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Ai poster l’ardua sentenza

Ieri sera, ascoltando Matteo Renzi dire di come a 16 anni avesse staccato tristemente il poster di Baggio dalla parete della cameretta, il giorno in cui il Divin codino passò alla Juve, non ho potuto fare a meno di pensare a come è strano il mondo. Mentre lui staccava, io e il Gaucho appendevamo felici il nostro con la nuova maglia.

E’ il calcio, è il campanile ma non dovrebbe essere, per esempio, la politica. Almeno per un progressista che va alla ricerca di quella felicità bella se condivisa di cui cantava Gaber

E invece il giorno dopo il confronto televisivo delle Primarie PD, in giro leggo solo commenti da fan:

“Quello è stato più bravo… Quell’altro non sa comunicare… Quell’altro ancora è troppo vecchio…”

Come se alla fine stessimo parlando ancora di poster da appendere nelle camerette e non della ricerca di un leader autentico per il più grande partito del centrosinistra italiano.

Il confronto – a mio avviso – non è stato granché, ma alla fine mi chiedo: è un limite solo dei tre davanti alla telecamera, o anche nostro come Generazione, come Comunità, come Paese?

Governo al cioccolato, dolce e un pò salato

"Gelato Italia" Mauro Biani - Il Manifesto

E’ trascorso qualche giorno e, ormai, per i tempi dell’informazione e della politichetta è roba già vecchia.

Qui il riassunto, via storify, per chi si fosse perso qualche puntata, tra copertina dell’Economist, show in risposta del Presidente del Consiglio – con tanto di sponsor – e ironie varie sui social media.

A botta calda (e a gelato freddo), ho cercato di mordermi lingua e tastiera: in fondo i problemi sono altri.

Sì, appunto, i problemi sono altri. Ma, a pensarci bene, se il “il primo cittadino” del paese trova il tempo di sperperare una conferenza stampa nel cortile di Palazzo Chigi, per rispondere ad una vignetta caricaturale, forse i problemi sono anche nostri.

Ed a me resta il dubbio che la forma – a volte – sia sostanza. Che la civiltà di un paese non la misurano solo i punti del PIL o gli indici di Borsa,  ma nemmeno i numeri dello “Scer” in prima serata televisiva, i “laik” su Feisbuc o la quantità di “follouérs”.

Per anni ci siamo indignati – e a volte vergognati – di un premier che ci rappresentava nel mondo a barzellette e puttanate. Se ci fosse ancora lui a Palazzo Chigi, che cosa avremmo detto di una pantomima del genere? E cosa avremmo detto di un responsabile della Comunicazione del partito del premier che,  in risposta alle critiche, posta una roba così?

Nicodemo gelato

Vale la pena rifletterci, giusto per comprendere la qualità della storia politica che ci stanno raccontando da qualche tempo e che, sembra, dovremo sorbirci per almeno tre anni. Ah no, scusate, sono solo #1000giorni.

Renzi e il Grande Cocomero

Ogni Halloween, Linus van Pelt aspetta l’avvento del Grande Cocomero, ovvero  the Great Pumpkin che arrivi a portare regali ai bambini buoni durante la notte.

Ogni 31 ottobre,  l’attesa si rivela inutile e Linus, che nelle sue veglie coinvolge Charlie Brown & co, si ritrova deriso e solo, a sperare nell’halloween successivo.

E’ una delle sottotrame cicliche, irresistibili,  dei Peanuts, le cui vicende seguono il flusso periodico, feste comprese, delle stagioni. Forse proprio per questo andamento calendaristico, le loro strip   riescono in maniera così poetica a rendere il senso del tempo che scorre.

Nell’attesa infinita del Grande cocomero, c’è tutto: da Il deserto dei Tartari ad Aspettando Godot. C’è soprattutto la messa in scena del sentimento struggente dell’aspettare qualcosa che anima il significato di qualsiasi felicità umana, dall’infanzia in poi.

Magari, lo troverete incongruo, ma l’altra sera ascoltando Matteo Renzi narrare la sua “sfida politica” al Centro-sinistra ed al paese, mi è sembrato aleggiare sulla convention di Firenze, lo spirito del Grande Cocomero.

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C’eravamo tanto (rott)Amati

Questo giovanotto ci vuole rottamare tutti quanti. Io credo però che ci vorrebbe più senso della misura.

Massimo D’Alema su Matteo Renzi

Da noi è tutto alla rovescia: i dirigenti politici si fanno le fondazioni, scrivono libri, danno consigli ma rimangono lì, sempre, tenacemente abbarbicati allo strapuntino della seggiola. Non si schiodano, guai a chi li tocca. Si cambiano i partiti, si cambia il nome dei partiti, ma i leaders sono gli stessi, con le solite facce, le solite idee, il solito linguaggio.

Matteo Renzi su Massimo D’Alema, Veltroni e tutti gli altri

E’ bello il clima amichevole che si respira nel PD. Detto questo, secondo me Renzi – nonostante le sue ambiguità – ha ragione e D’Alema ormai sembra De Niro in  quel celebre film.