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Ave Tex, morituri te salutant!

Per chi ama Tex Willer, è sempre curioso leggere le cronache degli sceneggiatori. Qualche giorno fa, Michele Medda raccontava sul suo blog dell’esordio texiano e delle difficoltà di trovare una trama originale per un personaggio (il più longevo del fumetto nostrano) con centinaia di storie alle spalle.

Tito Faraci, invece,  ha confessato di lasciare ogni tanto per strada, o meglio per canyon, qualche bandito…

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Medda touch

Apprendo che il premio di Lucca Comics, come miglior sceneggiatore di fumetti, quest’anno è andato a Michele Medda per la serie Caravan e trovo che sia una scelta azzeccatissima.

Le storie di Michele mi regalano spesso emozioni che (pochi) altri grandi scrittori di fumetti come Giancarlo Berardi o romanzieri come Ed McBain sanno darmi…  C’è sempre, nel suo stile di storyteller, una “generosità” narrativa profonda, per cui tutti i personaggi – dal protagonista al comprimario – sono raccontati con la stessa passione, indipendentemente dal fatto che restino sulla scena per poche vignette o per albi interi. Questo fa si che il mondo raccontato risulti sempre credibile, tridimensionale, vivo. Una sorta di inconfondibile “tocco” che attraversa una produzione  lunga vent’anni (da Nathan Never a Dylan Dog, da Nick Raider a  Kylion…), e che in Caravan mi sembra toccare alcuni vertici, come ho già scritto.

Complimenti a Michele e a tutto lo staff di Caravan per questo riconoscimento meritato.

Lector in scatola

La pagina di un fumetto somiglia, per certi aspetti, al gioco delle scatole cinesi: una scatola più grande (la tavola o pagina) che ne contiene altre più piccole (le vignette).

La taglia della scatola grande può variare, così come la disposizione delle scatolette al suo interno. Ci sono autori (Jacobs, Hergè,  Schultz) che prediligono un rigido ordine della “gabbia”, ovvero la struttura compositiva della pagina, ed altri che fanno di ogni eccezione grafica una regola (McCay, Eisner, etc.).

Sul blog di Caravan, Michele Medda (l’autore/sceneggiatore della serie) ha avviato una interessante discussione sulla gabbia dei fumetti Bonelliani. Una riflessione cui penso di aver contribuito (in modesta parte s’intende!) con un precedente post, raccogliendo anche il parere di Michele.

Tanto per cambiare, mi trovo d’accordo con Michele quando afferma che – in definitiva – al di là delle differenze tecniche la forza del fumetto rimane nel contenuto, piuttosto che nella taglia delle vignette. Però è altrettanto vero che, se guardiamo alla storia del medium, ci rendiamo conto che la sovrapposizione fra genere e formato rappresenta una costante.

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Il fascino discreto del disegno bonelliano

Michele Medda, sceneggiatore della serie Caravan (su cui ho già scritto qui), sostiene oggi ,con un pò di rammarico, che lettori e critici si concentrano di solito sugli aspetti narrativi dei fumetti seriali, trascurando l’apporto fondamentale del disegnatore e le logiche  seriali del prodotto.

Condivido molte delle cose scritte da Michele ma, nell’occasione, credo si possa fare anche qualche considerazione interessante sulle particolarità dello stile grafico delle serie bonelliane.
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In viaggio con la carovana

…E tutto il mondo sembra ridotto a quel pezzetto di asfalto davanti a noi, illuminato dai fari. Ridotto alla distanza tra noi e il veicolo che ci precede.

L’ultima vignetta di pagina 3 fa scattare un brivido lungo la schiena. Ma tutto l’incipit di questo terzo episodio di “Caravan” è magistrale.  Lezione di sceneggiatura, come sempre, quando alla “regia” di un fumetto c’è Michele Medda.

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