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“Ci sono cose che pensi di non poter fare, ma a volte devi solo provarci…”

Forse sarà che sto invecchiando.
Ma io a una roba enorme come “Luca” riesco a perdonare persino qualche minuscolo limite che, da “ex cartoonaro”, magari intravedo pure.
Forse sarà che di fronte alla storia umana e professionale di uno come Enrico Casarosa, la commozione è tale e tanta da superare tutto il resto.
Forse sarà che ho amato così tanto il suo corto “La Luna”, che questo lungometraggio mi sembra la giusta evoluzione di quel discorso.
Forse sarà semplicemente, che come sempre accade, “Luca” mi ha toccato perché stasera io e la mia famiglia avevamo bisogno di una storia così.
Così leggera e profonda, da tenere insieme Fellini e Collodi, Miyazaki e Calvino, così autenticamente “Pixar inspired”, eppure anche così assolutamente “nostra”..

Pretendere la Luna

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45 anni fa, il primo uomo sulla Luna.
La Luna: un sogno a occhi aperti che, ogni sera, ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte all’universo…
La Luna: sinonimo di traguardo superiore… Irraggiungibile.

cosa vuoi la Luna?

Vecchio adagio di chi ama ricordarci i nostri limiti.
Eppure, per fortuna, c’è anche chi ci ricorda – di tanto in tanto – che i sogni sono lì per essere realizzati.  Che la Luna, per quanto i professionisti della mediocrità sociale e civica di questo  Paese vogliano convincerci del contrario, possiamo volerla, addirittura pretenderla con il talento e la passione.
Vale per Neil Armstrong, primo uomo a toccare il suolo lunare. E vale per ciascuno di noi in fondo.

Ci pensavo ieri, rivedendo il corto della Pixar candidato all’Oscar nel 2012. L’ha scritto e diretto un italiano, Enrico Casarosa, emigrato allamerica a vent’anni (qui la storia) per fare uno di quei mestieri “impossibili” in un paese come il nostro.
E che parla, forse non a caso, di un viaggio sulla Luna.
il corto “La luna”

Cars, o del tempo ritrovato

Che Cars, film di animazione della Pixar del 2006, fosse un gioiello cinematografico, ne avevo avuto la sensazione già la prima volta che lo vidi in dvd anni fa.

Ma in queste ultime settimane Cucciolo, che ha appena scoperto la magia delle storie, ci ha costretto a vederlo e rivederlo così tante volte che ho ho smesso di contarle.

E’ un’esperienza straniante, a metà strada tra i supplizi di Arancia Meccanica  e le delizie di un cineforum anni 70. E vi assicuro che la pellicola animata di John  Lasseter e Joe Ranft, non sfigurerebbe in una rassegna cinefila di classe.

Nonostante conosca ormai alla perfezione  ogni singolo momento del racconto, quello che mi incanta ogni volta è la qualità e l’intensità della scrittura.

Cars appartiene al quel club ristretto di meccanismi a orologeria emozionale hollywoodiana in cui persino le cosiddette “scene di servizio”, funzionali a portare avanti la trama, sono nobilitate da trovate di sceneggiatura semplicemente sublimi.

 Ma al di là di ogni tecnicismo drammaturgico, la sostanza è che le auto umanizzate del film, con i loro sogni e le loro paure,  stanno al mondo contemporaneo come gli animali fiabeschi di Esopo stavano a quello antico. 

Cars  conquista perché è un  commovente apologo, in perfetto stile Disney-Pixar, sul sentimento della nostalgia e sul valore  dell’esperienza. Una riflessione sul bisogno profondo che tutti, prima o poi nella vita, sentiamo di “perderci per ritrovarci”.