di una classe dirigente che sapesse ragionare in termini di “pensieri lunghi”, come sosteneva lui.

Ascolti le parole dei capipopolo del momento, l’inflazione di egoismi sociali e vaffanculo senza costrutto che ci sommerge… E rimpiangi quell’uomo schivo che ponderava ogni espressione, che comunicava col silenzio.

Altro che preistoria. Altro che passato. Berlinguer, i suoi ideali, sono da qualche parte nel domani, in un tempo migliore per cui continuare a lottare.