Archivi tag: juventus

Il bicchiere mezzo (bianco)nero

Stasera la mia adorata Juve ha perso l’imbattibilità dopo 49 risultati utili consecutivi.

Un piccolo record negli annuari pallonari. Ha scelto il posto peggiore per farlo: il nostro magnifico Juventus Stadium, dove ancora non avevamo conosciuto l’onta della sconfitta.

Ed ha scelto l’avversario peggiore per farlo: l’Inter. Gli avversari storici. Gli avversari più antipatici. Che è come, per capirci, vedere Tex Willer perdere con Mephisto. Paperone con Rockerduck. Il congiuntivo con Aldo Biscardi.

Continua a leggere Il bicchiere mezzo (bianco)nero

Che poi sarebbe bastata quella sigletta

Quel canto, mezzo gregoriano e mezzo pallonaro, per sentirci di nuovo a casa.

E, invece dopo la sigletta, ci si è messo di mezzo un partitone.

Uno di quei match che risvegliano l’aficionado de la pelota che hai nel corazon, anche se a certe cose non credi più.  Anche se, campionato dopo campionato, scandalo dopo scandalo, zolla dopo zolla, quel senso di gioia infantile che il “mercoledì di coppa” ti regalava un tempo si sta affievolendo.

Inutile nasconderselo, la magia fatica a sopravvivere, ma per fortuna i bravi prestigiatori come Quagliarella continuano ad  alimentare l’illusionismo.

La fuga dei Verratti

Oggi inizia il campionato di calcio. E inizia senza gli ultimi (o quasi) campionissimi che fino a ieri vi giocavano: Ibrahimovic, Thiago Silva, Lavezzi. Uno sceicco ha fatto

 Ce l’ho , ce l’ho…mi ma manca, mi manca

 E se li è comprati tutti per il suo club parigino. Il demone della crisi economica ha sputtanato ormai da tempo anche l’italico Dio Pallone. Buffo: a farne le spese in primis è proprio il club dell’ex premier, quello che la crisi non riusciva a vederla, nemmeno quando ce l’aveva sotto gli occhi perché  tanto

i ristoranti sono sempre pieni.

 Chissà forse lo sono ancora, di certo si sono svuotati gli spogliatoi delle squadre di calcio del bel(sì,sì,certo)paese. Una volta  erano i nostri cummenda con le fabbrichete  a fare incetta di campioni all’estero, ora  siamo diventati noi l’outlet   di riferimento per i petrol-dollari di  miliardari arabi e russi.  

Partono i fuoriclasse di oggi e anche quelli di domani. Lo sceicco di cui sopra ha pensato bene di portare a Parigi anche il giovane Marco Verratti, affermatosi nel Pescara la scorsa stagione. Anni venti, piedi buoni, grande visione di gioco,  (dicono) il nuovo Pirlo. Lo volevano la Juve, l’Inter, la Roma, ma nessuno era disposto a pagarlo quelle cifre principesche.

 La sua vicenda, per quanto infiorettata da paccate di euro, mi sembra parente ricca di quelle sempre più comuni di tanti giovani italiani che, nella ricerca, nella cultura, nelle professioni, scelgono di diventare emigranti due punto zero con il tablet di cartone per inseguire una speranza di vita decente, lontano da questo logorato stivale.

Nel calcio, come diceva il grande Osvaldo Soriano, si pensa coi piedi e quella di Verratti, per quanto suoni paradossale, è l’ennesima storia di “cervelli in fuga” raccontata da un paese, sempre più povero di opportunità oltre che di sghei. Bon courage monsieur Verratti, anzi Verrattì.

E poi ti racconterò di lui

Sai, cucciolo, quando sarai più grande è possibile che ti chieda perché il papà ogni tanto, guardando la tivvù o ascoltando la radio, strabuzzi gli occhi,  cacci urlacci  di dolore o sfoggi sorrisi da miracolato.

Spiegarti cosa vuol dire tifare sarebbe complicato.

Preferirei che tu lo scoprissi da solo, come è accaduto a me  tanti anni fa, quando scelsi una squadra con la maglia a righe bianche e nere che giocava allostadioComunalediTorino.

All’epoca allostadioComunalediTorino era per  me un posto mitico, imprecisato nel cosmo, come la Stella di Vega.

Vivevo in una famiglia di atei del Dio Pallone. Fui folgorato da una parata di Dino Zoff e scelsi, semplicemente, la squadra per cui giocava il portierone della Nazionale.

Non so se avrai la stessa libertà. Non so se resisterò ancora per molto alla tentazione di regalarti  una magliettina bianconera numerodieci a misura di lillipuziano.

Numerodieci perché con quella maglia ho visto giocare tanti grandi campioni: Boniperti, Platini, Baggio e un ragazzo che entrò in campo, un giorno, diciannove anni fa.

Continua a leggere E poi ti racconterò di lui

Crederci ancora

Qui bisogna lottare sempre e quando sembra che tutto sia perduto crederci ancora, la Juve non si arrende mai.

Omar Sivori

Il tifoso Hyde ha taciuto per mesi qui sul blog, nonostante ci sarebbe anche uno spazio apposito per i suoi svirgolati sfoghi.

Lo sportivo Jeckyll  l’ha tenuto a bada, confinandolo nelle discussioni con i colleghi alla macchinetta del caffé, nelle urla sul divano durante le partite alla tivvù, negli accaniti dibattiti tecnico/tattici via “scaip” con il Gaucho dall’altra parte del mondo…

Ovviamente non era per spirito decoubertiano, ma per semplice scaramanzia.

Questa mattina il tifoso Hyde e lo sportivo Jekyll si sono recati di mattina presto all’edicola più vicina e, insieme, hanno fatto incetta di quotidiani sportivi. Come facevano da bambini per ogni Scudetto.

Il primo come l’ultimo: in fondo ha ragione Civati dipende come uno li conta.

Perché Hyde e Jeckyll tengono per la Juve, comunque vada.

Chi va piano

Se una squadra di calcio riesce a rimanere in cima alla classifica, dopo aver infilato l’ennesimo pareggio di fila, è la conferma della mediocrità del campionato non dei meriti della squadra.

Che, poi, noi juventini ci fossimo abituati così male negli ultimi anni, che perfino questa squadra grintosa ci sembra oggi una roba di lusso, beh questo anche è un dato di fatto.

Ammesso che la Domenica non porti novità, si sta sulle classifiche come sugli alberi le foglie, respirando il profumo dell’ottimismo, anche se  la vecia siura  ormai è come la tartaruga del poeta Bruno Lauzi.

Continua a leggere Chi va piano

Storia del Pistocchi club

Ieri dopo un sacco di tempo, ho rivisto i soci fondatori del Pistocchi club.

Senza farla troppo lunga e sfrugugliare il grande Capo indiano Estiqatsi che è in voi, diciamola così: il Pistocchi club è una P4 juventina, dove la P sta per “Pallonofili a oltranza”.

All’epoca in cui l’accolita è nata, eravamo studenti universitari senz’arte nè parte. Anzi una parte l’avevamo: era quella dei tifosi sfegatati della Juventus, cascasse il mondo.

Poi il mondo calcistico c’è cascato addosso sul serio : in un momento siamo passati dalle stelle (della Ciampions lighe) alle stalle (con rispetto parlando, della seriebì).

Per uno strano scherzo del destino, l’amarezza pallonara ha coinciso con la diaspora biografica del gruppo. Dispersi, tra domicili sempre più lontani, tra storie di vita che – vuoi per un motivo, vuoi per un altro – ci hanno portato in giro per il mondo.

Continua a leggere Storia del Pistocchi club