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…Che tu sei qui

O me, o vita! domande come queste mi perseguitano:
degli infinti cortei d’infedeli, di città gremite di stolti,
di me stesso sempre a biasimare me stesso, (perché chi più stolto di me, chi di me più infedele?)
di occhi che invano anelano la luce, del significato delle cose, della lotta che sempre si rinnova,
degli infelici risultati di tutto, delle sordide folle ansimanti che vedo attorno a me,
degli anni inutili e vacui degli altri, e di me intrecciato con gli altri,
la domanda, ahimè! così triste, ricorrente – Cosa vi è di buono in tutto questo, o me, o vita?

Risposta:  
Che tu sei qui – che la vita esiste, e l’identità.

Che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un verso.

Walt Whitman, “O Me! O Vita!”

(E poi, se avete tempo e non l’avete ancora fatto, ascoltatevi il suo discorso finale da Presidente).

Obama: last (president) christmas

Malia e Sasha erano piccole, piccole. Michelle aveva il volto molto più giovane e riposato. Barack… Non ne parliamo nemmeno.

8 Natali alla Casa Bianca: guardi le christmas card della famiglia Obama  e ti rendi conto di quanto tempo sia passato. Per loro, per l’America, per il mondo.

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Quanto tempo… Perfino per te che, in fin dei conti, hai poco da spartire con questa bella famigliola americana, ma che hai “adottato” questo Presidente come se fosse il tuo. Che, in questi anni, hai gioito delle sue vittorie e condiviso le sue amarezze, manco abitassi nel Wisconsin o nel Tennessee. Con una certezza:

Obama ha cambiato tutto.

Sì, certo: in termini politici è un giudizio partigiano e parziale che in tanti, da destra e da sinistra potrebbero contestare. Ma in termini di comunicazione, di storytelling pubblico, di immaginario collettivo, non hai dubbi.  E hai provato a spiegarlo (qui e qui).

A ogni “ultimo Natale“, guardando queste foto di famiglia, ti sei ritrovato a pensare che quel qualcuno speciale cui consegnare il proprio cuore (politicamente)  della celebre hit degli Wham non potesse che essere lui.

E, stavolta che davvero si celebra il suo ultimo Natale da Presidente, c’hai un magone che manco quando togli la Stella dall’albero il 7 gennaio.

Non sappiamo cosa ci si riserva il futuro… Beh certo le premesse sono quelle che sono…

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Quei geni comici del  Saturday Night Live hanno provato a immaginare in un devastante rap anni Novanta cosa rischiamo di perdere, quando Barack e Michelle faranno le valigie. Un malinconico e imperdibile

Jingle Barack

 [Intro: Kenan Thompson, Chance The Rapper]
Yeah, it’s been a dope 8 years but now we got 1 last Christmas with Barack Obama. So, if we going out, we going out with a bang

Let’s get holly and jolly, shall we?

[Verse 1: Kenan Thompson, Chance The Rapper]
It’s December 24th in the U.S.A
And the party’s going down in a major way
The DJ is bumping, crazy snow outside
There’s eggnog and chicken and turkey and fries
We still got Barack, so you know what that means
We shooting some hoops in high waist jeans
So ‘tis the season, let’s spread some cheer
It’s the last Christmas with Barack still here

[Chorus: Kenan Thompson]
The last Christmas
Barack’s still here

[Verse 2: Kenan Thompson, Chance The Rapper]
Hey, kids enjoy the presents while you can
‘Cause next year you might get a bomb from Iran
Look man, we got birth control under the tree
And we’re stuffing every stocking with legal weed
Hey Eric, Hey Mike, get married tonight
Real quick, let in every immigrant in sight
So go nuts before the North Pole disappears
This is the last Christmas before Trump next year

[Chorus: Kenan Thompson and Chance the Rapper]
The last Christmas
Barack’s still here

[Bridge: Kenan Thompson, Chance The Rappe]
The last Christmas
Before Trump next year

Oh snap, even Jesus is getting down

Dang, Jesus, I didn’t know you was a Democrat

[Verse 3: Chance The Rapper]
This year I bought four Christmas trees
Stockpiled all the Home Alone DVDs
I got batteries, canned food, everything I need
There will probably never be another Christmas Eve
Been drinking eggnog like I don’t care
I’m-a hurt myself before we lose ObamaCare
Say goodbye to Barack, say goodbye December
For a new holiday called Regular Winter

[Verse 4: Chance the Rapper, Darryl McDaniels]
Even Kanye is endorsing him
Got Obama back smoking Newports again
Left the cookies, last will and testament
For the first maybe last black president
I’m decked out in Santa gear from head to toe
Then I noticed Papa wasn’t in his festive clothes
I said, ‘Dad, what’s wrong?’
And he said back, ‘Never trust a white dude wearin’ no red hat.’

[Chorus: Kenan Thompson, Chance The Rapper and Darryl McDaniels]
The last Christmas
Barack’s still here
The last Christmas before Trump next year

[Verse 5: Leslie Jones]
Here I go, here I go, here I go again
Girls, what’s my weakness? Joe Biden
He makes me feel funny in my Christmas wreath
With his aviator shades and his big ass teeth
Wanna take a freaky ride with Amtrak Joe
We could share ice cream under mistletoe
So Joe, snuggle up for a four year nap
And I’ll tell you what I want while I sit on your lap

[Outro: Chance The Rapper]
Jingle bell, Jingle bell, Jingle Barack
I do the Jingle Barack
Last Christmas with Obama
So hug your baby mama
And do the Jingle Barack

Jingle bell, Jingle bell, Jingle Barack
I do the Jingle Barack
Last Christmas with Obama
So hug your baby mama
Might be the very very last Christmas

Con gli occhi chiusi

Lunedì scorso l’inaugurazione ufficiale della seconda Presidenza Obama.

Tra le tante foto che raccontano questa storia quella di fianco (un clic per ingrandire) di Kevin Lamarque mi ha colpito particolarmente.

Kevin Lamarque Inagural Ball Rose Gennaio 2013

Lo scatto riguarda la serata di gala, il ballo presidenziale che ha concluso la lunga giornata di Barack Obama, dopo il bagno di folla per il giuramento tradizionale.

Che lo staff del Presidente sappia sfruttare al massimo il carisma pop del personaggio è un fatto acquisito e rappresenta uno dei punti di forza della comunicazione obamiana.  Qui, ciò che sorprende di un ritratto, all’apparenza scontato, è la prospettiva della storia. Il punto di vista adottato non appartiene al Presidente ma alla

First Lady

Ad un primo impatto figurativo, è il suo viso sereno, emozionato, assorto a conquistare l’attenzione dello spettatore. E’ il racconto pubblico di  una dimensione privata e intima: una donna innamorata del suo uomo. Che sia anche l’uomo di Stato più potente del pianeta, sembra quasi passare in secondo piano, così come la scritta alle spalle della coppia. Dovrebbe ricordarci l’occasione storica in cui è stata scattata ma appare sfocata, ininfluente.

Per un momento davanti all’obiettivo del fotografo, scompaiono il Presidente e la First Lady. Restano solo Barack e Michelle, l’uno per l’altro.

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Un fremito nella voce

La prima volta che ho ascoltato Barack Obama è stato nel 2004 su iutub

Allora Obama era ben lontano dalla Presidenza, e perfino dalle Primarie del 2007.

Ciò che mi ha colpito, fin dall’inizio, è la forza  comunicativa del narratore, del fabbricante di storie.

Voi mi direte: bella forza con con quel popò di staff di esperti che si porterà dietro.

Ma il discorso è diverso. La forza di cui parlo è un’impronta di autenticità che viene prima della cornice  che abili press agent, ispirati ghost writer o sensazionali imagemaker possono appiccicarti addosso.

Appartiene a qualcosa che hai dentro. Che ti permette di guardare negli occhi una persona, ancora prima che una  telecamera, e fargli arrivare quello che pensi. Quello in cui credi. Quello che emoziona te, ancor prima degli altri.

Guardate, per esempio, l’ultimo spot  per la corsa alle rielezioni presidenziali. Sui contenuti politici lascio la parola all’esperto Francesco Costa.

Ciò che, personalmente, mi dà i brividi  è un passaggio in cui la voce, nonostante sia tutto preparato, registrato, codificato, “aftereffectato”, ha una leggera flessione.

Ecco in quella flessione c’è quello che nessun esperto di comunicazione, nemmeno il più bravo, potrà mai fornire a un politico. In quella flessione c’è un  pirata di sei anni con la benda sull’occhio che ora fa il Presidente degli Stati Uniti. In quella flessione c’è Barack Obama.

Primus inter pares

Se vi capita, guardatevi la galleria di foto sul sito della Casa Bianca, che raccontano la stagione complicata di Barack Obama e dell’America nell’epoca della sua bancarotta tecnica.

E’ la storia difficile di un uomo chiamato a prendere decisioni difficili.

La cosa interessante è come la raccontano i fotografi in questi ritratti.

Figurativamente, il Presidente è sempre ripreso in maniche di camicia, seduto o persino di spalle. L’espressione assorta, carica del peso del momento, tuttavia mai affranta o doma.

In alcune foto c’è il fedele “Sancho Panza” vice presidenziale, John Biden, ad assisterlo, persino quasi a sovrastarlo paternamente, a confortarlo dall’alto della sua lunga esperienza politica.

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Ahio

Nella notte (italiana), le elezioni di midterm negli Stati Uniti, hanno liquidato i primi due anni di Obama alla Casa Bianca, con una batosta per il partito Democratico.

Ci sono diversi modi di leggere la storia di questa colossale sconfitta (sul Post una prima analisi) e  il proseguio della presidenza Obama.

Personalmente, ho trovato amaramente divertente la vignetta del cartoonist Daryl Cagle (cliccare per vedere più grande).

Oby Brown e i Teanuts

Sabato, abbiamo tutti celebrato – come meritavano – i sessant’anni dei Peanuts. Fra i molti omaggi alla celeberrima serie di Charles Schultz, mi ha colpito la curiosa riscrittura del cartoonist Ward Sutton, sulle pagine del Boston Globe.

Sutton, insomma, ha rivisitato la prima striscia originale del 1950, in cui compariva “il bambino dalla testa tonda”, collegandola all’attualità politica americana, in particolare allo scontro che ha tenuto banco in questi mesi tra la Presidenza democratica di Barack  Obama e l’ultra-destra repubblicana dei Tea Party.

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